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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Papa Francesco: “Dall’indifferenza nascono i populismi, terreni fertili per l’odio”

Il Pontefice: "Ancora recentemente abbiamo assistito a barbare recrudescenze dell’antisemitismo. Mai mi stancherò di condannare ogni forma di antisemitismo"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – “Preoccupa l’aumento, in tante parti del mondo, di un’indifferenza egoista. Così si preparano terreni fertili ai particolarismi e ai populismi, che vediamo attorno a noi. Su questi terreni cresce rapido l’odio“. E’ il monito di Papa Francesco, pronunciato nella Sala del Concistoro dove ha ricevuto in udienza una delegazione del Simon Wiesenthal Center. Attivo in tutto il mondo, il Centro ha l’obiettivo di combattere ogni forma di antisemitismo, razzismo e odio delle minoranze.

Un aspetto che, come sottolineato dallo stesso Pontefice, li rende molto vicini alla Santa Sede: “Ci accomuna il desiderio di rendere il mondo un luogo migliore nel rispetto della dignità umana, una dignità che spetta a ciascuno in ugual misura indipendentemente dall’origine, dalla religione e dallo status sociale. È tanto importante educare alla tolleranza e alla comprensione reciproca, alla libertà di religione e alla promozione della pace sociale”.

Bergoglio, in vista del 75° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ha ricordato poi la sua visita in quel luogo di morte: “Sostai per interiorizzare e per pregare in silenzio. Oggi, assorbiti nel vortice delle cose, fatichiamo a fermarci, a guardarci dentro, a fare silenzio per ascoltare il grido dell’umanità sofferente”.

“Il consumismo odierno – ha avvertito il Papa – è anche verbale: quante parole inutili, quanto tempo sprecato a contestare e accusare, quante offese urlate, senza curarsi di quel che si dice. Il silenzio, invece, aiuta a custodire la memoria. Se perdiamo la memoria, annientiamo il futuro“.

L’anniversario dell’indicibile crudeltà che l’umanità scoprì settantacinque anni fa sia un richiamo a fermarci, a stare in silenzio e fare memoria. Ci serve, per non diventare indifferenti.

“Preoccupa l’aumento – ha aggiunto il Pontefice -, in tante parti del mondo, di un’indifferenza egoista, per cui interessa solo quello che fa comodo a se stessi: la vita va bene se va bene a me e quando qualcosa non va, si scatenano rabbia e cattiveria”.

In questo modo, ammonisce, “si preparano terreni fertili ai particolarismi e ai populismi, che vediamo attorno a noi. Su questi terreni cresce rapido l’odio. Ancora recentemente abbiamo assistito a barbare recrudescenze dell’antisemitismo. Non mi stanco di condannare fermamente ogni forma di antisemitismo“.

“Per affrontare il problema alla radice – ha proseguito Bergoglio -, dobbiamo però impegnarci anche a dissodare il terreno su cui cresce l’odio, seminandovi pace. È infatti attraverso l’integrazione, la ricerca e la comprensione dell’altro che tuteliamo maggiormente noi stessi“. Per il Papa è perciò “urgente reintegrare chi è emarginato, tendere la mano a chi è lontano, sostenere chi è scartato perché non ha mezzi e denaro, aiutare chi è vittima di intolleranza e discriminazione”.

Il Papa ha ricordato infine la dichiarazione Nostra aetate, nella quale sottolinea che “noi, ebrei e cristiani, abbiamo un ricco patrimonio spirituale comune che dovremmo scoprire sempre più per metterlo al servizio di tutti”.

Oggi “siamo chiamati proprio noi, per primi, a questo servizio: non a prendere le distanze ed escludere, ma a farci vicini e includere; non ad assecondare soluzioni di forza, ma a avviare percorsi di prossimità. Se non lo facciamo noi, che crediamo in Colui che, dall’alto dei cieli, si è ricordato di noi e ha preso a cuore le nostre debolezze, chi lo farà?”, si è domandato il Pontefice.

Che ha concluso: “Anche noi ricordiamoci del passato e prendiamo a cuore le condizioni di chi soffre: così coltiveremo il terreno della fraternità. Ci aiuti l’Altissimo a rispettarci e volerci bene sempre di più, e a rendere la terra un luogo migliore, seminando pace. Shalom!”

(Il Faro online)