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Climate Change, anche la vela a rischio a Melbourne. Tra pochi giorni il Mondiale

Atleti con la mascherina, temperature caldissime degli oceani e spiagge infestate dagli insetti marini. Alcuni dei pericoli descritti in vista della competizione iridata di febbraio. Federvela monitora la situazione

Melbourne – Santiago Lange, 59 anni, due medaglie olimpiche, un oro vinto dopo aver battuto un tumore ai polmoni, si allena in Australia sul Nacra 17 (facile immaginare il fabbisogno aerobico ed energetico del catamarano volante) con una ingombrante maschera sul viso.

Lo stesso fanno altri atleti, di varie classi, 49er, Laser. I Mondiali di molte classi olimpiche sono in programma tra pochi giorni, si comincia dai primi di febbraio, e tutti nella zone del New South Wales e dintorni, il Sud del continente australiano devastato da un’ondata di incendi senza precedenti. Il fumo (arrivato spinto dal vento fino al Cile) ha invaso città, coste, è finito sul mare, è presente sui campi di regata e di training. Ci si deve fare i conti.

Il fumo è una minaccia seria, figurarsi per degli atleti: gli incendi hanno finora provocato la morte di almeno 30 persone, 3000 case distrutte, un numero immenso di animali persi. Prima della Rolex Sydney Hobart una pre-regata era stata annullata e la stessa “lunga” ha rischiato la cancellazione per le fitte coltre di nubi affumicate lungo la rotta. Grossi problemi a Port Philip Bay (Melbourne, dove anche gli Internazionali di Tennis sono influenzati): annullati a metà i Campionati Giovanili di Vela della federazione australiana, per il troppo fumo sui campi di regata: “Qualità dell’aria scarsa“, ha dichiarato Leslie Fasala, Race Director.

velisti con la mascherina

Il timoniere australiano Malcolm Page, due ori olimpici in 470, originario dello stato del Victoria, ha detto: “Il mio pensiero va ai molti australiani che per questa crisi degli incendi stanno vivendo momenti difficili. L’annullamento delle regate al confronto è poca cosa. E’ una situazione triste.” Anche James Spithill, uno dei timonieri di Luna Rossa, dagli allenamenti di Cagliari è intervenuto con dichiarazioni e raccolta fondi.

I Mondiali 49er, FX e Nacra 17, previsti a Geelong dal 10 febbraio, sono non lontani da aree boschive colpite dagli incendi. La qualità dell’aria e i possibili rischi per la salute sono monitorati attentamente, e intanto si prendono iniziative umanitarie. Il segretario delle classi 9er australiane Chris Manton: “Stiamo organizzando un evento importante ma siamo consapevoli che alcuni volontari forse saranno più utili altrove. Stiamo lavorando per cercare di aiutare le comunità di Geelong colpite.” E il velista australiano di 49er Joel Turner ha promosso una raccolta fondi con la Croce Rossa: “I velisti internazionali possono aiutare gli australiani che stanno lottando e soffrendo. Noi andiamo a vela e a soli duecento chilometri c’è la devastazione. Aiutiamo la gente a superare questo momento difficile.”

La situazione per gli Azzurri

Per la squadra dei velisti azzurri, alcuni già in Australia, altri in partenza, sono arrivate le raccomandazioni del DT Michele Marchesini: “Come noto, la situazione degli incendi nello Stato federato di Victoria continua a essere grave. In particolare, il livello di fumi e contaminanti nell’aria permane elevato e a livelli preoccupanti. Gli organizzatori delle varie manifestazioni sportive, incluse quelle di vela, confermano di stare monitorando la evoluzione e di avere inserito standard minimi di qualità dell’aria nei protocolli di sicurezza degli eventi. Sarà a discrezione dei PRO controllare i livelli di contaminazione e decidere giorno per giorno se condurre le regate o meno. Si consiglia di limitare l’esposizione all’aria aperta per quanto possibile qualora i valori vengano segnalati come pericolosi e di dotarsi di apposite maschere. Lo standard EU per le maschere/respiratori segnalato come adatto alla situazione è FFP3. Al momento la disponibilità di questi dispositivi in loco è praticamente nulla e si consiglia di munirsi degli apparati prima della partenza per l’Australia“.

In spiaggia i pericoli del cambiamento del clima

Ai velisti già costretti a pensare alle maschere antifumo, è arrivato poi questo messaggio: “Coach a Geelong, fate presente ai vostri atleti che ci sono molte Kina (sharp  shellfish: molluschi con tanti aghi, praticamente dei ricci endemici, ndr) sulla spiaggia dove armerete le barche, quindi siate sicuri di indossare stivaletti, non è piacevole regatare con un ago nel piede…”. Altro?

A Tokyo 2020 farà caldissimo

E A TOKYO SARANNO OLIMPIADI BOLLENTI – L’immagine più forte è la grafica con i Cinque Cerchi che si sciolgono. Ma c’è poco da scherzare: il caldo sarà un elemento chiave dei prossimi Giochi. Lo conferma, per la vela, Alistair Fox, Director of Events di World Sailing, coordinatore dei rapporti tra la Federvela internazionale e il comitato organizzatore giapponese. “La vela potrebbe sembrare meno colpita, in fondo si svolge al fresco, nel vento e sull’acqua, ma sappiamo che a Enoshima il clima sarà caldissimo e con tanta umidità. Questo potrà causare problemi, specialmente in caso di mancanza di vento, con atleti, coach, volontari, officials che dovranno proteggersi. Siamo molto proattivi con gli organizzatori dei Giochi per assicurarci che l’area sia fornita di un numero adeguato di aree ombreggiate, zone di riposo con aria condizionata e altre forme per rinfrescarsi“.

Uno dei temi sul tavolo riporta a Rio 2016: in Brasile gli atleti non erano autorizzati a crearsi aree di ombra personali con tende e ombrelloni. Secondo Fox questa regola è in discussione: “I coach spingono perchè sia possibile, ma se autorizziamo ciascuno alla propria tenda, dovremo almeno dare regole su misure, forme e colori, altrimenti l’area della regata sarebbe qualcosa di brutto da vedere in tv…”.

Non c’è solo la questione dell’ombra: il caldo estremo per gli atleti sta facendo valutare anche alcuni aspetti tecnici, come il pompaggio libero per i windsurf RSX in condizioni di vento leggero: “Con mute, giubotti e licre ufficiali – prosegue Fox – il pompaggio nel calore può aumentare troppo la temperatura corporea, ci stiamo accertando della reale traspirazione dei giubotti e delle licre. D’altra parte non possiamo intervenire adesso e cambiare le regole sul pumping, perchè significherebbe cambiare le regole del gioco conosciute per il quadriennio. Al test event del 2019 è stato sperimentato il ritorno alla vecchia regola dei windsurf, con obbligo di indossare il salvagente solo se previsto dal Comitato. Un altra soluzione che sappiamo di poter fare quando è particolarmente caldo e umido, è un periodo abbastanza lungo e obbligatorio di riposo tra una prova e l’altra. Abbiamo visto dai dati scientifici che il periodo minimo attuale di riposo di 10 minuti non è sufficiente al corpo per raffreddarsi“.

Autorizzati i vestiti raffreddanti?

E poi c’è la questione dei cooling jackets, visti da alcuni equipaggi proprio al test event di Enoshima. Ancora Alistair Fox: “E’ una questione interessante, ci è stata posta già da alcuni team. L’interpretazione che la Giuria ha fatto delle Regole di regata della vela è stata che potevano indossare “giacche di ghiaccio” o “giacche di raffreddamento” purché lo facessero effettivamente tutti i giorni, quindi non specificamente o solo per motivi di calore. In sostanza non potresti decidere poi di non indossare un giubotto raffreddante in un giorno freddo… La questione è aperta e una decisione è attesa a marzo. Di sicuro la medical commission ha raccomandato di indossare i capi rinfrescanti tra una prova e l’altra. Quanto al limite massimo di temperatura adatto alle gare, sappiamo che per molti sport il numero magico è 32° Celsius (90° Farehneit). Per la vela sui campi di regata questo numero è difficilmente raggiunto, e comunque con vento e schizzi la temperatura si abbassa a un livello di sicurezza. Insomma speriamo che questo caldo non sia un problema eccessivo, raccomandiamo ai coach di avere ghiaccio a bordo, acqua e ombra. Sono sicuro che vedremo una grande Olimpiade della vela, senza cambiare le regole“.

Il surriscaldamento degli oceani e le trombe d’aria

Che la circolazione dei grandi trade winds del pianeta e quindi sugli oceani, sia spesso mutata da fenomeni meteorologici macroscopici, è già stato sperimentato: El Nino, La Nina, sono arrivati a invertire alisei e monsoni. La temperatura dell’acqua degli oceani in generale è in aumento con ulteriori influenze sulla circolazione, i venti e il formarsi delle depressioni. Come avviene a terra con le bombe d’acqua, le improvvise e circoscritte trombe d’aria, come dei mini-uragani, o i più grandi cicloni, anche i mari, sia a livello oceanico che locale, sono interessati dal crescere statistico dei fenomeni meteo estremi. A Rapallo ne hanno pagato un pesante tributo, solo per fare un esempio.

Anche le brezze termiche e la loro alternanza, secondo vari studi, sono sotto stress per inquinamento e temperature, global warming, costruzioni lungo le coste. Per non parlare delle specie marine e delle loro migrazioni, che portano pesci e meduse tropicali sui nostri mari, non sempre con conseguenze solo cromatiche…

Insomma il climate change, com’era prevedibile, sta toccando la vela, la sua pratica, il suo svolgimento sportivo. Come lo sci senza neve. Sport che hanno nella natura il loro teatro, il loro campo da gioco, sono soggetti alle crisi che attraversa la natura, e le cause – ormai è scientificamente provato – sono nelle attività dell’uomo.

L’appello alla mobilitazione per gli interessati

E’ tempo che chiunque ami il mare, la navigazione, la vela in crociera e in regata si trasformi (anche) in soggetto partecipe o promotore di iniziative concrete. Non mancano come si sa i progetti come sul tema delle plastiche e per la salvaguardia degli oceani. Ma bisogna anche imparare a vedere il problema nella sua dimensione planetaria, più in grande. Fare qualcosa ciascuno è importante, fondamentale, ma prendere posizione e fare in modo che a livello politico passi il concetto dell’emergenza e dell’obbligo di impostare quello che molti chiamano Green New Deal per salvare il futuro delle prossime generazioni.

Occupiamoci di barche volanti, di storie, campioni, imprese, record fatti superando tempeste: il mare e la vela sono e restano la nostra passione. Ma guardiamoci anche in giro. Per quanto potremo resistere a fare regate indossando maschere?

(Il Faro on line)(ansa vela news)

(foto@Saily)