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Covid-19, il report dell’Usb: “La sanità privata è un problema, non la soluzione”

"I numeri di contagi e decessi in queste strutture sono allarmanti e le cause molteplici"

Roma – “L’emergenza legata alla pandemia da Covid-19 ha portato alla luce, tra le altre cose, la fragilità e l’inadeguatezza del sistema socio-sanitario-assistenziale rivolto ad anziani, disabili e soggetti con necessità di riabilitazione”, si legge in un report diffuso dall’Unione Sindacale di Base (Usb).

Le Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa) – spiegano – sono strutture prevalentemente a regime misto: questo significa che il costo può essere sostenuto, per chi ne ha diritto, congiuntamente o meno, dall’utente, dal Comune e dal Servizio Sanitario Regionale. Se, in passato, si trattava perlopiù di strutture pubbliche, facenti parte del Welfare del nostro paese, queste, negli anni, sono state svendute ai privati. Oggi, in piena fase di emergenza sanitaria, sta emergendo agli occhi di tutti, creando finalmente un minimo di dibattito, una verità che sosteniamo da anni: il privato è un problema e non la soluzione. I numeri di contagi e decessi in queste strutture, infatti, sono allarmanti e le cause molteplici: la gestione privatistica di queste strutture, volta più al profitto che al fine sociale, non garantisce sicurezza sanitaria per nessuno”.

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Clicca per ingrandire il grafico sull’età media dei pazienti deceduti con Covid-19

“Sicuramente, di fondo c’è la mancanza di adeguati piani di emergenza regionale per far fronte all’epidemia. Questo ha generato il problema che maggiormente ha influito sulla diffusione del virus dentro le Rsa: la mancanza di dispositivi di protezione individuale. Di fondamentale importanza è stata, poi, anche la politica dei tamponi adottata dalle Regioni. Tutti i dati noti su questo virus – continuano dall’Usb – raccontavano chiaramente di una maggiore fragilità della popolazione anziana, tant’è vero che l’età media dei decessi con Covid-19 è di circa 78 anni. Importante anche l’analisi delle comorbilità dei deceduti: l’incidenza della coesistenza di più patologie, che di norma contraddistingue gli ospiti delle Rsa, si è infatti rivelata un elemento determinante per i decessi”.

“Sulla scorta di questo dato, sarebbe stato opportuno che tutti i soggetti preposti si fossero dedicati a mettere in atto misure preventive per scongiurare l’insinuarsi dell’epidemia dentro queste strutture, ben sapendo che avrebbe probabilmente assunto le dimensioni di una carneficina. Cos’è accaduto, invece? E’ accaduto che le Regioni (e soprattutto la Lombardia), in difficoltà per la mancanza di Dpi e di posti letto in terapia intensiva, hanno deciso di dirottare le prime risorse disponibili sugli ospedali, trascurando il sistema della Rsa, che hanno ricevuto, ad esempio, i Dpi in ritardo e che ancora oggi faticano a reperirne in quantità sufficiente. Stesso discorso vale per i tamponi, che oggi per le Rsa sono di difficile riperimento e che vengono somministrati, in alcune regioni, solo a chi ha manifestato sintomi: una follia!”.

“L’idea forte per il futuro, alla luce di quanto si è verificato, è quella di ricostruire un sistema sociosanitario capace di organizzarsi attorno all’idea di salute, non più parcellizzato in termini territoriali, anagrafici, o per patologia, abbandonando la prevalenza della logica aziendale del profitto e delle compatibilità economiche con e quali si è gestita la sanità nel paese. E’ in quest’ottica che va collocato anche il sistema socio-assistenziale, che deve trovare la possibilità di rientrare sotto stretto controllo pubblico, affidato a Comuni e Regioni, che dovranno utilizzarlo per consentire ai cittadini di esercitare pienamente il diritto alla salute, soprattutto perché esso si rivolge a fasce di popolazione che, a causa di evidenti fragilità, ne hanno necessità. Sarebbe il giusto passo da fare, se si vuol mettere a frutto la lezione che ci arriva da questa epidemia e che dovrà necessariamente portarci verso un Sistema della Salute, e più generalmente un Welfare, che sia davvero equo ed universale”, conclude l’Usb.

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