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Alba Pontina, presunti voti di scambio: Agostino Riccardo fa nomi e date

In aula, la verità del collaboratore di giustizia Agostino Riccardo.

Latina –  È ripreso il processo, in corso di svolgimento, “Alba pontina” che vede, sul banco degli imputati, il clan Di Silvio – che ha scelto di essere giudicato con rito ordinario-, accusato di associazione mafiosa. A raccontare la propria verità, questa volta, dopo la testimonianza, nei mesi scorsi, di Renato Pugliese, è stato Agostino Riccardo, ora collaboratore di giustizia, che per i Di Silvio si “occupava” di estorsioni.

Il quadro che è emerso dalle dichiarazioni di Riccardo – in videoconferenza con il Tribunale – è quello di campagne elettorali – sia a Latina che a Terracina – pesantemente condizionate dal voto di scambio. La verità di Riccardo, però, non è vaga, ma fatta di nomi e date ben precise: ha raccontato che l’imprenditore Raffaele Del Prete ha lavorato per le campagne elettorali di Matteo Adinolfi per la lista “Noi con Salvini” alle amministrative del 2016 e di Gina Cetrone a Terracina.

E ancora, nel processo, attualmente in fase di dibattimento, sono spuntate alcune novità fin ora coperte da omissis: Riccardo ha, infatti, raccontato anche che si sono “occupati” delle elezioni di Pasquale Maietta prima in Consiglio comunale poi alla Camera dei Deputati, confessando: “I 500 voti della curva del Latina Calcio nel 2013 sono stati girati a Calandrini su richiesta di Maietta”.

Infine, nella sua testimonianza, Riccardo avrebbe parlato di un incontro tra lui, Pugliese, i figli di Di Silvio e Armando Cusani – attuale sindaco di Sperlonga – che, ai tempi, sosteneva la Cetrone, concludendo: “Tutti erano perfettamente a conoscenza dei nostri metodi”.

Ricordiamo, che le dichiarazioni di Riccardo sono una parte del processo, e che le singole responsabilità vengono accertate in fase dibattimentale. Un’accusa, dunque, non equivale a una condanna, e la difesa può controbbattere le tesi e smontare il castello accusatorio. Peraltro, la giurisprudenza italiana prevede tre gradi di giudizio, dunque attenzione a fare di una dichiarazione d’accusa una sentenza di colpevolezza. 

 

Le reazioni della politica

 A seguito delle dichiarazioni di Riccardo, in provincia di Latina si è scatenata una bufera di reazioni politiche. Tra i primi ad intervenire, il consigliere comunale di Latina Fabio D’Achille, che, in una nota, fa sapere: “Mi auguro che la Lega, con il consigliere comunale Carnevale e il segretario cittadino Valiani, decidano di porsi in maniera diversa nei confronti dell’eurodeputato Adinolfi (Lega) e del senatore Calandrini (Fdi). Sono stati citati dal pentito Riccardo a proposito del presunto voto di scambio con la criminalità organizzata, dopo la prima rivelazione dell’altro pentito Pugliese che aveva raccontato dei voti comprati del consigliere regionale Tripodi (Lega).

Mi auguro che, quanto prima, venga accertata la loro assoluta estraneità ai fatti” – ha dichiarato D’Achille, consigliere Lbc e Presidente della Commissione Cultura. “A me e all’assessora Leggio, la Lega di Salvini e i due polemisti di professione (ndr: Valiani e Carnevale) che la rappresentano in città, hanno chiesto le dimissioni, dicono, per una questione di opportunità politica sul Progetto Upper – attacca il Presidente della Commissione Cultura, riferendosi alla vicenda in cui i leghisti Valiani e Carnevale chiesero le dimissioni sue e di Leggio in quanto socio di una cooperativa interessata al bando di gara.  –

Che diranno quindi delle affermazioni dei pentiti emerse dal processo e che riguardano colleghi della loro parte politica? Giustizialismo e moralismo gli si addicono davvero poco. Perché, al di là dei nomi specifici, quel che provano le parole di Riccardo e Pugliese, e tutte le rivelazioni che sono state scoperte nel corso degli anni, è il livello delle infiltrazioni che la criminalità aveva nei confronti della politica pontina.

Spesso – ha concluso D’Achille – ci viene rimproverato di parlare del passato. Posso assicurare che ne faremmo volentieri a meno. Ma sono le cronache giudiziarie – e i fatti amministrativi che dobbiamo purtroppo scontare – a imporci questi ragionamenti.”

 

Forte: “La commissione antimafia celebri un’audizione a Latina”

“Destano preoccupazione le dichiarazioni di un pentito di Latina che, nel corso del processo ‘Alba pontina’, sta tirando in ballo diversi politici nell’ambito del centrodestra per un presunto voto di scambio, e con l’accusa di connivenze con la criminalità locale, rinsaldatesi in periodo di campagna elettorale.

Dichiarazioni che i giudici valuteranno con attenzione ma che – afferma, in una nota, il consigliere regionale del Pd Enrico Forte – impongono, da parte delle istituzioni e della politica, una seria riflessione.  Penso che tutta la classe dirigente debba prendere un serio impegno con l’intera comunità affinché la battaglia per la legalità non sia un banale slogan, ma abbia una reale sostanza e diventi un patrimonio di tutti.

Per quanto riguarda il Pd – prosegue la nota-, mi sono fatto promotore di un intervento dei vertici nazionali, in particolare degli esponenti della commissione Antimafia, auspicando che Latina possa avere maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Alla stessa commissione d’inchiesta chiedo di celebrare proprio nel capoluogo una seduta dove possano essere ascoltati i candidati sindaci alle elezioni del 2016, così come chiese il presidente Morra.

Una audizione – conclude la nota – che faccia sentire a Latina la presenza dello Stato, con l’obiettivo di fare chiarezza sui lati oscuri ed inquietanti che troppo spesso leggiamo sulle cronache giudiziarie”.

 

Il Sindaco Coletta: “Le dichiarazioni dei pentiti ci ricordano del sistema Latina”

“Non voglio essere giustizialista, sono da sempre garantista, ma – fa sapere, in una nota, Damiano Coletta, attuale sindaco di Latina – penso che le ultime dichiarazioni dei pentiti nel processo “Alba Pontina” abbiano valore importante: ci ricordano dell’esistenza del “sistema Latina” che aveva stremato e umiliato questa città. Un sistema tentacolare che attraverso alcuni noti personaggi riusciva, direttamente o indirettamente, ad arrivare ovunque e questo è ciò da cui dobbiamo difenderci ad ogni costo, ancora oggi.

È nostro dovere continuare sulla strada già intrapresa, quella della legalità, della certezza delle regole e delle procedure. Dobbiamo mantenere alta la guardia affinché non si ripresenti il malaffare che per troppi anni ha condizionato lo sviluppo della città.

Penso – conclude la nota – sia arrivato il momento di condividere queste riflessioni in un incontro pubblico su quella che ormai rappresenta una vera e propria questione morale.”

 

Calandrini: “Non posso escludere che Maietta abbia richiesto di votare per me alle Regionali”

“Nel 2013 io e Pasquale Maietta – ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini – eravamo contemporaneamente candidati lui alla Camera dei Deputati io al Consiglio Regionale ed entrambi facevamo parte di Fratelli d’Italia. Conseguentemente non posso escludere che Maietta, nello svolgere campagna elettorale per lui, abbia richiesto a terzi e quindi anche nell’ambiente calcistico nella sua qualità di allora presidente del Latina Calcio, di votare per me alle Regionali.

Ricordo ancora che, sempre in quel periodo (2013), Maietta non solo non risultava coinvolto in alcuna vicenda giudiziaria ma risultava essere una figura politica di primo piano sia all’interno del partito sia per rivestire rilevanti cariche istituzionali cittadine (consigliere comunale eletto e assessore al bilancio).

Posso inoltre dire con certezza – prosegue la nota – che io non ho mai incontrato i tifosi, e se anche lo avessi fatto non lo considero una cosa disdicevole. Escludo nel modo più categorico di aver avuto conoscenza della presunta mediazione “specifica” di Maietta per ‘girarmi’ 500 voti dalla curva dei tifosi del Latina Calcio”.

Le elezioni regionali – prosegue Calandrini – si chiusero con un bilancio di circa 6.300 preferenze di cui 4.000 nella sola città di Latina, che non furono comunque sufficienti per la mia elezione in Regione. Ad ogni modo, fin dalla mia prima candidatura, nel 2002, il mio consenso elettorale e i voti raccolti sono perfettamente riconducibili a un elettorato storico e consolidato nel tempo.

Le persone che mi hanno sostenuto e che mi sostengono tutt’ora le ho sempre incontrate alla luce del sole e nella più totale trasparenza. Questo – conclude la nota – è il solo modo che conosco di fare politica e di raccogliere consensi. Respingo quindi con forza qualsiasi allusione circa un mio presunto coinvolgimento per acquisire voti, direttamente o indirettamente, con modalità improprie o addirittura illegali, auspicando che la magistratura possa rapidamente chiarire tutte le presunte circostanze riferite dal pentito Agostino Riccardo”.

 

Adinolfi: “Mai saputo dell’esistenza di Riccardo”

“Ero il commercialista di alcune società di Del Prete – ha affermato, invece, l’europarlamentare Matteo Adinolfi (Lega) – immaginavo che mi avrebbe potuto dare una mano con la sua famiglia e con qualche suo dipendente ma non certo con i Di Silvio e con questi personaggi che manco conosco. Mai saputo dell’esistenza di Riccardo”.

(Il Faro on line)