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Psicosi coronavirus a Ladispoli, Agresti: “Il vero problema sono i social”

Il Preside dell'Istituto Corrado Melone: "Sorvolo sulle maestre di un’altra scuola vicina che, dalle finestre, scattavano foto alle ambulanze giunte velocemente"

Ladispoli – “Non mi va di redarguire quella maestra che ha chiesto di chiamare di genitori di un bambino cinese perché questi stava poco bene ed ha allarmato i vari collaboratori scolastici (gli ex bidelli) che man mano hanno modificato l’informazione iniziale fino a che qualcuno mi ha detto testualmente: ‘Preside, un bambino cinese ha la febbre alta e non respira bene’ (esattamente i sintomi del Covid-19)”, si legge in una nota diffusa da Riccardo Agresti, preside dell’Istituto Corrado Melone di Ladispoli.

“In fin dei conti – continua Agresti – aveva adottato la procedura che sempre viene usata nella nostra scuola. Peccato che non avesse realmente misurato la temperatura e che la catena di trasmissione delle informazioni si sia fatta suggestionare dalle insulse chiacchiere dei social.
Non posso darle torto: non è un medico, né una virologa e l’insensata paura, che si sta diffondendo assurdamente fra noi, ha contagiato anche il personale scolastico. Le mie indicazioni sono state ovviamente di chiamare immediatamente i genitori e subito dopo chiedere informazioni su come comportarsi in questo caso al numero dedicato ‘1500’. Tuttavia al ‘1500’, per molti minuti, non ha risposto nessuno perché la linea era intasata”.

“È stato allora – spiega il Dirigente scolastico – che si è interpellato il 118 i cui operatori sono stati efficientissimi. Occorre sottolineare che, prima ancora dei genitori, sono arrivate ben due ambulanze, una delle quali con medici e paramedici con la protezione completa antivirale. Naturalmente sorvolo sulle maestre di un’altra scuola vicina che, dalle finestre, scattavano foto alle ambulanze giunte velocemente, e non commento il conseguente starnazzare su WhatsApp che ha coinvolto le mamme che si accordavano nel non far venire i figli a scuola oggi. Non voglio, infatti, parlare della stupidità degli ignoranti: sono abituato da tempo a vivere in un Paese in cui vi sono 60000000 di commissari tecnici della Nazionale, 60000000 di docenti, 60000000 di Presidenti del Consiglio, 60000000 di medici (ora tutti con specializzazione in virologia)… insomma, 60000000 di esperti da bar, leoni da tastiera che magari non hanno mai letto nemmeno un libro, ma si permettono di credersi alla pari di studiosi di fama internazionale”.

“Desidero invece lodare la dottoressa e il personale paramedico intervenuto. Vicino a quel bambino, la loro professionalità si era ammantata di gentilezza, la loro conoscenza si era ricoperta di parole dolci, quella specie di ‘astronauta’ che prendeva i suoi parametri vitali faceva trasparire il sorriso dal di sotto di quella mascherina che gli copriva il volto. Al termine della visita era chiaro che il bambino stava bene, o quantomeno non era infettato dal Covid-19, ma la serenità e l’amore con cui questi eroi hanno trattato chi avrebbe potuto mettere a rischio la loro vita, collide con forza con quegli ignoranti che insultano gli stranieri (proprio ora che gli untori siamo noi); il coraggio con cui svolgono il proprio lavoro urta duramente con quei vigliacchi che si allontanano dagli altri; la loro conoscenza confligge con forza con l’incompetenza di chi parla senza sapere”.

“Ecco: non è di una situazione di falso allarme che ho voluto parlare (comunque meglio di un allarme non emanato che dimostra la massima attenzione del nostro personale alla sicurezza dei bambini), ma di una circostanza di normale coraggio, di tranquilla grandezza, di semplice valore di medici e paramedici che brilla fra tanta mediocre ignoranza”, conclude Riccardo Agresti.

(Il Faro online)