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“Lo scandaloso spreco delle commissioni sui buoni spesa del Comune di Roma”

Protesta dei negozianti che aderiscono al consumo dei buoni spesa: “Il 16% del valore resta alla società che rimborsa i ticket”

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Roma – Un 16% che va tutto a svantaggio dei bisognosi che di quei buoni spesa non possono fare a meno. E’ la commissione che si trattiene la società di produzione e gestione dei ticket individuata dal Comune di Roma per l’aiuto alle famiglie in emergenza covid-19 e che i negozianti non possono scontare a chi li spende.

Sono infuriati i commercianti che hanno aderito alla convenzione del Comune di Roma con la società francese che produce i buoni spesa in distribuzione agli indigenti che ne hanno fatto richiesta (qui puoi scaricare il modulo). Le commissioni riducono il valore effettivo del buono spesa: si parla di circa il 16%. Significa che la società di mediazione si trattiene da un minimo di 48 euro sulle 300 destinati a single e coppie agli 80 euro sulle famiglie di 5 e più persone.

Il meccanismo lo spiega il titolare di una delle catene di supermercati che aderisce alla formula dei buoni spesa. “Non esagero se sostengo che i buoni spesa che il comune di Roma con grande vanto ha affidato alla società francese dei ticket, sono da valutare uno strumento di usura – dice il commerciante – Le commissioni praticate sull’incasso del negoziante sono del 12% più un altro 1,5% per il pagamento a 15 giorni e più 0,20 centesimi di euro equivalente a un altro 2,5% ponendo il valore del buono a 8 euro. Il totale fa 16%. Credo che sia una vergogna. Ovviamente li accetteremo per senso civico ma lo facciamo a malincuore sapendo che almeno parte di questa usura poteva essere impiegata per un maggiore sconto alle famiglie bisognose”.

Il risvolto economico sui fabbisogni degli indigenti che ricevono il buono spesa è non di poco conto. “Tutti noi della grande distribuzione – prosegue il titolare del supermercato – abbiamo deciso di accettarli non per mero guadagno ma per continuare ad avere un ruolo sociale. Vorrei aggiungere che tutte le principali catene avevano deciso anche di scontare una percentuale alle spese effettuate con i buoni spesa proprio per aiutare il più possibile chi oggi si trova in difficoltà. Beh oggi se tale sconto ci sarà, sarà molto più contenuto di quanto poteva essere. Ripeto, questo 16 % si poteva risparmiare usando il sistema del conto postale o obbligando il gestore dei ticket ad una commissione più bassa”.

Per non parlare, poi, delle difficoltà burocratiche per presentare la domanda (che ha convinto l’amministrazione a fare punti-prelievo presso le edicole) e per il curioso elenco di negozi dove spenderli (leggi qui).

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