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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Domenica delle Palme, il Papa: “Dio ci ha salvato servendoci con la forza dell’amore” foto

Il rito nella basilica di San Pietro a porte chiuse e senza fedeli, il Pontefice: "Davanti a Dio che ci serve fino a dare la vita, chiediamo la grazia di vivere per servire", Poi l'appello ai giovani: "Sentitevi chiamati a mettere in gioco la vita. Non abbiate paura di spenderla per Dio e per gli altri, ci guadagnerete!"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – “Dio ci ha salvato servendoci. In genere pensiamo di essere noi a servire Dio. No, è Lui che ci ha serviti gratuitamente, perché ci ha amati per primo. È difficile amare senza essere amati. Ed è ancora più difficile servire se non ci lasciamo servire da Dio“. In una basilica di San Pietro addobbata con piante d’ulivo e drappi rossi, ma insolitamente deserta a causa del coronavirus, Papa Francesco presiede la messa della Domenica delle Palme sui generis, senza processione.

Come annunciato nei giorni scorsi, le celebrazione non si svolge all’Altare della Confessione, sotto il baldacchino del Bernini, bensì all’Altare della Cattedra. Sul presbiterio, per volere del Pontefice, sono esposti il Crocifisso miracoloso di San Marcello e l’icona della Salus Populi Romani, gli stessi che erano presenti sul sagrato della basilica vaticana pochi giorni fa quando Papa Bergoglio ha impartito l’Urbi et Orbi davanti a una piazza San Pietro vuota (leggi qui).

Salvati per amore

Tutta l’omelia ruota attorno alle parole “servo” e “servizio”. Francesco cita San Paolo (cfr. Fil 2,7), che in questi giorni “mostra Gesù come servo”. Ed è proprio servendoci che “Dio ci ha salvato”.  Ma in che modo ci ha servito il Signore? “Dando la sua vita per noi. Gli siamo cari e gli siamo costati cari“, è la risposta del Papa, che ricorda come Santa Angela da Foligno testimoniò di aver sentito da Gesù queste parole: “Non ti ho amata per scherzo“.

Il suo amore lo ha portato a sacrificarsi per noi, a prendere su di sé tutto il nostro male. È una cosa che lascia a bocca aperta: Dio ci ha salvati lasciando che il nostro male si accanisse su di Lui. Senza reagire, solo con l’umiltà, la pazienza e l’obbedienza del servo, esclusivamente con la forza dell’amore“, sottolinea il Pontefice.

E Dio, prosegue il Papa, “ha sostenuto il servizio di Gesù: non ha sbaragliato il male che si abbatteva su di Lui, ma ha sorretto la sua sofferenza, perché il nostro male fosse vinto solo con il bene, perché fosse attraversato fino in fondo dall’amore. Fino in fondo. Il Signore ci ha serviti fino a provare le situazioni più dolorose per chi ama: il tradimento e l’abbandono“.

Tradimento e infedeltà

Secondo Bergoglio, sono cinque i tradimenti che Gesù ha subito durante la sua Passione: “il tradimento del discepolo che l’ha venduto e del discepolo che l’ha rinnegato“, quello della “gente che lo osannava e poi ha gridato: ‘Sia crocifisso!’. Ma “è stato tradito dall’istituzione religiosa che l’ha condannato ingiustamente e dall’istituzione politica che si è lavata le mani”.

Il Papa invita quindi a riflettere “ai piccoli o grandi tradimenti che abbiamo subito nella vita. È terribile quando si scopre che la fiducia ben riposta viene ingannata. Nasce in fondo al cuore una delusione tale, per cui la vita sembra non avere più senso. Questo succede perché siamo nati per essere amati e per amare, e la cosa più dolorosa è venire traditi da chi ha promesso di esserci leale e vicino. Non possiamo nemmeno immaginare come sia stato doloroso per Dio, che è amore”.

“Guardiamoci dentro – aggiunge -. Il Signore conosce il nostro cuore meglio di noi, sa quanto siamo deboli e incostanti, quante volte cadiamo, quanta fatica facciamo a rialzarci e quant’è difficile guarire certe ferite. E che cosa ha fatto per venirci incontro, per servirci? Ci ha guariti prendendo su di sé le nostre infedeltà, togliendoci i nostri tradimenti”.

Non siamo mai soli

Francesco pone poi l’accento su un’altra condizione che ha vissuto Gesù mentre era in croce: l’abbandono, anche da parte di Dio. “Gesù aveva sofferto l’abbandono dei suoi, che erano fuggiti. Ma gli rimaneva il Padre. Ora, nell’abisso della solitudine, per la prima volta lo chiama col nome generico di ‘Dio’. E gli grida il ‘perché?’ più lacerante: ‘Perché anche Tu mi hai abbandonato?’“.

“Sono in realtà le parole di un Salmo (cfr 22,2): ci dicono che Gesù ha portato in preghiera anche la desolazione estrema – spiega il Papa -. Ma resta il fatto che l’ha provata: ha provato l’abbandono più grande”. Ma perché tutto questo?

“Ancora una volta per noi, per servirci – la risposta del Pontefice -. Perché quando ci sentiamo con le spalle al muro, quando ci troviamo in un vicolo cieco, senza luce e via di uscita, quando sembra che perfino Dio non risponda, ci ricordiamo di non essere soli“.

Oggi, nel dramma della pandemia, di fronte a tante certezze che si sgretolano, di fronte a tante aspettative tradite, nel senso di abbandono che ci stringe il cuore, Gesù dice a ciascuno: “Coraggio: apri il cuore al mio amore. Sentirai la consolazione di Dio, che ti sostiene”.

Nati per servire

Davanti a Dio, “che ci ha serviti fino a provare il tradimento e l’abbandono”, ogni credente, è il monito del Papa, si impegni “a non tradire quello per cui siamo stati creati”, ovvero “amare Lui e gli altri. Il resto passa, questo rimane”.

Il dramma della pandemia da coronavirus “che stiamo attraversando ci spinge a riscoprire che la vita non serve se non si serve. Perché la vita si misura sull’amore“.

In questi giorni che precedono la Pasqua, il Papa invita tutti a fermarsi “davanti al Crocifisso, misura dell’amore di Dio per noi” per chiedere “la grazia di vivere per servire”.  “Cerchiamo di contattare chi soffre, chi è solo e bisognoso – aggiunge -. Non pensiamo solo a quello che ci manca, ma al bene che possiamo fare”. Dio, che ha sostenuto Gesù nella Passione, incoraggia anche noi nel servizio.

Certo, amare, pregare, perdonare, prendersi cura degli altri, in famiglia come nella società, può costare. Può sembrare una via crucis. Ma la via del servizio è la via vincente, che ci ha salvati e che ci salva la vita”, prosegue il Papa.

Che conclude rivolgendosi ai giovani, “in questa Giornata che da 35 anni è dedicata a loro. Guardate ai veri eroi, che in questi giorni vengono alla luce: non sono quelli che hanno fama, soldi e successo, ma quelli che danno sé stessi per servire gli altri. Sentitevi chiamati a mettere in gioco la vita. Non abbiate paura di spenderla per Dio e per gli altri, ci guadagnerete! Perché la vita è un dono che si riceve donandosi. E perché la gioia più grande è dire sì all’amore, senza se e senza ma. Come Gesù per noi”.

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media