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Messa dell’Epifania, il Papa: “Non dobbiamo servirci di Dio ma servire Dio”

Il Pontefice invita tutti i credenti a riscoprire l'importanza dell'adorazione: "E' inutile conoscere la teologia se non si piegano le ginocchia. Quando si adora ci si rende conto che la fede non si riduce a un insieme di belle dottrine, ma è il rapporto con una Persona viva da amare"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – “La vita cristiana, senza adorare il Signore, può diventare un modo educato per approvare sé stessi e la propria bravura. È un rischio serio: servirci di Dio anziché servire Dio. Quante volte abbiamo scambiato gli interessi del Vangelo con i nostri, quante volte abbiamo ammantato di religiosità quel che ci faceva comodo, quante volte abbiamo confuso il potere secondo Dio, che è servire gli altri, col potere secondo il mondo, che è servire sé stessi!”.

E’ il monito che Papa Francesco lancia dall’altare della Confessione della basilica di San Pietro in Vaticano, dove presiede la Santa Messa dell’Epifania. Davanti a migliaia di pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo, il Pontefice, prendendo spunto dal brano evangelico odierno, che narra dell’adorazione dei Magi, incentra la sua omelia sul verbo “adorare”. E ammonisce: “Se perdiamo il senso dell’adorazione, perdiamo il senso di marcia della vita cristiana, che è un cammino verso il Signore, non verso di noi”.

Un rischio, aggiunge il Santo Padre, dal quale il Vangelo mette in guardia presentando, accanto ai Magi, “dei personaggi che non riescono ad adorare“.

Il senso della teologia

C’è anzitutto il re Erode, “che utilizza il verbo adorare, ma in modo ingannevole”. Il re, spiega il Papa, “adorava solo sé stesso e perciò voleva liberarsi del Bambino con la menzogna. Che cosa ci insegna questo? Che l’uomo, quando non adora Dio, è portato ad adorare il suo io“.

Oltre a Erode, ci sono altre persone nel Vangelo – prosegue il Pontefice – che non riescono ad adorare: sono i capi dei
sacerdoti e gli scribi del popolo. “Essi conoscono le profezie e le citano esattamente. Sanno dove andare, ma non vanno. Anche da questo possiamo trarre un insegnamento. Nella vita cristiana non basta sapere: senza uscire da sé stessi, senza incontrare, senza adorare non si conosce Dio“.

La teologia e l’efficienza pastorale servono a poco o nulla se non si piegano le ginocchia; se non si fa come i Magi, che non furono solo sapienti organizzatori di un viaggio, ma camminarono e adorarono. Quando si adora ci si rende conto che la fede non si riduce a un insieme di belle dottrine, ma è il rapporto con una Persona viva da amare. Adorando, scopriamo che la vita cristiana è una storia d’amore con Dio, dove non bastano le buone idee, ma bisogna mettere Lui al primo posto, come fa un innamorato con la persona che ama.

Innamorati di Cristo

Così dev’essere la Chiesa, un’adoratrice innamorata di Gesù suo sposo“, prosegue il Papa. Che ribadisce: “Se sapremo inginocchiarci davanti a Gesù, vinceremo la tentazione di tirare dritto ognuno per la sua strada. Adorare, infatti, è compiere un esodo dalla schiavitù più grande, quella di sé stessi“.

Adorare è mettere il Signore al centro per non essere più centrati su noi stessi. È dare il giusto ordine alle cose, lasciando a Dio il primo posto. Adorare è mettere i piani di Dio prima del mio tempo, dei miei diritti, dei miei spazi.

In altre parole, spiega il Pontefice, “adorare è sentire di appartenersi a vicenda con Dio. È dargli del ‘tu’ nell’intimità, è portargli la vita permettendo a Lui di entrare nelle nostre vite”. Non solo: “Adorare è incontrare Gesù senza la lista delle richieste, ma con l’unica richiesta di stare con Lui. È scoprire che la gioia e la pace crescono con la lode e il rendimento di grazie”.

E questo perché “quando adoriamo permettiamo a Gesù di guarirci e cambiarci. Adorando diamo al Signore la possibilità di trasformarci col suo amore, di illuminare le nostre oscurità, di darci forza nella debolezza e coraggio nelle prove”, aggiunge Bergoglio.

Disintossicarsi dalle cose inutili

Per Papa Francesco, “adorare” è anche la via per disintossicarsi da tante cose inutili, da “dipendenze che anestetizzano il cuore e intontiscono la mente. Adorando, infatti, si impara a rifiutare quello che non va adorato: il dio denaro, il dio consumo, il dio piacere, il dio successo, il nostro io eretto a dio. Adorare è farsi piccoli al cospetto dell’Altissimo, per scoprire davanti a Lui che la grandezza della vita non consiste nell’avere, ma nell’amare”.

Adorare è tacere davanti al Verbo divino, per imparare a dire parole che non feriscono, ma consolano. Adorare è un gesto d’amore che cambia la vita.

Infine, il Papa rilegge il significato dei tre doni che i Magi offrono al piccolo Gesù: “Adorare è fare come i Magi: è portare al Signore l’oro, per dirgli che niente è più prezioso di Lui; è offrirgli l’incenso, per dirgli che solo con Lui la nostra vita si eleva verso l’alto; è presentargli la mirra, con cui si ungevano i corpi feriti e straziati, per promettere a Gesù di soccorrere il nostro prossimo emarginato e sofferente, perché lì c’è Lui“.

E conclude: “Tanti cristiani che pregano non sanno adorare. Troviamo tempi per
l’adorazione nelle nostre giornate e creiamo spazi per l’adorazione nelle nostre comunità. Adorando, scopriremo anche noi, come i Magi, il senso del nostro cammino. E, come i Magi, proveremo ‘una gioia grandissima’”.

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media