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Rinnovo Inarcassa, Antonello Palmieri: “Costituire un fondo compensativo per i colleghi in difficoltà”

Dal 16 al 20 marzo elezioni per il rinnovo dell'Inarcassa, cassa di previdenza e assistenza per ingegneri e architetti. Cosa c'è che non va e quali sono le proposte di Antonello Palmieri

Roma – L’Inarcassa, cassa nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti liberi professionisti, verso il rinnovo degli organi direttivi. E Antonello Palmieri, architetto tra i più affermati della Capitale, presidente dell’associazione Roma Nuova, vuole portare il suo contributo.

L’Inarcassa è un’associazione privata, basata su uno Statuto predisposto dal Comitato Nazionale dei Delegati e approvato dai Ministeri vigilanti. Tra i compiti di Inarcassa rientra non solo l’erogazione delle pensioni ai propri iscritti, ma anche l’intervento al loro fianco nel momento del bisogno come l’inabilità temporanea, anche nello stanziamento di fondi per sostenere lo start up degli studi professionali più giovani, l’espansione di quelli già collaudati, l’aggiornamento e la formazione continua.

Inarcassa oggi conta circa 160.000 iscritti, di cui circa il 50% ha meno di 40 anni di età; mentre circa 50.000 contribuiscono solo in termini di contributo integrativo. Attualmente l’Ente eroga pensioni per circa 14.000 persone.

Antonello Palmieri, architetto tra i più noti, presidente di Roma Nuova, è tra i candidati per il rinnovo dei consiglieri delegati di Inarcassa alle elezioni del 16, 17,18,19 e 20 marzo prossimo.

Antonello Palmieri, presidente di Roma Nuova

Cos’è che non va Palmieri?
Innanzitutto la gestione del patrimonio immobiliare da parte dei vertici dell’Istituto che, pur in presenza di un avanzo economico dichiarato di circa 500 milioni di euro, non trova paradossalmente risorse per alleviare la situazione di oggettiva difficoltà in cui si trova allo stato attuale la maggioranza degli iscritti che ancora resistono. Considero un campanello d’allarme il fatto che sono molti coloro che da Inarcassa hanno scelto di cancellarsi perché non se la possono “permettere”. Oggi per fare solo un esempio, in caso di mancato versamento della contribuzione minima prefissata (circa 3000 euro) è previsto il decadimento automatico dell’iscritto per quell’anno dalla pensione. Non c’è differenza se i contributi mancanti per raggiungere la pensione minima sono tanti o pochi: avviene in automatico, esponendo alcuni iscritti al rischio di perdere per sempre la prestazione che dovrebbe essere garantita dai precedenti anni di versamenti“.

Quindi c’è un problema di limitate strategie di solidarietà nonostante un patrimonio immobiliare da mezzo miliardo di euro che dovrebbe garantire buoni proventi. Non è così?
A dire il vero se andiamo a esaminare da vicino la rendicontazione del patrimonio immobiliare ci accorgiamo che sappiamo molto poco di come effettivamente vengono investiti i ricavi derivanti da questa gestione che potrebbero essere utilmente indirizzati all’istituzione di un fondo compensativo che metterebbe al riparo i professionisti oggettivamente in difficoltà. Come noto, a decorrere dal 2010 ‘parte del patrimonio immobiliare’ è stata conferita da Inarcassa alla Società di Gestione Risparmio (SGR) Fabrica di cui azionisti di riferimento sono il Gruppo Caltagirone e MontePaschi di Siena, che gestisce 13 differenti linee di fondi immobiliari (di cui una per l’appunto è quella denominata Fondo INARCASSA) riferiti ad un patrimonio immobiliare complessivo stimato in circa 3,4 miliardi di euro, in termini di ‘asset under management’. Alla fine di marzo del 2014 Fabrica Immobiliare SGR, per conto del Fondo Inarcassa RE, ha concluso l’acquisto di un immobile di proprietà di Telecom Italia SpA, ubicato in una zona di pregio elevato nel centro di Milano (Piazza Affari, Duomo). L’operazione è stata conclusa ad un prezzo di 75 milioni di euro e -contestualmente al rogito- il Fondo (Fabrica) ha stipulato con Telecom Italia un contratto pluriennale di locazione per l’uso dell’immobile, che resterà sede dell’headquarter milanese della Telecom stessa. Per effetto di tale investimento, il portafoglio del Fondo Inarcassa RE è salito a 7 immobili a prevalente uso uffici e commerciale, localizzati nei principali capoluoghi di regione italiani (Milano, Roma, Torino e Palermo), e secondo quanto dichiarato pubblicamente dal Fondo, il valore complessivo del patrimonio -compresa la plusvalenza derivante dall’operazione in argomento- ammonterebbe a circa 270 milioni di euro. Ma dalla tabella riepilogativa estratta dai documenti pubblici obbligatori che forniscono il rendiconto circa i risultati ottenuti dalla gestione annuale del Fondo, risulta una dicotomia tra il valore patrimoniale pubblicizzato da Inarcassa a fine marzo 2014 (270 milioni di Euro) dopo la richiamata “operazione Telecom” ed il valore contabile del patrimonio, iscritto rispettivamente in bilancio di rendicontazione 2012 (197 milioni di euro), e quello dell’anno 2013 (196 milioni di euro)“.

In ogni caso i conti sono fortemente in attivo. Antonello Palmieri non è d’accordo?
La relazione annuale sul bilancio Inarcassa segnala che ‘Nonostante la crisi derivante dalla congiuntura internazionale il Bilancio del 2013 chiude con un avanzo economico di 787milioni di euro, in aumento rispetto al 2012 di 41 milioni di euro. Sebbene i mercati abbiano registrato un’elevata volatilità, i proventi finanziari, al netto delle rettifiche di valore, sfiorano i 200 milioni di euro e la componente reddituale generata dal portafoglio supera, di 83 milioni di euro, il dato del 2012’. Inoltre il patrimonio immobiliare dichiarato è di 700 milioni di euro. Se tutto questo è vero, mi chiedo, perchè non attuare strategia di sostegno ai colleghi in difficoltà‘”

Cosa intende?
Torno all’esempio iniziale del collega che non riesce a versare la contribuzione annuale minima per gestioni legate all’innegabile crisi del settore. Penso che sarebbe più equo che la Cassa valutasse quanti contributi mancano a quell’iscritto di cui parlavo all’inizio, per raggiungere il minimo e li integrasse attraverso risorse stanziate in un fondo compensativo? Il fondo, a carattere perequativo e di garanzia dovrebbe operare in piena trasparenza e pubblicità e dalla sua operatività sarebbe esclusa ogni finalità speculativa e di lucro. I proventi del fondo deriverebbero per il 2-4 per cento dai contributi soggettivi e per il resto da una gestione finanziaria trasparente e sottoposta a controllo da parte di un comitato tecnico – gestionale composto anche dai rappresentanti degli iscritti, del patrimonio immobiliare dell’Istituto“.

Un attivo di bilancio così significativo in cosa può essere finalizzato a vantaggio degli iscritti all’Inarcassa?
Nel quadro del sostegno agli iscritti in difficoltà, sarei fortemente impegnato all’impiego di parte dell’avanzo economico per la costituzione di un fondo di agevolazioni per consentire il riscatto della laurea a chi non ha potuto ottemperare al riscatto medesimo“.