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Coronavirus, Patuanelli: “Entro Pasqua il primo assegno di cassa integrazione”

31 marzo 2020 | 11:37
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Il ministro: “Il mondo delle imprese, dalla più piccola alla più grande, chiede la liquidità per ricominciare una volta finita l’emergenza sanitaria perché non puoi ricominciare se sei sotto terra”

Roma – “Non potevamo pensare di attendere mesi per pagare la cassa integrazione alle persone che oggi sono a casa e che non lavorano. C’è stato un ottimo lavoro fatto dalla ministra Catalfo con Abi e le parti sociali e il sistema bancario si è messo a disposizione per anticipare di fatto sui conti correnti dei dipendenti le cifre della cig, in protezione anche da eventuali ritardi che, nell’erogazione da parte dell’Inps che sta gestendo un’enorme mole di lavoro, potevano esserci. Attraverso questo accordo, entro Pasqua ci sarà l’erogazione del primo assegno di cassa integrazione”. Così Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, ospite di 24 Mattino su Radio 24.

“Il mondo delle imprese, dalla più piccola alla più grande, chiede la liquidità per ricominciare una volta finita l’emergenza sanitaria perché non puoi ricominciare se sei sotto terra e non hai possibilità economica di ripartire, di fare ordini, di approvvigionarti di materie prime, se devi pagare rate. L’idea è quella di incrementare tutti i fondi di garanzia che abbiamo per le Pmi, e poi lavorare per le grandi con strumenti diversi. Per le Pmi il fondo non può essere inferiore ai 7-8 miliardi. Anche lì, credo debba esserci un forte incremento del fondo”, ha detto ancora il ministro.

Il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata “è ben evidente nel momento in cui le Pmi, gli artigiani, gli autonomi, i commercianti si dovessero trovare in carenza di liquidità- afferma pPatuanelli – Se non troveranno le risposte, e noi stiamo lavorando per dargliele, potranno essere coinvolti da criminalità organizzata e da chi la liquidità ce l’ha. E’ chiaro che dobbiamo fare una grandissima attenzione a questo fenomeno”.

“Il Mes (il Meccanismo europeo di stabilità) ha delle condizionalità, non esiste senza, altrimenti è un’altra cosa e bisogna cambiare trattato, allora diciamo che il Mes è finito e usiamo i soldi per fare altro, ma non chiamiamolo ‘Mes senza condizionalità’ perché questa cosa non esiste”, dice ancora Patuanelli che aggiunge: “Il Mes è un trattato che ha delle condizionalità, punto. Siccome preferisco combattere io oggi piuttosto che sapere che tra qualche anno saranno i miei figli a morire di fame perché entrano in un meccanismo che costringe a restituire le rate di quel prestito prima di qualsiasi altra cosa, prima anche del debito pubblico sovrano, io penso che quella non può essere una soluzione perché abbiamo visto a cosa ha portato nel passato”.

(fonte Adnkronos)