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Maricetta Tirrito: “Morosità case popolari di via Gonin, pasticcio della Raggi. Va azzerato tutto”

"Ad oggi non è permesso agli inquilini inquilini di verificare la reale posizione debitoria"

Roma – Figlie “trasformate” in mogli e viceversa, situazioni reddituali non caricate, decessi ignorati, malattie non considerate; è il delirio di imprecisioni, inesattezze e veri e propri errori contenuti negli atti notificati agli utenti, facendo talvolta lievitare le pigioni a cifre inverosimili.

Le morosità, o presunte tali, delle case popolari di via Francesco Gonin, a Roma, nascono da questa babele di documenti contrastanti, il cui culmine è l’assenza totale di un estratto conto certificato, che possa stabilire con certezza chi e quando deve pagare al Comune di Roma.

Il Campidoglio, invece di capire bene le singole posizioni debitorie e poi muoversi per il recupero, ha pensato negli anni di fare due operazioni parallele, entrambi le quali destano perlomeno perplessità.

Da una parte – tramite diverse società di riscossione, dalla Romeo alla Prelios, dall’Isveur ad Aequaroma – ha chiesto alle singole famiglie (circa 20.000) un totale di 100 milioni di euro, senza però avere né estratti conto debitori certificati né, sembrerebbe, neanche in formale passaggio di documentazione tra le diverse società. Non solo, ma pur non avendo certezza del debito, né tanto meno della riscossione dello stesso, ha inserito la cifra a Bilancio comunale, un artificio per dire di poter contare su dei soldi che in realtà non ci sono, non arriveranno e, come detto, non sono stati neanche correttamente conteggiati.

Della vicenda si è occupata in prima linea, il Laboratorio Una Donna per la tutela dei diritti delle donne e dei deboli, schierandosi al fianco delle famiglie anche in sede giudiziaria.

“Sulla gran parte delle morosità contestate – spiega Maricetta Tirrito, presidente del Laboratorio Una Donna – pende l’incognita della precisione della richiesta. Ad oggi, infatti, non è possibile venire a capo delle richieste di pagamento, perché dopo decine di richieste, solleciti, esposti e denunce, il Comune di Roma non rilascia un estratto conto debitorio certificato.

La Raggi ha basato la sua campagna elettorale sul tema della trasparenza e del rapporto con i cittadini; se è vero che lo slogan dei 5 Stelle era ‘Uno vale uno’, ad oggi possiamo dire che si è trasformato in ‘Uno vale nessuno’, vista la sistematica violazione dei diritti dei singoli cittadini delle cape popolari.

I diritti dei più deboli – afferma Tirrito – sono sempre calpestati. Il Comune di Roma dovrebbe assistere chi ha bisogno, invece così non è. Anzi, il modus operandi risulta al limite della legalità, perché chiedere soldi, aggiungere interessi e mettere in ginocchio il debitore, senza avere conteggiato con i crismi di legge il richiesto, assomiglia a modalità che non sono lontane da quelle usate dagli usurai.

Sia chiaro, non stiamo dicendo che il Comune sia nel solco dell’illegalità nel cercare di recuperare passate locazioni, ma il modus operandi della richiesta sì. Per questo – conclude Tirrito – abbiamo già presentato un esposto e due denunce, a fronte di recuperi delle morosità non chiari”.

Da anni il Laboratorio Una Donna segue le vicende degli assegnatari delle case popolari , ma ad oggi non è permesso agli inquilini di verificare la reale posizione debitoria e dunque di accedere alla richiesta eventuale di rateizzazione per il saldo del dovuto.

La Aequaroma che oggi è Ente riscossore, eredita una situazione disastrosa, falsata e parziale attraverso una catena di passaggi tra società che nel tempo hanno male svolto l’attività di archivio storico individuale. Non si tratta di non voler pagare, ma di pagare ciascuno il giusto per la sua reale situazione. Una battaglia di giustizia.

Chiedo alla Raggi di azzerare le morosità che imputa agli assegnatari delle case popolari. Subito! Se non può dimostrarle, non può chiederle, né tanto meno metterle a bilancio”.

(Il Faro on line)