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Comandante originario di Latina Scalo resta in Cina e ammette: “Non voglio mettere a rischio la mia città”

Vincenzo Zarro, comandante della Qindao Airlines ha deciso di non tornare dalla sua famiglia a Latina Scalo ma di rimanere in Cina .

Latina – Non rientrerà a Latina Scalo, il comandante di una compagnia aerea cinese originario del capoluogo pontino. Una scelta consapevole la sua, che ha deciso di raccontare a Marco Pasciuti de Il Fatto quotidiano nei giorni scorsi.

Resto qui in Cina, non metto a rischio i miei figli. Servirebbe il test volontario” ha raccontato il comandante, che ora si trova in quarantena volontaria a Qingdao, metropoli cinese con quasi 9 milioni di abitanti. “Magari non mi ammalerò mai, ma statisticamente ho più probabilità di prendere il virus di chi lavora a casa. Sto su un aereo per tre ore con centinaia di persone, può essercene una contagiata.”

E, ancora, il comandante racconta: “La compagnia non mi ha posto limiti, i nostri contratti durano quattro settimane e poi stiamo fermi per altre quattro settimane durante le quali in genere rientro a Latina Scalo.” In genere, ma non questa volta. Ma il comandante sembra non avere dubbi al riguardo e spiega: “Come faccio a tornare nella mia cittadina, poche migliaia di abitanti? Tutti sanno che arriverei dalla Cina. Là i miei figli vanno a scuola, le mamme dei compagni di mia figlia comincerebbero a chiedere alla preside di non farla entrare in classe?”

Il comandante: “Non ci si può sottoporre al test se non si ritorna volontariamente dalla Cina”

A Il Fatto il comandante ha poi spiegato che, insieme ad alcuni colleghi ha provato a mettersi in contatto con lo Spallanzani di Roma e “abbiamo scoperto che non esiste un modo per essere sottoposti volontariamente al test se non si ritorna direttamente dalla Cina.” E ancora: “Al check-up si può accedere solo con canali sanitari attivati attraverso il 112 o chiamando il 1500 del ministero della Salute. Quindi il test ti viene fatto solo dopo un ricovero. E anche se volessi fare 14 giorni di quarantena, dove potrei farli? In casa, rischiando di contagiare i miei figli? In albergo dove metterei in pericolo altre persone?”

Poi, il comandante ha spiegato che, in qualche modo, non è solo: “Qui a Qingdao c’è un altro pilota italiano, a Shanghai ne conosco altri cinque. Ho colleghi che sono tornati in Italia, uno se ne è andato a chiudersi in una casetta che ha in montagna. Non conosco nessuno che abbia fatto l’irresponsabile.”

Sottolineando, però, che anche se sono stati chiusi i voli diretti dalla Cina “la gente continua ad arrivare facendo scalo in altri Paesi. È difficile fare in modo che uno non atterri a Francoforte e da lì prenda un altro aereo per l’Italia. Per questo sarebbe utile mettere in piedi un protocollo per discriminare chi è sano da chi non lo è”.

La nuova routine del comandante

Infine, il comandante svela in cosa consiste la sua nuova routine: “La security del parco condominiale in cui vivo, 15 palazzi da 40 piani, mi misura la temperatura ogni volta che esco e che rientro a casa: se ho più di 37.3 si attiva il protocollo antivirus. Per uscire devo avere un pass rilasciato dall’amministrazione. In qualsiasi locale pubblico devo registrarmi con il cellulare. Così le autorità tengono traccia di tutti i miei spostamenti e se vengo contagiato possono ricostruire i possibili contatti e isolare le persone che ho incontrato. E per rientrare a casa devo mostrare di nuovo il pass, perché nessuno può entrare in un condominio che non è il suo. E a casa non posso far salire neanche un amico.”

In foto: Qingdao