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Daini, il Parco del Circeo risponde a Vigorelli e spiega il perché degli abbattimenti

Il piano di contenimento del Parco è stato approvato nel 2017. Secondo l'Ente i daini, importati in questa zona, ormai sono troppo numerosi.

San Felice Circeo – Dopo le parole dell’ex sindaco di Ponza, Piero Vigorelli, sull’abbattimento dei daini presenti all’interno del Parco nazionale del Circeo (leggi qui) è esploso un vero e proprio caso. A differenza di quanto già accaduto per altri esemplari, quali il gambero della Louisiana o il cinghiale, stavolta, sui social, è partita non solo la polemica, ma anche una petizione online e varie proposte volte a trovare una soluzione alternativa, che non preveda quello che lo stesso Vigorelli non ha avuto problemi a definire uno “sterminio.”

In questo caos mediatico, nel bene e nel male, è arrivata la dichiarazione del Parco nazionale del Circeo, che, interpellato anche dal WWF litorale pontino, ha provato a fare chiarezza sulla vicenda. Innanzitutto, l’Ente risponde a quanto affermato da Vigorelli, facendo sapere: “Al Parco nazionale dei Circeo non è prevista e mai sarà prevista una mattanza di daini e nessun cacciatore o sele-controllore sparerà mai dentro l’area protetta.”

Il Parco: “Ecco il perché del piano di contenimento”

Il Parco non si è detto meravigliato dalla reazione delle persone, che, sui social, si sono scatenati a difesa di questo emblematico animale – che a molti ricorda il Bambi della Walt Disney, per quanto, effettivamente, non siano lo stesso esemplare -, ma prova a spiegare il perché sia necessario portare avanti il piano di contenimento, approvato, lo ricordiamo, nel gennaio del 2017.

“La situazione creatasi nel tempo nella foresta del Circeo (Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco) con il sovrannumero di daini e i dannosi effetti collaterali su flora, fauna, sicurezza e altro, ha imposto una definitiva e chiara assunzione di responsabilità dell’Ente Parco per affrontare la problematica dell’espansione della popolazione di daini all’interno della Foresta Demaniale.

Il Parco, quindi – seguendo le indicazioni di un autorevole istituto scientifico come l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) riportate nelle “Linee guida della gestione degli Ungulati – Cervidi e Bovidi” – ha fatto redigere un apposito Piano di gestione di controllo come previsto dalla normativa vigente, approvato con delibera del Consiglio direttivo n.2 del 23/01/2017. Il Piano ha acquisito il parere positivo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) che per altro ha invitato l’Ente Parco “…a voler operare il previsto controllo del daino con la massima efficacia”.  Sempre come previsto dalla normativa in relazione alla Rete Natura 2000, l’Ente Parco ha trasmesso il Piano alla Regione Lazio, con collegato Studio di valutazione di incidenza, ottenendo un parere favorevole.”

Daini: una specie in sovraffollamento

Il Parco ha poi spiegato che, in effetti, i daini non sono specie di queste zone, bensì, sono state introdotte nel 1953, nell’ambito di un programma di allevamento della selvaggina da ripopolamento. Un programma che, all’epoca dei fatti, veniva svolto dall’ex Azienda di Stato delle Foreste Demaniali e che vedeva gli esemplari chiusi in dei recinti. Infatti, soltanto in seguito, i daini sarebbero fuggiti da quelli stessi recinti, dando poi origine all’attuale popolazione che vive nei boschi del Parco.

Da qui, poi l’Ente spiega: i daini all’interno del Parco sono una specie in sovraffollamento. “La popolazione di daino attualmente presente è destinata ad un aumento numerico e ad un’espansione dell’areale, con conseguenze distruttive e irreparabili sia sulla biocenosi vegetale (complesso di popolazioni vegetali che vivono e interagiscono fra loro in uno stesso ambiente), su parte di quella animale, sia sugli aspetti di carattere socio-economico e sulla sicurezza. Per questi motivi, anche da noi, si è reso necessario programmare azioni di contenimento della popolazione, intervenendo attraverso un prelievo pari ad almeno il 30% della sua consistenza, considerata la capacità di crescita della stessa.”

Le finalità del piano

A chi ha chiesto come mai il Parco non abbia pensato a soluzioni alternative, l’Ente chiarisce che, in realtà, sono state vagliate diverse opzioni, tra cui la sterilizzazione, che, però, non è stata ritenuta valida per via delle difficoltà nell’attuazione: il farmaco andrebbe somministrato direttamente e in maniera ripetuta nel tempo perché, poi, abbia realmente effetto.

In un primo momento, si era pensato alla rimozione completa della specie dal Parco, ma, poi, si sono valutati i pro e i contro di questa decisione e si è, quindi, giunti alla decisione finale: l’abbattimento di alcuni animali.

Le finalità del piano di gestione – spiega il Parco –  prevedono anche interventi di miglioramento dell’ambiente dove vivono piante e animali, evitando quegli squilibri che decimano le specie a discapito del complesso ecosistema del bosco. Nessuna, quindi, strage di daini o inutile spesa, ma l’adozione di criteri scientifici e gestionali, coerenti con le finalità dei parchi, già sperimentati in altre aree a livello internazionale e applicati per salvaguardare e migliorare un bene comune.

Con la determina n.226 del 30/12/2019, l’Ente Parco ha dato, quindi, il via alla fase attuativa del piano gestionale, impegnando la somma totale di 195mila euro (170mila sul capitolo “interventi di miglioramento, tutela, recupero e bonifica ambientale + 25mila sul capitolo “realizzazioni aree faunistiche per contenimento daino e cinghiale”), bilancio approvato dal Ministero dell’Ambiente: un costo elevato ma – conclude la nota-, in linea con la complessità degli interventi previsti e necessario per sanare le conseguenze di passati e scorretti interventi di gestione da parte dell’uomo.”

(Il Faro on line)