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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Santo Stefano, il Papa: “Né potere o ricchezze, la vera gloria è fatta di amore e donazione di sé”

Il Pontefice: "Le comunità cristiane non devono seguire la logica mondana, non devono mettono al centro sé stesse o la propria immagine, ma unicamente la gloria di Dio e il bene della gente, specialmente dei piccoli e dei poveri"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – Guardando l’esempio di Santo Stefano “impariamo che la gloria del Cielo, quella che dura per la vita eterna, non è fatta di ricchezze e potere, ma di amore e donazione di sé“.

Così Papa Francesco ricorda la figura del primo martire cristiano, che la Chiesa ricorda all’indomani del Natale. “Questa memoria del primo cristiano ucciso per la fede potrebbe apparire fuori luogo”, dice il Pontefice affacciandosi in piazza San Pietro per la preghiera dell’Angelus.

“Tuttavia – spiega -, proprio nella prospettiva della fede, l’odierna celebrazione si pone in sintonia con il vero significato del Natale. Nel martirio di Stefano, infatti, la violenza è sconfitta dall’amore, la morte dalla vita: egli, nell’ora della testimonianza suprema, contempla i cieli aperti e dona ai persecutori il suo perdono”.

Stefano, fa notare il Pontefice, “ha saputo narrare Gesù con le parole, e soprattutto con la sua vita“. Alla scuola del primo martire, prosegue Bergoglio, “anche noi fissiamo lo sguardo su Gesù”. per “poter rendere ragione della speranza che ci è stata donata (cfr 1Pt 3,15), attraverso le sfide e le prove che dobbiamo affrontare quotidianamente”.

Per noi cristiani, il cielo non è più lontano, separato dalla terra: in Gesù, il Cielo è disceso sulla terra. E grazie a Lui, con la forza dello Spirito Santo, noi possiamo assumere tutto ciò che umano e orientarlo verso il Cielo. Così che la prima testimonianza sia proprio il nostro modo di essere umani, uno stile di vita plasmato secondo Gesù: mite e coraggioso, umile e nobile, non violento.

La testimonianza di Santo Stefano, aggiunge il Papa, “culminata nel martirio, è fonte di ispirazione per il rinnovamento delle nostre comunità cristiane“. Esse, infatti, “sono chiamate a diventare sempre più missionarie, tutte protese all’evangelizzazione, decise a raggiungere gli uomini e le donne nelle periferie esistenziali e geografiche, dove più c’è sete di speranza e di salvezza”.

E avverte: “Comunità che non seguono la logica mondana, che non mettono al centro sé stesse, la propria immagine, ma unicamente la gloria di Dio e il bene della gente, specialmente dei piccoli e dei poveri“.

Infine, il pensiero di Papa Francesco va a tutti i martiri “di ieri e di oggi”. E oggi, aggiunge il Pontefice a braccio, “sono tanti!”. Da qui la preghiera affinché questi esempi “ci aiutino a vivere questo tempo di Natale fissando lo sguardo su Gesù, per diventare ogni giorno più simili a Lui”.

Dopo la benedizione, il Santo Padre prega per le Filippine, colpite da tifone Phanfone: “Prego per le numerose vittime, per i feriti e per le loro famiglie. Invito tutti a recitare con me l’Ave Maria per questo popolo al quale voglio tanto bene”.

Poi, l’immancabile saluto: “Buona festa di Santo Stefano. Per favore, continuate a pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”

(Il Faro online)