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Formia, il sindaco Villa querelato per diffamazione

A querelare il Sindaco di Formia, Luigi Ascione, imprenditore che ormai da tempo risiede in città.

Formia – Succede. Succede a Formia che il Sindaco venga querelato per diffamazione per aver “osato” parlare di camorra e di come questa inquini l’intero comprensorio a livello economico e sociale. Succede che il suo discorso, risalente al febbraio del 2019, durante la Commissione antimafia regionale, non sia passato inosservato ma che, anzi abbia “offeso” qualcuno.
Ma chi avrebbe offeso? Luigi Ascione, imprenditore che, ormai da tempo, risiede a Formia. Probabilmente, Ascione – la cui famiglia non viene citata nelle relazioni che l’antimafia redige ogni sei mesi – ha deciso di rivolgersi alla magistratura per chiarire come mai anche lui e i suoi parenti siano stati citati nel “famoso” discorso del Sindaco.

La vicenda

Come già detto, la vicenda ha inizio il febbraio dell’anno scorso.  La Regione convoca in commissione antimafia ben 9 sindaci – tutti della provincia pontina, tranne Anzio -, ma i presenti effettivi saranno soltanto tre: Paola Villa, Antonio Fargiorgio (sindaco di Itri) e Giancarlo Cardillo (sindaco di Castelforte).

In quella stanza, quindi, si registrano assenze pesanti e in quel silenzio dissonante, poco può fare la presenza di Gennaro Orlandi, inviato in qualità di delegato del Sindaco di Minturno (completamente assenti, invece, i sindaci di Terracina, Gaeta, Fondi, Santi Cosma e Damiano e Anzio).

Ma a rompere il velo di Maya, ci pensano prima Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio antimafia regionale, e poi lei, Paola Villa. Entrambi, in quell’occasione, useranno parole forti che non potranno essere fraintese. In particolare, il Sindaco di Formia dirà: “A Formia abbiamo 12 famiglie riferibili ai Casalesi.”

Non solo. In quel discorso, il Sindaco fa nomi e cognomi, cita date ed episodi, sequestri e vicende giudiziarie. Insomma, non risparmia niente e nessuno.
In questo fiume di citazioni, però, ci finiscono anche gli Ascione. In particolare, il Sindaco sottolineò anche un fatto di cronaca all’ora recente: l’investimento brutale di Cristiano Campanale, fidanzato proprio con una delle figlie di Ascione.

Ma perché proprio gli Ascione?

A questo punto una domanda sorge spontanea: perché, se gli Ascione non vengono neppure citati nelle relazioni dell’Antimafia, finiscono nel discorso del Sindaco di Formia?
Ebbene, se è vero che nessuno degli Ascione è stato mai condannato per associazione mafiosa, è altrettanto vero che sono diverse le vicende giudiziarie che li hanno visti coinvolti.

Nel dicembre 2011, infatti, Giuliano, Michele e Luigi Ascione furono arrestati per i reati di associazione a delinquere di stampo camorristico e intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose (poi assolti).

Non solo. Negli anni subirono anche sequestri ingenti: terreni, fabbricati, aziende e stabilimenti balneari. Secondo le cronache dell’epoca, gli Ascione  si “occupavano”del commercio di autoveicoli e del settore edilizio-immobiliare e nei loro conti, secondo quanto emerse dalle indagini della Finanza, transitarono, tra il 2002 e il 2005, circa 18 milioni di euro.

Dopo tre mesi, a febbraio 2012, arrivarono altri sequestri della Finanza di Roma, su richiesta della DDA partenopea: un’imbarcazione da diporto ed altri 41 immobili situati in provincia di Latina e di Napoli. Nello stesso periodo, presso diversi istituti di credito, furono rinvenuti circa 6 milioni di euro, depositati su svariati conti bancari. Un patrimonio che, se sommato insieme a quello già oggetto di sequestro nel 2011, non trovava, a detta degli investigatori, alcuna giustificazione, considerati quali erano i redditi dichiarati dagli Ascione e dalle società a loro appartenenti.

Attenzione però: nel 2015, la Corte d’Appello di Napoli assolse per “non aver commesso il fatto” Giuliano Ascione, imputato nell’operazione Tahiti per concorso esterno in associazione camorristica nell’ambito del processo relativo ai presunti legami con il clan Mallardo. Venne quindi disposto il suo ritorno in libertà e  venne revocata la confisca, per svariati milioni di euro, di tutti i suoi beni. Giuliano Ascione, lo ricordiamo, era stato condannato dal Tribunale di Napoli a 6 anni e 8 mesi di carcere. Gli altri dieci imputati, tra cui i suoi fratelli Michele e Luigi e ritenuti dalla Dda intestatari fittizi dei suoi beni, erano stati assolti.

Nel 2016, infatti, gli Ascione furono di nuovo protagonisti di una confisca per un valore complessivo di 49 milioni di euro, di cui circa una metà nel territorio formiano, che fu il seguito dei sequestri eseguiti negli anni precedenti (da sottolineare: alla fine tutti i beni vennero loro restituiti).

“Nei confronti degli Ascione – scrissero gli investigatori nella loro tesi accusatoria -, ai fini di prevenzione, sono stati raccolti concreti indizi di appartenenza al sodalizio camorristico, qualificanti una spiccata pericolosità sociale, anche alla luce di plurime dichiarazioni di importanti collaboratori di giustizia appartenenti al medesimo clan camorrista dei Mallardo. Tutti e tre i fratelli hanno intrattenuto e trattengono “rapporti costanti con i fratelli Dell’Aquila, con la famiglia Mallardo e con esponenti del loro clan”, relazioni d’affari aventi natura “illecita” e finalizzati al perseguimento dei “principali obiettivi del gruppo camorristico”: il riciclaggio di denaro.”

Una dichiarazione netta, che, però, nel 2018, venne quasi del tutto smentita: grazie alle assoluzioni incassate in primo grado e in Corte d’Appello, agli Ascione furono restituiti quasi tutti i beni confiscati. La Corte d’Appello di Roma, infatti, accolse il ricorso dei fratelli Ascione. Venne, quindi, anche revocata la sorveglianza speciale inflitta dal Tribunale di Latina nel 2016.

Dopo quasi un decennio passato tra indagini, Tribunali e confische, quindi, la famiglia Ascione venne riconsiderata: la loro pericolosità sociale, ipotizzata dagli investigatori, non esisteva.

La parola (ancora) alla magistratura

Fin qui, i fatti come sono raccontati dai faldoni dei Tribunali. Resta il grido d’allarme lanciato dalla Villa, come resta la querela di Luigi Ascione. Ancora una volta a decidere sarà un Tribunale.

(Il Faro on line)