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Lettere al direttore

Giuliacci: “A Fiumicino si respira male”

"Noi cittadini dobbiamo essere tutti consapevoli del rischio salute a cui siamo esposti per l'inquinamento dell'aria".

Fiumicino – “Egregio Direttore, noto che finalmente qualche cittadino si pone il problema di quale sia la qualità dell’aria che respiriamo in Città; la risposta è abbastanza semplice, a Fiumicino ci sono due centraline di rilevazione gestite da Arpa, una, la 86, in Via degli Orti, l’altra, la 87, a ridosso di Villa Guglielmi; i dati di queste centraline sono disponibili sul sito dell’Arpa Lazio – Centro Regionale della Qualità dell’Aria.

Ai più attenti comunque non sarà sfuggito che da inizio mese e fino al 25 Gennaio, ci sono stati ben tre sforamento del limite di legge giornaliero per le PM10, che è di 50 ug/m3, e che in altri 8 giorni si è arrivati molto vicini allo sforamento.

Nel 2019 la centralina 87 di Villa Guglielmi ha registrato una media annua di 28,4 ug/m3 su limite 40 per il biossido d’azoto, un agente inquinante che vari studi hanno dimostrato aumenti in maniera statisticamente significativa la mortalità per cause naturali, cardiovascolari e respiratorie e che quindi non dovrebbe essere, mediamente, a valori così alti.

Inoltre sempre nel 2019 la centralina 87 ha rilevato una media annua di 11,7 ug/m3 su limite 25 per le PM2,5 ma si deve tener presente che da anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità sin dal 2006 ha chiesto alla UE un abbassamento di detto limite a 10, come anche per le PM10 proponendo il nuovo limite medio annuo a 20 ug/m3 (nel 2019 la centralina 87 ha registrato un valore medio annuo di 20,8 e la centralina 86 di 17,7).

Per non citare poi quanto contenuto nella valutazione d’impatto sulla qualità dell’aria prodotto da AdR per il progetto di raddoppio dell’aeroporto nel quale si documentavano, accidentalmente, vari casi di superamento dei limiti nei punti di monitoraggio unilateralmente definiti da AdR stessa.

Certamente quello che non serve di certo alla Città sono progetti che individuino la localizzazione di nuove fonti di emissione, porti commerciali o turistici che siano, ma anche impianti di incenerimento; c’è qualcuno in città che sostiene l’idea di localizzare proprio a Fiumicino un inceneritore; chiamiamolo col nome corretto, termovalorizzatore è una parola inventata in Italia per confondere la gente e descrivere un normale inceneritore a cui è associata una turbina per la produzione di energia; non entro nel merito della necessità planetaria di ridurre lo spreco, riciclare per recuperare materia anziché bruciarla e produrla di nuovo, non serve nemmeno per produrre energia, visto che l’energia in Italia non manca e che il costo della componente energia in bolletta è la parte sostanzialmente minore di quanto paghiamo, fateci caso.

Anche il Costruttore dell’impianto di Copenhagen ammette tranquillamente che dal camino non esce vapore acqueo ma escono inquinanti, ovviamente a norma di legge, come sono a norma di legge le emissioni del moderno inceneritore di Parma (emissioni circa il doppio di quello danese).

Mai si ricorda che le PM (10, 2,5, ma anche quelle ancora più piccole ad oggi non campionabili) sono veicoli di trasporto di elementi inquinanti, ad esempio i metalli pesanti, all’interno dell’organismo, inquinanti che nel caso di incenerimento sono significativamente presenti.

Si dimentica sempre di ricordare che le emissioni vanno valutate in sommatoria, i dati oggi a disposizione per Fiumicino sono già molto preoccupanti, in particolare per il centro città e le zone limitrofe, ed all’orizzonte non è dato vedere alcun intervento di mitigazione del rischio associato.

Noi cittadini dobbiamo essere tutti consapevoli del rischio salute a cui siamo esposti per l’inquinamento dell’aria e valutare attentamente ogni nuova proposta con questo metro, il progresso ci ha portato ad un allungamento dell’aspettativa di vita ma questo non è associato ad un allungamento dell’aspettativa di vita sana, che in Italia è già inferiore alla media europea.

Questo non significa voler fermare lo sviluppo ma ricordare che, visti i dati inquietanti,  quando si avvia una nuova fonte emissiva se ne deve obbligatoriamente spegnere/ridurre un’altra, in un sano principio di programmazione nel medio/lungo periodo.

Marcello Giuliacci