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Maricetta Tirrito: “Incinta durante il 41bis? Minata la credibilità del sistema-Giustizia”

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Roma – “Il 41bis non è il numero di autobus sul quale sali e scendi a tuo piacimento. E’ un regime carcerario ristretto, necessario per la pericolosità dei soggetti che ne sono ascritti, nel quale si viene inseriti a fronte di indagini e riscontri oggettivi su fatti gravissimi che riguardano la vita delle persone, dei cittadini, degli italiani”. Lo afferma Maricetta Tirrito, Portavoce del Comitato dei collaboratori di giustizia italiani (COGI).

“La notizia che un detenuto in 41bis abbia potuto mettere incinta la propria donna – prosegue – lascia esterrefatti, perché squarcia un velo di approssimazione – se vogliamo essere gentili – su come in realtà vadano le cose in carcere, ovviamente solo per un certo tipo di detenuti.

Le cronache giudiziarie ci hanno consegnato evidenze per cui, dal regime carcerario, si è stati in grado di gestire il traffico della droga, impostare la riscossione del pizzo, commissionare omicidi. Oggi viene fuori anche l’altra faccia di questa medaglia, ossia la “bella vita” che è stato possibile fare dentro le mura di un penitenziario. Lo stato di gravidanza è evidentemente solo la cartina di tornasole di un sistema che permetteva chissà cos’altro.

E’ uno spaccato della lotta alla mafia quanto meno imbarazzante, che mette seriamente in difficoltà il mondo dei collaboratori di Giustizia, sempre più scoraggiati da uno Stato che da una parte, fa di tutto per agevolare la vita in carcere dei mafiosi, e dall’altra parte, garantisce la tutela e la possibilità di vivere normalmente a chi decide di pentirsi,

In un sistema carcerario al collasso, più volte ripreso dal Tribunale europeo per i diritti dell’Uomo per le condizioni disumane di alcuni istituti di pena, pensare che i mafiosi in 41bis possano fare ciò che più gli aggrada è un colpo ferale alla credibilità del sistema-Giustizia. La fatica che le forze dell’ordine fanno per arrivare a determinati arresti, il coraggio di magistrati che non hanno paura di scrivere sentenza giuste – chiude Tirrito -, non possono essere sviliti da simili episodi”.

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