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Olimpiadi e Paralimpiadi, tra pochi mesi Tokyo 2020 per l’Italia Team foto

Agosto e settembre. L’Italia volerà a Tokyo per aumentare medaglie a Cinque Cerchi e primati. 580 in tutto gli allori per le Olimpiadi italiane estive. 505 invece per il mondo paralimpico

Roma – A Rio 2016 l’Italia ha toccato quota 580. Ne mancano 20 di medaglie per arrivare a 600. Riuscirà l’Italia Team a prendersi questo primato a Tokyo 2020, nella classifica a Cinque Cerchi di tutti i tempi? Gli Azzurri alle Olimpiadi estive hanno fatto incetta di allori, storicamente. E mancano solo sette mesi ai Giochi Olimpici del Giappone.

In questo nuovo anno appena entrato, la Nazionale tricolore tutta unita punta ai podi del sogno all’ombra del Monte Fuji. Tante le discipline protagoniste. Tra di esse il karate farà il suo debutto, con quattro atleti già in odor di qualifica (Viviana Bottaro, Angelo Crescenzo, Mattia Busato e Luigi Busà). Anche il surf, l’arrampicata e lo skate giocheranno per la prima volta alle Olimpiadi.

gli ori di Daniele Garozzo, Odette Giuffrida e Fabio Basile a Rio 2016

In Brasile quattro anni fa l’Italia Team conquistò 28 medaglie e Malagò vorrebbe aumentare il bottino, anche di una in più. Lo dice il Presidente del Coni a La Gazzetta dello Sport: “Mi basterebbe fare di più di Rio”. E quel di più vuole dire vincere e vincere ancora. Sempre in ascesa lo sport italiano nel mondo. Dal canottaggio, alla vela. Dal nuoto alla scherma. Mai si smentiscono gli Azzurri che ogni 4 anni staccano il pass per la qualifica e danno il meglio di sé nella competizione della vita. Nulla oltre le Olimpiadi. Questo evento è il massimo che un atleta e un’atleta possono raggiungere. Il sogno sin da bambini e sin da bambine. Si comincia con la passione sempre e sempre con una misteriosa chiamata che porti i campioni del domani a scendere in pista, sul tatami, in vasca o in strada con gli amici. Poi è il destino che mischia le carte e che crea le favole olimpiche. Tante ce ne sono state negli anni. Quella di Giuseppe Maddaloni nel judo a Sydney 2000 ha fatto strada ed è stata l’emblema della fiaba sportiva e umana per eccellenza.

i miti olimpici italiani: Valentina Vezzali, Stefano Baldini, Federica Pellegrini e Carlo Molfetta

Il bottino più consistente risale alle Olimpiadi di Roma. Ben 36 gli allori messi nel palmares per i Giochi della Rinascita di Roma e del mondo, nel dopoguerra. Spalancò gli occhi sull’intero globo l’intera cittadinanza romana e italiana. C’era il mondo oltre i confini e lo sport cambiò modo di pensare e di lavorare. Nel miracolo economico di allora. Una spinta verso il futuro anche per il Coni. E negli anni e ogni quadriennio quelle medaglie sono cresciute. Da Atlanta 1996 l’Italia non perde pezzi e si piazza costantemente nei primi dieci posti della classifica finale  della competizione. Proprio a Roma gli ori vinti furono 13 e quello di Livio Berruti nei 200 metri ha fatto crescere nel tempo campioni del calibro di Filippo Tortu che punta alle prossime Olimpiadi di Tokyo nei 100 metri. Già con due medaglie di categoria in tasca e un record italiano strappato a Pietro Mennea. 36 le medaglie a Roma come furono dello stesso numero anche a Los Angeles 1932. Proprio in California nel 1984 l’Italia toccò quota 14 primi posti. Tra di essi l’oro di Gabriella Dorio nei 1500 metri spianò il futuro verso talenti puri.

l’oro paralimpico di Bebe Vio a Rio 2016

Solo un mese dopo le Olimpiadi ecco le Paralimpiadi, nate proprio a Roma 1960 grazie ad Antonio Maglio e Sir Ludwig Guttman. Entrambi medici e personaggi importanti della Sport Terapia, nata al CPO di Ostia Lido nel dopoguerra e a Londra negli stessi anni. Collaboratori e sognatori e precursori di tante terapie e fisioterapie oggi attuabili per persone e futuri atleti, misero in progetto proprio le Paralimpiadi di Roma. E le medaglie vinte dall’Italia in quell’anno furono 80. Ancora storicamente da battere questo record tricolore nell’edizione estiva dei Giochi riservati ad una diversabilità che oggi abbatte i muri.

Si accinge a volare a Tokyo 2020 la Nazionale di nuoto campione del mondo di Simone Barlaam e Carlotta Gilli. Già qualificati per le Paralimpiadi e detentori di primati e carte olimpiche preziose. A Londra, lo sport paralimpico crebbe in modo esponenziale. Nel 2012 il mondo si accorse dell’altra metà del cielo e della bellezza di questo universo, oggi in crescita. Sia  tecnica che d’immagine. A Rio 2016 Bebe Vio segnò la storia nella scherma vincendo la sua prima medaglia d’oro individuale nel fioretto paralimpico. Sogna Tokyo 2020 la campionessa diventata Barbie e vuole con tutta se stessa ripetere quel successo. 39 le medaglie vinte in Brasile e Luca Pancalli sogna di moltiplicare gli allori ancora di più: “Che il paralimpismo possa aiutare la nostra società”. Questo si auspica il Presidente del  Comitato Italiano Paralimpico ad alcuni mesi da Tokyo 2020, come riportato dalla pagina ufficiale Facebook del CIP. E lo può fare. Sono cambiate vite e destini in questi anni e nati numerosi campioni leggendari. Alex Zanardi, Luca Mazzone, Federico Morlacchi. Solo alcuni dei tantissimi.

Sette mesi allora a Tokyo 2020. Sia per il mondo olimpico che per il mondo paralimpico, che dovrà attendere un mese in più. L’obiettivo è di accrescere medaglie e successi. Ma tutto può fare lo sport e il cuore di un atleta. Alla prossima estate allora, per tifare e gioire con l’Italia Team del Giappone delle meraviglie.

(Il Faro on line)