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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Papa Francesco: “Un cristiano senza misericordia ha sbagliato strada” foto

Appello del Pontefice per pregare San Giuseppe in questi giorni di epidemia: "Custodisca gli ammalati: i medici, gli infermieri, le infermiere, i volontari, che rischiano la vita in questo servizio"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – “La misericordia non è una dimensione fra le altre, ma è il centro della vita cristiana: non c’è cristianesimo senza misericordia. Se tutto il nostro cristianesimo non ci porta alla misericordia, abbiamo sbagliato strada, perché la misericordia è l’unica vera meta di ogni cammino spirituale. Essa è uno dei frutti più belli della carità”.

Nella seconda Udienza Generale svolta a “porte chiuse”, senza fedeli e all’interno della Biblioteca del Palazzo Apostolico in Vaticano, Papa Francesco prosegue il ciclo di catechesi sulle Beatitudini, soffermandosi oggi sulla quinta, che dice: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5,7).

Una beatitudine “unica” perché “la causa e il frutto della felicità coincidono, la misericordia”. “Coloro che esercitano la misericordia troveranno misericordia, saranno ‘misericordiati'”, aggiunge.

Quello della reciprocità del perdono, fa notare Bergoglio, è un tema ricorrente nel Vangelo: “E come potrebbe essere altrimenti? La misericordia è il cuore stesso di Dio!”. Francesco cita diversi passi della Bibbia, ponendo l’accento sulla preghiera del Padre Nostro, dove è scritto: “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Per il Santo Padre, “ci sono due cose che non si possono separare: il perdono dato e il perdono ricevuto. Ma tante persone sono in difficoltà, non riescono a perdonare. Tante volte il male ricevuto è così grande che riuscire a perdonare sembra come scalare una montagna altissima: uno sforzo enorme”.

Ma “la reciprocità della misericordia indica che abbiamo bisogno di rovesciare la prospettiva. Da soli non possiamo, ci vuole la grazia di Dio, dobbiamo chiederla. Infatti, se la quinta beatitudine promette di trovare misericordia e nel Padre Nostro chiediamo la remissione dei debiti, vuol dire che noi siamo essenzialmente dei debitori e abbiamo necessità di trovare misericordia!”, spiega il Pontefice.

Tutti siamo debitori. Tutti. Verso Dio, che è tanto generoso, e verso i fratelli. Ogni persona sa di non essere il padre o la madre che dovrebbe essere, lo sposo o la sposa, il fratello o la sorella che dovrebbe essere.

“Tutti siamo in deficit, nella vita. E abbiamo bisogno di misericordia. Sappiamo che anche noi abbiamo fatto il male, manca sempre qualcosa al bene che avremmo dovuto fare”, ammonisce il Papa.

Che aggiunge: “Ma proprio questa nostra povertà diventa la forza per perdonare! Siamo debitori e se, come abbiamo ascoltato all’inizio, saremo misurati con la misura con cui misuriamo gli altri (cfr Lc 6,38), allora ci conviene allargare la misura e rimettere i debiti, perdonare”.

“La misericordia non è una dimensione fra le altre, ma è il centro della vita cristiana: non c’è cristianesimo senza misericordia”, prosegue Bergoglio, ricordando che proprio la misericordia fu il tema scelto fin dal primo Angelus “che ho dovuto dire come Papa”.

“E questo è rimasto molto impresso in me, come un messaggio che come Papa io avrei dovuto dare sempre, un messaggio che dev’essere di tutti i giorni: la misericordia. Quel giorno ho sentito tanto forte che questo è il messaggio che devo dare, come Vescovo di Roma: misericordia, misericordia, per favore, perdono”.

E conclude: “La misericordia di Dio è la nostra liberazione e la nostra felicità. Noi viviamo di misericordia e non ci possiamo permettere di stare senza misericordia: è l’aria da respirare. Siamo troppo poveri per porre le condizioni, abbiamo bisogno di perdonare, perché abbiamo bisogno di essere perdonati”.

L’appello alla preghiera

Nel salutare i tanti fedeli che seguono tramite la tv e il web l’Udienza Generale (che continuerà ad essere a celebrata a senza la presenza fisica di fedeli fino a metà aprile 2020), il pensiero di Papa Francesco va a San Giuseppe, la cui festa si celebra domani: “Invocatelo sempre con fiducia, specialmente nei momenti difficili e affidate a questo grande Santo la vostra esistenza”.

Bergoglio fa quindi suo l’appello dei Vescovi italiani “che in questa emergenza sanitaria hanno promosso un momento di preghiera per tutto il Paese. Ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa: tutti uniti spiritualmente domani alle ore 21 nella recita del Rosario, con i Misteri della luce. Io vi accompagnerò da qui. Al volto luminoso e trasfigurato di Gesù Cristo e al suo Cuore ci conduce Maria, Madre di Dio, salute degli infermi, alla quale ci rivolgiamo con la preghiera del Rosario, sotto lo sguardo amorevole di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia e delle nostre famiglie”.

“Gli chiediamo che custodisca in modo speciale la nostra famiglia, le nostre famiglie, in particolare gli ammalati e le persone che stanno prendendosi cura degli ammalati: i medici, gli infermieri, le infermiere, i volontari, che rischiano la vita in questo servizio”, conclude.

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media