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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

In piazza San Pietro la benedizione dei bambinelli, il Papa: il Natale non è una fiaba

Il Pontefice: "Bisogna prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano - "L’Avvento è tempo di grazia. Ci dice che non basta credere in Dio: è necessario ogni giorno purificare la nostra fede. Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta".

A poco più di una settimana dal Natale, come da tradizione, Papa Francesco benedice i bambinelli che saranno posti nei presepi. A migliaia, grandi e piccini, provenienti da ogni angolo di Roma, si sono dati appuntamento in piazza San Pietro per partecipare al rito che conclude la preghiera dell'Angelus.

Affacciandosi dal Palazzo Apostolico, il Pontefice ricorda che la domenica odierna, la terza d'Avvento, è detta domenica “della gioia”. E questo perché il Vangelo "ci invita da una parte alla gioia, e dall’altra alla consapevolezza che l’esistenza include anche momenti di dubbio, nei quali si fa fatica a credere".

Gioia e dubbio sono entrambe esperienze che fanno parte della nostra vita.

Dubbio e gioia

Beroglio fa notare la contrapposizione tra la prima lettura, dove il profeta Isaia invita a rallegrarsi, al dubbio espresso da Giovanni Battista nel Vangelo (cfr. Mt 11,3).

"In effetti - spiega il Papa -, il profeta vede al di là della situazione: egli ha davanti a sé gente scoraggiata. È la stessa realtà che in ogni tempo mette alla prova la fede. Ma l’uomo di Dio guarda oltre, perché lo Spirito Santo fa sentire al suo cuore la potenza della sua promessa".

In questa prospettiva "tutto si trasforma: il deserto fiorisce, la consolazione e la gioia si impadroniscono degli smarriti di cuore, lo zoppo, il cieco, il muto sono risanati". E questo, sottolinea il Papa, "è ciò che si realizza con Gesù".

Riconoscere Dio

Tale descrizione, prosegue il Santo Padre, "ci mostra che la salvezza avvolge tutto l’uomo e lo rigenera. Ma questa nuova nascita, con la gioia che l’accompagna, sempre presuppone un morire a noi stessi e al peccato che è in noi".

Da qui, prosegue, "deriva il richiamo alla conversione, che è alla base della predicazione sia del Battista sia di Gesù". In realtà, sottolinea, "si tratta di convertire l’idea che abbiamo di Dio. E il tempo dell’Avvento ci stimola a questo proprio con l’interrogativo che Giovanni Battista pone a Gesù: 'Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?'".

Pensiamo: per tutta la vita Giovanni ha atteso il Messia; il suo stile di vita, il suo stesso corpo è plasmato da questa attesa. Anche per questo Gesù lo elogia. Eppure, anche lui ha dovuto convertirsi a Gesù. Come Giovanni, anche noi siamo chiamati a riconoscere il volto che Dio ha scelto di assumere in Gesù Cristo, umile e misericordioso.

Un tempo di grazia

In altre parole, conclude il Papa, "l’Avvento è tempo di grazia. Ci dice che non basta credere in Dio: è necessario ogni giorno purificare la nostra fede".

Poi, un monito: "Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta. Il Bambino che giace nel presepe ha il volto dei nostri fratelli e sorelle più bisognosi, che sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi".

La benedizione dei bambinelli

Il Papa saluta quindi i tanti ragazzi che riempiono la piazza con le statuine di Gesù Bambino: "Grazie per essere venuti, alzate le statuine! Le benedico di cuore".

E mentre le benedice, ricorda le parole della sua lettera apostolica Admirabile signum: "Il presepe è come un Vangelo vivo. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Gesù, Dio, Colui che si è fatto uomo per incontrare ognuno di noi. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui"

Infine, l'immancabile saluto: "A tutti auguro una buona domenica e una buona Novena del Natale. Voi ragazzi portate i bambinelli per il presepe e per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci".

(Il Faro online)