Quantcast

Seguici su

Cerca nel sito

Il coronavirus uccide lo smog

A causa dell'emergenza sanitaria scatenata dal diffondersi del Covid-19, la Cina avrebbe ridotto le proprie emissioni di anidride carbonica del 25%

Pechino – Non tutti i mali vengono per nuocere, ha detto qualcuno. E nemmeno il nuovo coronavirus sembra fare eccezione. Per la prima volta dopo (tre) anni, infatti, la Cina, il paese con più emissioni di anidride carbonica al mondo (con quasi 10 miliardi di tonnellate l’anno) ed il più duramente colpito dal Covid-19, ha finalmente ridotto la quantità d’inquinamento nell’aria. Un miracolo? No: è la conseguenza dell’emergenza scatenata dal diffondersi del nuovo virus, che ha reso necessario il blocco delle fabbriche e delle raffinerie cinesi, nonché dei voli aerei.

Stando ai dati che gli scienziati stanno raccogliendo in queste settimane, infatti, sembrerebbe che la Cina abbia ridotto del 25% circa le emissioni di anidride carbonica (l’anno scorso, in questo stesso periodo, ne venivano emesse 400 milioni di tonnellate, ci ricorda il finlandese Centre for Research on Energy and Clean Air) e c’è chi dice che, nel giro di tre settimane, potrebbe essere risparmiato l’equivalente della CO2 emessa dallo stato di New York in un intero anno. Per la prima volta, dunque, Pechino potrebbe avvicinarsi agli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi del 2015, che impegna i 196 paesi firmatari a contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2 °C oltre i livelli pre-industriali, e a limitare tale incremento a 1.5 °C.

Purtroppo, però, la momentanea riduzione delle emissioni cinesi a causa della diffusione del Covid-19 non avrebbe particolari effetti positivi sul lungo termine: si prevede, infatti, che una volta rientrata l’emergenza sanitaria la Cina incrementerà la propria produzione per poter recuperare il tempo – e i soldi – perduti. Una prospettiva poco incoraggiante e resa ancor più deludente dalla prova, oggi sotto gli occhi di tutti, che ridurre l’inquinamento ambientale è possibile, anche in maniera meno drastica e dannosa per l’economia cinese e globale.

(Il Faro online)