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Prosecco, Spumante o Champagne: quale bollicina scegliere per festeggiare l’arrivo del 2020?

Conoscere le differenze per la scelta della bottiglia perfetta da stappare la notte di San Silvestro, per accogliere con gusto e brio l’arrivo del nuovo anno

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A cura di: ILARIA CASTODEI

Brindare con il giusto prodotto e augurarsi un felice e proficuo anno nuovo non sempre è semplice e fra i tanti ottimi vini italiani a volte si fa un po’ di confusione.

Quindi facciamo chiarezza tra le differenze delle bollicine più amate dagli italiani durante le ricorrenze natalizie, e in particolar modo nel veglione di Capodanno; a farla da padrone sono senza dubbio lo spumante e il prosecco. Qual’è la differenza tra i due colossi delle feste più desiderati nel mondo? Non tutti la conoscono.

Il prosecco: un vino unico, ma non chiamatelo solo spumante!

Il prosecco è uno vino bianco DOC (fascetta azzurra) e DOCG (fascetta marrone) prodotto da un vitigno specifico, il glera, e nasce in una zona del Veneto e Friuli-Venezia Giulia tra le Dolomiti e il mar Adriatico grazie alla particolare interazione tra clima, suolo, tradizione vinicola e tecnica affinata. Sono accettati nel DOC blend con Verdiso, Pinot bianco, grigio o nero ma la base deve essere composta in maggioranza da glera, in un territorio tra Conegliano, Valdobbiadene, Colli Asolani ecc.., mentre nel Prosecco Superiore DOCG la produzione è limitata in un’area ancora più ristretta tra i comuni di Conegliano e Valdobbiadene.

Il prosecco pare sia esistito già all’epoca degli antichi romani, ma fu verso la fine dell’Ottocento che, grazie alla spumantizzazione, è divenuto come oggi lo si conosce. E’prodotto esclusivamente con il metodo Martinotti o Charmat che consiste in una vinificazione classica in bianco per poi procedere con la seconda fermentazione in autoclave, che caratterizza la spumantizzazione. E’ un vino dal colore giallo paglierino brillante con perlage fine e persistente, caratterizzato da profumi di fiori bianchi, mela e pera. Al gusto si presenta fresco, elegante con moderata alcolicità. Il Prosecco non può definirsi solo spumante ma può distinguersi, in base al processo produttivo a cui viene sottoposto, in vino spumante, vino frizzante e vino fermo o “tranquillo”. La differenza la si trova nella pressione a cui è sottoposto il prodotto in bottiglia e alla presenza o meno della seconda fermentazione. Quindi, in realtà, non tutti i tipi di prosecco possono definirsi spumante.

Il prosecco “tranquillo” è un vino fermo che si presta perfettamente come vino da antipasti o da primi leggeri, grazie al suo gusto morbido e fresco, caratterizzato da piacevoli note fruttate; proprio perchè fermo, è un vino normale, non soggetto a rifermentazione.

Il prosecco frizzante è accomunato al prosecco spumante per la presenza delle bollicine, perciò soggetti a rifermentazione che permette la formazione delle tanto amate bollicine (anidride carbonica) e che aumenta un po’ il grado alcolico; mentre se ne differenzia per la pressione in bottiglia che per lo spumante è maggiore (6 atm, mentre 3 atm per il frizzante) e caratterizza una spuma più accentuata all’apertura. Ecco spiegata anche la fisica del classico e immancabile botto allo stappare della bottiglia.

In molti pensano che prosecco sia esclusivamente uno spumante brut, intendendo un vino secco, ma in base al residuo zuccherino in genere il prosecco viene commercializzato nelle categorie brut, extra dry o dry secondo una scala di valori specifica di seguito elencata anche per gli spumanti. Il prosecco si abbina da sempre ai piatti della grande tradizione gastronomica italiana e il suo carattere versatile lo rende perfetto per l’esplorazione di nuovi orizzonti gastronomici della cucina internazionale. Grazie alla moderata alcolicità si presta ad aperitivi, pasti, brindisi, a momenti di ritrovo e festeggiamenti.

Oggi è la bollicina più bevuta in Italia e la più esportata nel mondo. Il suo fatturato negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente ed è divenuto l’ennesimo orgoglio del made in Italy a livello planetario.

Lo spumante: la spuma che fa festa

Si può definire spumante un vino dalla produzione di spuma dovuta alla presenza di anidrite carbonica, prodotto in qualsiasi zona italiana tramite il metodo charmat, con rifermentazione in autoclave (questo metodo dà vita a spumanti più fruttati e aromatici), oppure quello classico o champenoise, con rifermentazione in bottiglia (per spumanti più strutturati e corposi). Lo spumante, a differenza del prosecco, può essere prodotto in diverse aree geografiche e da differenti tipi di uve (Chardonnay, Pinot, ecc…).

In particolare gli spumanti possono regalare diverse sensazioni al palato in base alla classificazione del residuo zuccherino nelle seguenti categorie:
• Pas dosé, estremamente secco (con un residuo zuccherino minore di 3 gr/lt)
• Extra brut (residuo zuccherino tra 0 e 6 gr/lt)
• Brut, cioè secco (residuo zuccherino inferiore ai 12 gr/lt)
• Extra dry (residuo zuccherino tra i 12 e i 17 gr/lt)
• Dry, lievemente dolce (residuo zuccherino tra i 17 e i 32 gr/lt)
• Demi sec (residuo zuccherino tra i 33 e i 50 gr/lt)
• Dolce (> 50 gr/lt)

Lo spumante è una categoria allargata che comprende tutte le tipologie di vini spumantizzati, compreso il Prosecco spumante. Comprende una sostanziosa fetta delle bollicine vendute in Italia con una discreta esportazione. Nell’immaginario comune della tradizione italiana lo spumante è senza dubbio il sinonimo di festa!

I termini dei vini spumanti

Molto spesso si sente il termine “millesimato” in prosecchi o spumanti, ma cosa significa? Si intende una produzione con vini di una singola annata, denominata millesimo (dal francese millèsime = annata); più precisamente quando il vino è prodotto con almeno l’85% di uve vendemmiate nello stesso anno.

Cuvèe invece è un termine che identifica un prodotto proveniente dall’assemblaggio di diversi vini di vigneti, uve e annate diverse. Cuvèe, dal latino “cupa”, che era la botte per contenere diverse miscele. Mentre il prosecco è quasi esclusivamente millesimato, lo spumante può essere sia millesimato che cuvèe.

Prosecco vs Champagne

La produzione del prosecco con il metodo Charmat (o Martinotti) è piuttosto rapida e permette di ottenere uno spumante in pochi mesi. Proprio questa rapidità è uno dei punti di forza, sotto il profilo commerciale, che ha reso possibile il sorpasso a livello mondiale, in termini di bottiglie vendute, del prosecco sullo champagne (dall’omonima regione francese).

Quest’ultimo, infatti, è sottoposto ad un procedimento produttivo più lento e cioè il metodo classico (o champenoise), precedentemente descritto. Per questa ragione, e non per la sua fama di essere un prodotto di lusso e festa in tutto il mondo, lo champagne ha sempre un costo di gran lunga maggiore rispetto a quello del prosecco; infatti l’elaborata rifermentazione in bottiglia si riflette in un maggior costo finale del prodotto francese.

In ogni caso, quale che sia il procedimento produttivo adottato, è opportuno sottolineare che sia il prosecco che lo champagne rientrano nella definizione di vino spumante. Non è corretto, quindi, utilizzare il termine “spumante” in contrapposizione al prodotto transalpino: lo champagne è uno spumante come lo è il prosecco spumante.

Alla fine, come sempre e comunque prevale il gusto personale e soggettivo (“de gustibus non disputandum est”) così come pure l’abbinamento che se ne fa. Ecco perché in giro per le cantine oggi sono molto in voga le degustazioni dei tanti tipi di vini spumanti per poter scegliere la propria preferenza al palato.

Che si scelga il Prosecco, lo Spumante o lo Champagne, l’importante è degustarlo con piacere, brindando magari in buona compagnia, apprezzandone i profumi, gli aromi e gli odori , bevendo responsabilmente con moderazione e senza esagerare nell’alzare il gomito. In questo modo sarà più gioiosa e memorabile la festa; quindi “libiamo ne’ lieti calici” per uno spumeggiante anno nuovo per tutti!

(Il Faro online)

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