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Coronavirus, economia in crisi: siamo tutti in “zona rossa”

Vanno previsti "da subito" incentivi e soluzioni che accompagnino l'intero comparto delle piccole e medie imprese

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Siamo davvero in un mondo globalizzato o la parola viene usata solo in modo accademico? La domanda non è peregrina, visto quel che sta accadendo a livello mondiale, dopo l’esplosione della psicosi coronavirus e le gravi conseguenze delle decisioni prese dai singoli governi.

Se è vero che in alcuni centri si è arrivati alla quarantena sanitaria forzata, è altrettanto vero che le conseguenze della paura diffusa hanno messo in quarantena anche il mondo del lavoro, delle imprese, del turismo, della distribuzione delle merci, della libera circolazione delle persone, del trasporto aereo intercontinentale, con delle conseguenze che, ad effetto domino, stanno mettendo in ginocchio l’economia dei territori, con danni economici non più recuperabili.

La soluzione al problema non è solo, dunque, quella di prendere provvedimenti ad hoc per le cosiddette “zone rosse”, ma per l’intera economia coinvolta.

Nella prima città  del Lazio dove si è registrato un caso di coronavirus ad esempio, e cioè a Fiumicino, le conseguenze sono pericolosissime. Le prenotazioni degli alberghi e dei bed & breakfast si sono pressoché azzerate, così come quelle dei car vallet e dei parking; conseguenze gravi anche nel cuore dell’economia cittadina, la ristorazione. Decine di attività sono in affanno o rischiano di precipitarvi a breve.

Alcune campagne di allarmismo, poi, non hanno aiutato a descrivere la Città come una località assolutamente sicura, dove la gente continua a vivere, lavorare , mangiare e divertirsi. Ma tant’è.

Il problema, comunque, non è di un singolo centro, ma più generale. I voli fermi, i divieti di ingresso in altri Paesi, hanno bloccato ogni tipo di attività connesse: niente più riunioni all’estero, fermi i viaggi di vacanza, stop alle convention.

Insomma, un blocco totale che va fronteggiato subito, cambiando le modalità di comunicazione (anche se, a dir la verità, la frittata ormai è fatta), ma soprattutto prevedendo incentivi e soluzioni che accompagnino l’intero comparto delle piccole e medie imprese, soprattutto sui territori.

Non tutti hanno la possibilità di mettere in cassa integrazione i dipendenti, per le Pmi non esistono ammortizzatori sociali. Eppure è proprio sulle piccole e medie imprese che si regge il tessuto economico italiano, non sui grandi gruppi. Dunque gli amministratori locali si facciano sentire, affinché il Governo capisca che, per quanto riguarda l’economia, siamo tutti in “zona rossa”. Prima che sia troppo tardi.

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