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Fondazioni e trasparenza: solo 8 su 108 pubblicano i finanziamenti

Il voto in Commissione fa slittare al 2021 l'applicazione delle nuove norme di trasparenza per il finanziamento alla politica da parte delle fondazioni

Come riportato nel dossier di Transparency International Italia Partiti e Fondazioni, sono pochissime le fondazioni che rendono note le fonti delle proprie entrate (solo 8 sulle 108 analizzate) e l’intero sistema di finanziamento si muove in un ambito di scarsissima trasparenza.

“Apprendiamo con stupore e disappunto che un emendamento approvato in sede di Commissione Finanze della Camera bloccherà fino al 2021 l’applicazione dei nuovi obblighi di trasparenza per le fondazioni, introdotti dalla legge cosiddetta Spazza Corrotti. La ratio di questo emendamento è che i soggetti sottoposti ai nuovi obblighi sarebbero troppi per poter consentire alla Commissione Vigilante di espletare il proprio lavoro” – lo dichiara il Presidente di Transparency International Italia, Virginio Carnevali.

“Non possiamo però pensare – continua il Presidente – che la miglior soluzione ad un problema già da tempo conosciuto sia la posticipazione della soluzione stessa. Il tema del finanziamento alla politica è cruciale e dibattuto, in Italia come in tutti i paesi democratici. Alla mia organizzazione non interessata se i soldi ai partiti arrivano da fonti pubbliche o private, ma che arrivino in maniera trasparente e tracciabile. In particolare stupisce il voto del M5S il cui Ministro Bonafede ha fortemente voluto questa stessa norma”.

Transparency International Italia ha da poco lanciato la piattaforma soldiepolitica.it per permettere ai cittadini di monitorare e tracciare i finanziamenti alla politica. Nei prossimi mesi le informazioni presenti saranno integrate proprio con quelle relative alle fondazioni, ma questo rinvio della legge potrebbe rendere tutto il lavoro finora fatto inutile.

L’utilizzo delle fondazioni per raccogliere finanziamenti politici è doppiamente pericoloso, in assenza di precisi obblighi di trasparenza e rendicontazione – sottolinea il direttore Davide Del Monte -, prima di tutto perché permette di superare i limiti di finanziamento disposti dalla legge, alterando la competizione elettorale; secondo, perché svuota di fatto i partiti del loro compito principale, ovvero delineare dei programmi politici e raccogliere fondi per realizzarli vincendo le elezioni”.