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200 lavoratori a rischio, si apre anche la vertenza Auchan-Conad a Parco Leonardo

Il passaggio da Auchan a Conad avrebbe dovuto essere un rilancio, E invece... L'8 dicembre presidio in via del Perugino 26, a Parco Leonardo, dalle 9.30 alle 13.

Fiumicino – Un presidio per chiedere garanzie sui posti di lavoro dell’Ipermercato Auchan è stato organizzato per l’8 dicembre in via del Perugino 26, a Parco Leonardo, dalle 9.30 alle 13.

Sotto i riflettori il passaggio a Conad, inizialmente salutato positivamente, con l’idea del ritorno in mano italiana di un grande asset commerciale.

Ma le prospettive non sembrerebbero siano poi così rosee, anzi, sul piano della salvaguardia occupazionale e dei diritti connessi al lavoro. La questione societaria, poi, risulta piuttosto complessa, al punto da aver fatto ipotizzare l’ombra di una speculazione finanziaria.

L‘ipermercato Auchan di Fiumicino, insieme ad altri circa 300 punti vendita in tutta Italia (tra ipermercati e supermercati Auchan,Sma,e Simply) è stato acquisito a fine luglio da Conad, attraverso una ‘cessione di quote aziendali’.

“Tra maggio e giugno – spiega una fonte sindacale – malgrado i ripetuti incontri al Mise richiesti dalle organizzazioni sindacali, le informazioni che Conad ha fornito sul piano industriale che volevano attuare, e quindi anche sul destino di più di 18.000 lavoratori, sono state quasi nulle.

Quello che di fatto si è limitata a fare – spiegano i sindacati – è stato costituire una società “contenitore” denominata Bdc (che per il 51% è da far risalire a Conad e per il restante 49% facente capo alla Wrm group), dove ha fatto confluire tutti i punti vendita acquisiti, e che aveva il solo obiettivo di risanare le criticità e i conti economici dei vari punti vendita, prima di passarli alla rete Conad vera e propria.

Tale ‘transizione’, per loro stessa affermazione, avrebbe dovuto prevedere un arco di tempo di 3 anni.

Di contro,  i referenti di Conad, ad ognuno di questi incontri, si sono rifiutati di sottoscrivere anche solo una delle essenziali garanzie (in termini di salvaguardia occupazionale e qualità del lavoro) che le organizzazioni sindacali hanno messo sul tavolo.

La direzione che invece Conad ha tenuto – è sempre la posizione dei sindacati – è stata invece diametralmente opposta, e cioè tesa ad una frammentazione dell’azienda, che sottraesse unitarietà e potere contrattuale al corpo dei lavoratori.

Prima ha dichiarato un primo lotto di punti vendita con i requisiti per poter già passare alla loro rete (quelli più redditizi), poi ha cambiato la ragione sociale dell’azienda ex-Auchan in ‘Margherita Distribuzione’ (e questo proprio alla vigilia del 30 ottobre,data in cui si sarebbe svolto l’ennesimo incontro al Mise); poi,il 15 ottobre, con un preavviso di solo un giorno, ha convocato i sindacati per dichiarare loro l’apertura in termini di legge di un “Protocollo per gravi crisi aziendali”, con il quale pone al riparo l’attuazione di strumenti come l’apertura di procedure di mobilità e di altri strumenti di ammortizzazione sociale, dichiarando un numero di esuberi che potrebbe superare i 6.000 lavoratori.

In parole povere, rischia il posto un lavoratore su tre, “dando un drastico giro di vite all’arco temporale della transizione – dicono i sindacati – proprio in virtù delle suddette gravi condizioni, passando dagli iniziali 3 anni previsti alla prospettiva che tutto dovrà concludersi entro 2020.

Ad oggi la situazione e che solo quei 109 punti vendita (più un altro limitato numero dichiarato il 15) passeranno alla rete Conad, sui quali comunque verranno operati ingenti tagli al personale.

Di tutti gli altri, tra cui Auchan di Parco Leonardo, si sa solo che stanno trattando la cessione ad altri operatori “primari” del settore, ma nulla si sa su chi siano tali operatori, e ancor meno quali siano le azioni che questi avranno poi intenzione di attuare.

“Quello che noi vogliamo denunciare è la rilevanza enorme di tutto questo, e le sue possibili devastanti ripercussioni su occupazione e diritto al lavoro nell’area di Fiumicino, dove coinvolte sono circa 200 famiglie.

Di fatto, si sta profilando la più grande vertenza tutta italiana.