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Daini al Circeo, Legambiente Lazio: “Stop alle strumentalizzazioni sul piano di gestione”

Legambiente: "La polemica sul piano di gestione dei daini all'interno del Parco, ha assunto toni non solo eccessivi, ma anche inappropriati e del tutto fuori luogo."

San Felice Circeo – Sulla vicenda dell’abbattimento dei daini al Parco Nazionale del Circeo, che continua a tenere banco sui social, interviene anche Legambiente Lazio che, dall’alto della loro autorevolezza in materia ambientale e faunistica, chiedono: “Nessuna strumentalizzazione di una vicenda delicata e di importanza strategica per gli equilibri ecologici dell’area protetta.”

E ancora: “Il tema della gestione faunistica all’interno di un’area protetta è questione assai delicata e per nulla semplice nella sua corretta applicazione. Implica, infatti, attenzione al mantenimento degli equilibri ecosistemici dell’area di interesse, considerazione per le varie sensibilità assai variegate nella società, tutela degli interessi collettivi e di comunità. La problematica è di ancor più difficile approccio se ci riferiamo ad un Parco, come quello nazionale del Circeo, che già vive di forti contraddizioni in uno scenario naturalistico di grande valore, ma che, da sempre, convive in un delicato e precario equilibrio tra emergenze ambientali straordinarie e fattori di pressione antropica (o di sua derivazione), come difficilmente possono essere riscontrati in altre aree protette.”

In questo senso, Legambiente ribadisce: “La polemica che sta riguardano in questi giorni il piano di gestione dei daini all’interno del Parco, ha assunto in vari casi toni non solo eccessivi, ma anche inappropriati e del tutto fuori luogo per una vicenda che andrebbe affrontata con l’onestà intellettuale di chi, dati alla mano, dovrebbe avere tutto l’interesse di verificare, approfondire, studiare una questione tecnicamente complessa che implica decisioni gestionali fondamentali per la sopravvivenza di uno dei più delicati parchi nazionali italiani e unico interamente appartenente al Lazio.

E se vogliamo salvaguardare questo prezioso scrigno di biodiversità- prosegue la nota-, non si può non affrontare il tema del soprannumero di ungulati, tra cui anche il daino che è specie del tutto alloctona – non di queste zone, quindi – per il Circeo, come del resto si è fatto con lungimiranza anche in altre aree protette del nostro Paese. Invece la questione, abbiamo osservato, è divenuta talora oggetto di strumentalizzazione per chi ha interesse a cogliere ogni pretesto per attaccare l’istituzione Parco.”

Non solo. Da Legambiente spiegano: “Il “Piano gestionale di controllo del daino nella foresta demaniale” spiega, con dati scientifici, i rischi per un’area come la foresta demaniale del Parco che ospita una densità complessiva di daino più che doppia rispetto alla capacità portante massima prevista, e una consistenza generale della popolazione che presenta ulteriori margini di crescita, soprattutto nelle aree dove la densità di individui non è ancora al limite soglia. L’aver introdotto – nel 1953 – una specie del tutto aliena per il contesto ha portato, negli anni passati, a una espansione incontrollata per l’assenza anche di predatori naturali (scomparsa localmente del lupo), ha comportato conseguenze distruttive, che rischiano di diventare irreparabili sulla componente vegetale della foresta, con effetti a cascata su tutto l’ecosistema. Il rischio è quello di perdere per sempre un pezzo importante del Parco nazionale. A questa problematica si aggiunge quella della sicurezza stradale, visto il tasso di incidentalità per collisioni con veicoli in costante crescita nelle strade e nelle migliare di pertinenza. Del resto, l’esigenza gestionale del problema è sottolineata da ISPRA che ha elaborato delle specifiche “Linee guida della gestione degli Ungulati – Cervidi e Bovidi” sulla base delle cui indicazioni è stato redatto il Piano stesso.

Ricordiamo, tra l’altro – sottolineano da Legambiente-, che il piano del parco di contro, nelle sue previsioni, contempla la possibilità di reintrodurre invece il capriolo, ungulato autoctono della zona e scomparso nel corso del tempo per cause antropiche. L’azione di ridimensionamento della specie alloctona va inquadrata anche in questa prospettiva, ma questo è un aspetto che rimane sempre scarsamente considerato.”

Ma tutto questo è sufficiente per ignorare gli aspetti morali ed etici che molte sensibilità del mondo ambientalista, giustamente, rivendicano? “Ovviamente, no” chiariscono da Legambiente, che, poi, specificano: “Ricordiamo che l’eradicazione o il controllo non vogliono dire solo abbattimenti, ma anche trasferimenti ad altri sistemi. Infatti, sul  Piano gestionale di controllo del daino è raccomandato l’utilizzo di metodi di rimozione diretta e tra questi, la telenarcosi e la tecnica della cattura tramite recinti movibili, che è quella da perseguire in via prioritaria. Ancora più in generale il Piano, viste le finalità, contempla non solo l’eradicazione della popolazione di daino, ma in alternativa una sua gestione permanente a bassissime densità.”

“Auspichiamo pertanto – concludono Stefano Raimondi presidente del Circolo Legambiente Larus di Sabaudia e Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -, in un clima di rasserenamento degli animi nell’interesse della conservazione della biodiversità e della sopravvivenza della foresta demaniale, la realizzazione degli interventi di contenimento della popolazione di daino del Parco nazionale del Circeo tramite forme non cruente di prelievo, e di individuare aree o contesti territoriali disponibile ad “adottare” gli animali prelevati magari dopo opportuna sterilizzazione anziché procedere, ove le condizioni lo consentano, ad un eventuale abbattimento. Pensiamo ad esempio ad un trasferimento, previo accordo tra entri, nei parchi regionali più prossimi o in altre riserve faunistiche comunque del territorio nazionale atte all’accoglimento”.

(Il Faro on line)