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Alla biblioteca di Ladispoli una conferenza sulla Repubblica di Salò: esplode la polemica

Botta e risposta tra l'Anpi e l'assessore Milani, il Pd: "Confronto storico in sede privata"

Ladispoli – Alla biblioteca comunale di Ladispoli si tiene una conferenza sulla Repubblica di Salò, esistita tra il settembre 1943 e l’aprile 1945, e insorge l’Anpi, che cita Dario Fo: “La Repubblica di Salò? Una vera truffa. Avevo 17 anni e la scelta era o andare in Germania a lavorare o aderire. A scuola solamente una voce, menzogne e retorica, non sapevamo dell’infamia contro gli ebrei. Un periodo, quello di Salò, durato pochi mesi ma per me una vita. Abbiamo capito la truffa. Mussolini? Si recitava addosso”.

“Replichiamo con la testimonianza di un autore/attore, di livello mondiale, alla Conferenza di mercoledì 26 febbraio, ore 16, alla Biblioteca Comunale di Ladispoli, Peppino Impastato, dedicata a ‘La voce dei vinti’, relatore Gianluca Zanella, promossa dall’Assessorato alla Cultura della Giunta del Sindaco Grando. Nel comunicato/invito si legge:

Punterà lo sguardo sulla memorialistica e i racconti scritti da coloro che, a seguito dell’8 settembre 1943, scelsero di aderire alla Repubblica Sociale Italiana rimanendo così fedeli al regime. Ascolteremo le voci di questi soldati che combatterono con fierezza ritenendo di stare dalla parte giusta: autori sconosciuti ai più, dimenticati, talvolta messi al bando da un sistema culturale che, negli anni, ha dato voce ai vincitori, mettendo a tacere i vinti. Questo ultimo sguardo sugli eventi di quel disperato periodo storico ci aiuterà a capire meglio gli aspetti umani e terribili di una guerra sbagliata.

“Appunto – prosegue l’Anpi di Ladispoli-Cerveteri -, una guerra che ci è costata anni per ricostruire dalle macerie. Una guerra di cui la Repubblica di Salòfu solo il colpo di coda voluto dalla Germania nazista e ‘guidato da Benito Mussolini, al fine di governare parte dei territori italiani controllati militarmente dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre’. Di fatto uno stato fantoccio, nelle mani di Hitler, al quale hanno aderito consapevolmente adulti fedeli al patto Roma-Berlino-Tokio e forzatamente giovani cresciuti sotto la cappa dell’ignoranza e della propaganda di regime come il diciassettenne Dario Fo il quale, fortunatamente insieme a tanti altri, riuscì a scappare.

Perfino la propaganda per il reclutamento dei repubblichini era gestita da Goebbels, col simbolo delle SS in primo piano, e di notte c’era chi rischiava la vita per strappare i manifesti. I vinti sono coloro che coltivavano l’ideologia malvagia della supremazia razziale e del regime totalitario sotto i simboli del fascio littorio, della svastica e del sol levante. Ideologia contro la quale combatterono le forze alleate affiancate dalla resistenza di tutti quei popoli del Pianeta minacciati, compresa l’Italia.

Viviamo in un periodo in cui purtroppo si susseguono episodi di intolleranza con il riapparire di svastiche, slogan e simboli nazifascisti che oltraggiano tutto ciò che rappresenta la testimonianza storica della Seconda Guerra Mondiale e della Repubblica Italiana nata dal 25 Aprile. Questa conferenza, così come è presentata, ha il sapore del revisionismo al pari di una Piazza intitolata a Giorgio Almirante firmatario, mai pentito, delle leggi razziali. La Costituzione consente la libertà d’espressione ma non l’apologia del fascismo sotto mentite spoglie pseudo culturali, ‘e dietro ogni articolo della Carta costituzionale stanno centinaia e centinaia di partigiani che sono caduti per la libertà del popolo italiano'”, conclude la sezione Anpi “Domenico Santi” di Ladispoli-Cerveteri.

La replica dell’assessore Milani

Immediata la replica dell’assessore Marco Milani, che commenta: “La libertà è un concetto ampio e profondo e non può essere sfruttato secondo convenienza. Non può essere piegato ai propri fini, ritenendolo un principio irrinunciabile se si deve esporre la propria idea e mutare atteggiamento se a esporre è qualcun altro.

Da storico, io voglio sentire tutti, voglio approfondire e confrontarmi con chiunque e, nel caso, convincere con la dialettica e la ragione il mio antagonista. Da storico ma anche da Assessore. L’Anpi non tollera una conferenza sul tema dei vinti? Ce ne faremo una ragione. E tiriamo avanti”.

“Il nostro Paese, nel dopoguerra, ha attraversato decenni terribili durante i quali ha rischiato di soccombere e di accogliere la nefasta ideologia comunista – prosegue l’assessore -. La ‘libertà’ conquistata sul campo ci ha offerto in sacrificio al vincitore tra i vincitori, il capitalismo, trasformandoci in una colonia yankee, mentre altri Paesi (più fortunati? Più sfortunati? Questione di opinioni…) hanno dovuto soccombere alla stella vermiglia e al giogo comunista, responsabile di milioni di morti. Sono i vincitori a fare la storia e, aggiungo io, a fare la società in cui si vive”.

L’assessore alla cultura cita anch’esso Dario Fo, “superbo uomo di cultura da me molto amato, come esempio di potere, tanto da poter attuare il ‘Soccorso Rosso Militante’ a beneficio, tra gli altri, anche dei terroristi rossi, senza subire alcuna conseguenza. La storia è una, le visioni che si hanno di essa, molteplici. Finché lo ‘scontro’ è dialettico e pacifico non permetterò a nessuno di vietare questa o quella conferenza. Tanto meno all’Anpi. Invito pertanto tutti a partecipare alla conferenza di mercoledì 26 febbraio”.

Il Pd: “Confronto storico in sede privata”

Parole che non sono piaciute al Pd di Ladispoli, che controreplica all’assessore: “Sì, ‘la libertà è un concetto ampio e profondo e non può essere sfruttato secondo convenienza’ – come Lei afferma – e questo concetto è ampiamente trattato nella Costituzione Italiana che indubbiamente Lei conosce bene quando e come è nata. Però nella Sua replica alla sezione Anpi di Ladispoli-Cerveteri non ne tiene conto e afferma: ‘Da storico, io voglio sentire tutti, voglio approfondire e confrontarmi con chiunque e, nel caso convincere con la dialettica e la ragione il mio antagonista’.

Nulla osta se questo ‘confronto’, Suo personale, avviene in una sede privata e non nella Biblioteca Comunale di Ladispoli le cui finalità sono ben descritte nel regolamento e non contemplano operazioni di revisionismo storico camuffate da iniziative culturali”.

“Nella storia della Biblioteca Peppino Impastato – proseguono i dem – non si è mai verificato che un Assessore alla Cultura usasse questo bene comune per scopi propagandistici legati a ideologie o partiti di appartenenza contravvenendo all’uso istituzionale della struttura. Lei ha rotto la tradizione. L’Anpi ha esposto correttamente la storia della Repubblica nazifascista di Salò, anzi avrebbe potuto calcare la mano riesumando fatti e misfatti, ma evidentemente il resoconto, pur essendo essenziale, ha toccato un nervo scoperto come si evince dalla Sua reazione.

Reazione nella quale cerca di depistare la testimonianza repubblichina di Dario Fo (Lei dice di averlo amato) divagando anche a sproposito sulle convinzioni politiche del Premio Nobel della Letteratura, nonché la critica al sistema italiano del dopo guerra”.

“Tutto questo però non toglie nulla al fatto che la Repubblica di Salò fu una creatura voluta dal capo del Terzo Reich, Adolf Hitler col supporto del responsabile della propaganda nazista Joseph Goebbels – aggiungono dal Pd -. ‘I vinti sono coloro che coltivavano l’ideologia malvagia della supremazia razziale e del regime totalitario sotto i simboli del fascio littorio, della svastica e del sol levante’ secondo il patto Roma-Berlino-Tokyo. Questa è la verità storica e non ci sono esaltazioni nostalgiche che possano rimuoverla”.

“Sono lontani i tempi in cui Lei esordì come scrittore col romanzo ‘L’inverno del pesco in fiore’ che sicuramente, trattando la trama anche il periodo bellico, deve averla impegnata in una ricerca storica degli avvenimenti descritti peraltro con obiettività. La invitiamo pertanto ad esercitare il suo ruolo di Assessore alla Cultura sul binario delle competenze previste senza deragliare sul terreno della propaganda politica”, concludono dal circolo del Pd Ladispoli.

(Il Faro online)