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Licciardello: “L’oro nella 4×400 la mia rivalsa. L’Italia un popolo unito, ce la faremo”

Racconta la sua carriera l’ex velocista dei 400 metri e attuale tecnico della Fiamme Gialle Simoni. L’atletica nel cuore, come la sua squadra gialloverde. Il ricordo di Sabia e il commento alle decisioni della Iaaf

Roma – “L’Italia ripartirà e sarà una partenza da sprinter”. In questo modo Claudio Licciardello conclude la sua intervista. Un racconto della sua vita da campione e ora allenatore del settore giovanile delle Fiamme Gialle. Sempre l’atletica leggera è presente nella sua vita, mai lasciata. Un innamorato delle piste e dei valori dello sport. E proprio con quei valori nel  cuore, ormai diventati ideali della quotidianità, descrive il difficile momento del suo Paese.

Il plauso personale a chi combatte il coronavirus e al popolo italiano che non molla,  come in pista

Il coronavirus ha messo a dura prova la collettività, ma allo stesso tempo gli italiani hanno dimostrato di essere un popolo unito. Lo dice Licciardello. Omaggiando con le sue parole chi ha realizzato importanti raccolte fondi per  gli ospedali e chi ha cantato da balconi, per tendere una mano virtuale a tutti. Lo ha imparato in pista l’ex velocista dei 400 metri e i valori della persona che è hanno fatto il resto. Non si raggiunge nulla senza sacrifici. Ogni volta dopo un allenamento, stremato e stanco e steso in terra a sentire il dolore dei crampi nelle gambe e il cuore che batte all’impazzata, ha saputo costruire i suoi successi e ha trasmesso consigli e insegnamenti ai suoi ragazzi della Fiamme  Gialle Simoni, di cui è orgoglioso. In questo modo potrà fare l’Italia. Staccherà dai blocchi dei 400 metri il suo Paese e si prenderà l’oro. Ripartirà alla grande, dopo aver combattuto la battaglia più cruenta contro il Covid-19. Lo sport insegna a non mollare e ad affrontare le salite, ad apprezzare i momenti. Quelli belli, quelli che arrivano dopo la fatica. E gli italiani sapranno presto apprezzarli, una volta usciti dall’emergenza sanitaria.

L’oro in staffetta agli Europei Indoor. La medaglia più bella. Primatista italiano a Pechino 2008 nei 400 metri

Galvan, Licciardello, Marin e Rao

Ne ha tirate tante di lacrime fuori, il campione europeo indoor della 4×400. Agli Europei Indoor di atletica di Torino 2009, Claudio è stato l’ultimo staffettista. Una gara talmente splendida e storica, che anche la Federatletica la propone sui sociali. Il filmato dell’oro azzurro gira sui social in questi giorni e i protagonisti solo loro. Non solo Claudio Licciardello, ma anche Matteo Galvan, Domenico Rao e Jacopo Marin. Un’estasi azzurra nell’Oval del Lingotto, impianto eredità delle Olimpiadi Invernali. E lì è stata grande la commozione di tutti e pure quella di Claudio. Una gioia da impazzire. Si portava dentro la rabbia del giorno prima, per non essere riuscito a prendersi l’oro nella gara individuale dei 400 metri. E’ nato un argento per lui nella finale conquistata. Un quasi oro per l’ex atleta della Nazionale. E poteva raggiungerlo Licciardello. Lui specialista della distanza e recordman a Pechino 2008. Durante la semifinale dei Giochi della Cina, l’ex atleta delle Fiamme  Gialle aveva siglato il primato italiano: 45”25. Avrebbe voluto  tanto scendere ancora. Quei 25 centesimi hanno pesato sulla sua voglia di migliorarsi ed essere il più bravo di tutti. Come hanno pesato sulle previsioni di chi gli diceva che avrebbe registrato 44 secondi. Tuttavia, Claudio ci sta nella storia dei 400 metri.

Licciardello con il Tricolore sulle spalle a Torino 2009

E’ uno del quartetto delle Fiamme Gialle che ha saputo strappare il record sui giro di pista (con Matteo Galvan, Andrea Barberi e Davide Re). In quell’attesa del testimone da Rao, durante la finale continentale agli Europei c’era tutto questo. Un senso di rivalsa che lo ha portato a correre. Velocissimo. E ha recuperare tre avversari negli ultimi metri di gara. In prossimità del traguardo il recordman Licciardello ha dimostrato di meritare maglia azzurra e annali da sfogliare. Eccolo allora, come lui sognava, il più bravo di tutti in staffetta, nel Vecchio Continente. Ha alzato le braccia al cielo di Torino e la gioia della sua famiglia in tribuna per tifare, ha condito un momento della carriera che sempre brillerà, negli occhi e nella storia dell’atletica.

L’esperienza da allenatore. I successi con il settore giovanile gialloverde e gli attuali allenamenti casalinghi

Licciardello con uno dei suoi allievi della Fiamme Gialle Simoni (foto@Bonanni)

Con lo stesso entusiasmo messo in pista, Claudio è diventato allenatore dei giovani atleti della Fiamme Gialle Simoni. La squadra di atletica del settore giovanile della Guardia di Finanza. Un colpo di fulmine nel 2011 negli Stati Uniti. In preparazione per le Olimpiadi di Pechino nella famosissima Academy di Nick Bollettieri, Claudio ha visto. Come si preparano atleti e come si curano. Come si mettono al centro del sistema. Ha deciso allora, una volta smessa la carriera, di intraprendere la strada del “maestro” di atletica. E sono arrivati tanti successi per le Fiamme Gialle. Nella sua intervista a Il Faro on line, Claudio ama citare un campione in particolare  della sua squadra,  facendo i complimenti a tutti i suoi vincenti ragazzi. Angelo Ulisse. Due record regionali per il giovane campione gialloverde nei 150 e nei 60 metri. Lo specifica Licciardello, in questi giorni di quarantena.

Anche lui a casa,  come tutti gli italiani, senza tralasciare il suo lavoro di tecnico gialloverde. Segue i suoi ragazzi negli allenamenti domestici nel rispetto solidale delle regole, cui tutti gli atleti italiani si stanno sottoponendo. La pazienza è l’arma più potente nel periodo Covid-19 del 2020. Con le Olimpiadi Estive slittate di un anno la programmazione si fa ancora più dura per i senior in odor di qualifica. E Claudio commenta la decisione della Iaaf di sospendere la stagione di qualifica. Una scelta che non condivide, ma che rispetta. Da ex atleta conosce bene meccanismi e senso di sacrificio. Sia fisico che mentale. Ma a Torino seppe miscelare queste due componenti e scattò via nella sua frazione personale per correre fino al traguardo. Quella della vittoria. Come deve fare anche la sua Italia che adora.

Caro Claudio, la World Athletics ha sospeso il periodo di qualificazione olimpica. Quali conseguenze potrebbe portare agli azzurri?

Grazie per l’invito a questa chiacchierata. La decisione presa dalla Federazione Internazionale di Atletica Leggera ha fatto discutere. Interrompere il periodo di qualificazione significa mettere in archivio definitivamente la stagione 2020. Come dichiarato da Sebastian Coe, la scelta della World Athletics tenderebbe a favorire equità per gli atleti dei paesi tra cui intercorrono diversi livelli di contagio da covid-19,  ma alla fine rischia soltanto di creare ulteriore difficoltà al già complesso meccanismo di qualificazione. Inoltre, dovessero essere confermate le date dei Campionati Europei di Parigi nel mese di agosto del 2021, nessun crono o misurazione di quell’evento potrà essere preso in considerazione per il Ranking o Standard Olimpico e questo non lo trovo equo. In Europa da dicembre (data fissata per la ripresa delle competizioni valide ai fini della qualificazione) avremo solamente l’inverno. Programmare un’Olimpiade, per chi non ha già il pass in tasca sarà molto più difficile”.

L’Italia sta vivendo un momento difficile per l’emergenza del coronavirus. Quali sono le tue impressioni? Come stai passando la quarantena ?

Come tutti sto passando la mia quarantena in casa, a Roma. È un momento molto difficile e nonostante i sacrifici cui ci ha sottoposti, possiamo stare assolutamente certi che il Governo Italiano si stia muovendo nell’interesse della nostra salute, quindi è primariamente importante avere un atteggiamento solidale alle regole stabilite. Quanto più la popolazione italiana sarà compatta nel rispettare le regole, quanto prima si riuscirà a superare questo momento di impasse generale. Passo le mie giornate a leggere e faccio, di tanto in tanto, qualche giro sui social in cerca di qualche risata. Seguo gli allenamenti del mio gruppo attraverso la chat che condividiamo e sprono a continuare a muoversi, in sicurezza e nel rispetto delle norme,  nonostante tutto. Che possa esserci la stagione di gare o meno, fa poca differenza. Credo nello sport come filosofia”.

E’ scomparso Donato Sabia, per colpa di questa pandemia. Hai un ricordo di lui?

Donato Sabia

La scomparsa di Donato mi ha turbato moltissimo, è stato uno dei più forti atleti italiani di sempre, un talento cristallino e tanta sfortuna. Umanamente una persona gentile e composta. Ricordo ancora la sua telefonata dopo l’oro conquistato con la Nazionale agli Europei Indoor 2009, dove si congratulò e mi diede l’appuntamento all’estate successiva. Secondo lui sarei stato capace di correre sotto i 45 secondi. Quella telefonata fu una bellissima sorpresa e ne stringo il ricordo oggi ancor più di ieri. A lui va la mia preghiera ed  un affettuoso pensiero ai suoi familiari. Credo che potesse dare allo sport italiano molto di più di quanto gli sia stato concesso”.

Hai avuto una carriera straordinaria nell’atletica. Velocista e specialista nei 400 metri. Come mai hai scelto questa specialità ?

Da sognatore mi piace pensare che è stata l’atletica a scegliermi. Ho cominciato a praticare questo sport a 15 anni, grazie ai risultati ottenuti a scuola. Il mio professore di educazione fisica, uomo che ha trasmesso in me grandi valori sportivi, decise che fosse ora di iscrivermi ad una gara provinciale sui 300 metri. Era la prima gara della mia vita, la vinsi e feci il record siciliano. Da lì fu facile scegliere!”.

Licciardello sui blocchi di partenza

Uno dei tuoi record sui 400 metri, lo hai raggiunto ai Giochi Olimpici di Pechino 2008. In semifinale hai registrato 45”25. Puoi descrivere quella gara ?

Di tutto il periodo olimpico e pre-olimpico ho un ricordo meraviglioso. In realtà di tutta la stagione 2008. Ho un ricordo scandito di tutti i momenti più importanti. Dall’esordio al momento del pass olimpico a Varsavia, fino all’ultimo sguardo alla Fiaccola dopo la gara a Pechino. Per tutti gli atleti del mondo le Olimpiadi sono speciali. Ero in un momento di forma strepitoso e se davvero dovevo abbattere la barriera dei 45 secondi, l’opportunità era quella. Purtroppo non fu così, mi fermai a 25 centesimi da quel sogno, ma ne stavo comunque vivendo un altro, come in una scena di “Inception” di Christopher Nolan, il mio film preferito..”.

Torniamo con la mente a Torino 2009. Agli Europei Indoor hai vinto l’oro in staffetta nella 4×400 metri. Una storica conquista. Puoi raccontare come è andata ?

Quella gara segnò un solco importante nella mia carriera. Mi piace considerare il 2008 (l’anno dell’Olimpiade di Pechino) come l’ultimo paragrafo del capitolo “un giovane atleta”, mentre il 2009 segna, nella mia storia, il principio di un nuovo capitolo, quello della “maturità”. E’ stato l’anno di tante rinunce, ma i risultati arrivarono. Dopo l’Olimpiade, la voglia di riuscire ad essere il migliore di tutti mi aveva dato nuovi stimoli. Il mio allenatore (Filippo Di Mulo) scrisse un programma nuovo, innovativo, faticosissimo. Ricordo di un allenamento dove stremato subii dolori da crampi contemporaneamente a tutti gli arti inferiori; dissi al Prof. (così ancora oggi chiamo Di Mulo) che se fosse successo ancora una volta non avrei ripreso più gli allenamenti. Ma l’esperimento portò i risultati sperati e nella finale dei 400 metri ai Campionati Europei Indoor accolsi un argento. Io lo considerai solo “un oro perduto”: fu questo che mi diede la forza di reagire e riprendermi tutto con gli interessi il giorno dopo nella staffetta. La rimonta nasce da quel senso di rivalsa”.

Sei stato l’ultimo staffettista in quella finale. Quali furono i tuoi pensieri mentre aspettavi il testimone di Rao? Hai rimontato poi tre avversari. Cosa è successo in quel frangente? Cosa scatta nella mente e nelle gambe?

C’era la mia famiglia in tribuna. È stata l’emozione più grande della mia carriera. Il rumore della folla di casa (Oval Lingotto di Torino), l’inno nazionale, i complimenti della gente e cosa più bella i ringraziamenti che ci fecero e che ci fanno ancora oggi (qualche giorno fa la Federatletica attraverso i suoi canali social ha riproposto la gara) per averli emozionati. Sono queste le cose per le quali vale comunque la pena soffrire. Steso a terra, solo con te stesso ogni santo giorno, dopo ogni allenamento”.

Hai conquistato tre ori in Coppa dei Campioni con le Fiamme Gialle. Puoi raccontare le tue vittorie con la tua squadra ? Nel 2012 siete stati i campioni d’Europa..

“(Noi Italiani siamo dei romantici) la Coppa Campioni o come viene definita dalla Federazione Europea, la European Champions Club Cup è la massima competizione europea per Club e assicuro che poter difendere l’onore della maglia “gialloverde” è una emozione ed una responsabilità grande, grandissima. Il primo ricordo che ho con la maglia delle Fiamme Gialle è legato a questa Coppa. Il mio esordio da atleta allievo-finanziere è stato proprio durante l’edizione 2006 della Coppa dei Campioni a Valencia, dove per altro arrivò una vittoria sui 400 metri. Vincere il titolo europeo con la tua squadra del cuore, da titolare, è una emozione veramente difficile da replicare”.

Sei il terzo italiano di sempre sui 400 metri all’aperto. Gli atleti delle Fiamme Gialle hanno raggiunto questo record italiano. Tu, Andrea Barberi, Matteo Galvan e lo scorso anno Davide Re. Qual è il segreto? Puoi commentare questi primati?

“Essere tra i più forti italiani di sempre nella mia disciplina mi inorgoglisce moltissimo. Quattro atleti delle Fiamme Gialle sono ai vertici della disciplina, fa capire quanto questa società negli ultimi anni ha investito sugli atleti e sul loro benessere. I risultati sono frutto di un sistema ben più grande del singolo atleta che si allena. C’è un mondo dietro, di persone, di sponsor, di scelte e la società deve essere capace di tutelare l’atleta e metterlo nelle condizioni di scegliere la strada migliore. La società Fiamme Gialle negli ultimi anni, con il lavoro del direttore tecnico Andrea Ceccarelli, è riuscita a riqualificare la struttura del Centro Sportivo di Castelporziano, nostro Quartier Generale, rendendolo un posto migliore, con attrezzature di ultima generazione. La casa degli atleti. Tantissimi dei nostri campioni, ma anche altri atleti azzurri, sistematicamente lo visitano per un check fisioterapico o per dei test funzionali con i nostri esperti in bio-meccanica. Si è innescato un sistema che predilige la qualità del lavoro. Matteo Galvan, Davide Re, ma anche Filippo Tortu, Gianmarco Tamberi, Alessia Trost, sono spesso al lavoro a Castelporziano. Il compito delle Fiamme Gialle è farli sentire a casa loro”.

Cosa pensi di Davide Re? Puoi commentare il suo record di 44”77?

Davide Re ai Mondiali di Doha (foto@Colombo/Fidal)

Davide Re è l’esempio lampante di quando si dice: “il talento da solo non basta“. E’ la determinazione in persona. Ha fatto qualcosa di straordinario che resterà nella storia e l’ha fatto con la pacatezza che lo ha sempre contraddistinto, preoccupandosi più a ripartire con gli allenamenti in vista della prossima sfida, che a festeggiare il traguardo raggiunto. E’ un atleta con un carattere molto schivo, a cui non piace essere al centro dell’attenzione. Preferisce far parlare le sue gambe. Ha finalmente portato il record Italiano ad un livello superiore, ciò di cui io non sono stato capace, nonostante tutti dicessero che fossi destinato a correre in 44 secondi. Come ho detto, “il talento da solo non basta“.

Sei poi diventato allenatore del settore giovanile delle Fiamme Gialle. Puoi raccontare come è nata e andata la tua esperienza con i giovani atleti gialloverdi ? Quali sono stati i trofei più importanti vinti?

Tutto parte dall’estate 2011 quando, ancora atleta, insoddisfatto dai pochi stimoli che venivano dal mio gruppo di allenamenti in Sicilia, ho preso il volo per gli USA. Ho avuto la fortuna di preparare la stagione in Florida, nel mitico centro sportivo di Nick Bollettieri (allenatore di Andrè Agassi) l’IMG Academy. Lì ho imparato che l’atleta è al centro del sistema. Ho imparato l’importanza del benessere psicofisico, della cultura sportiva ed un nuovo modo di allenarsi. Come se da Ostia, avessi imparato a raggiungere Ponte Milvio dalla parte est del raccordo anziché dalla parte ovest. Una strada che porta allo stesso luogo, ma molto meno lunga e tortuosa.  Dove il recupero psicomotorio era un elemento fondamentale e i focus di allenamento erano diversi.

Purtroppo la stagione terminò con il record personale su tutte le distanze (100-200-300-500) tranne che sui 400 metri; a causa di problemi al tendine d’Achille potei correre solo due gare in tutta la stagione ed al termine della stessa subii la seconda operazione chirurgica. Ma quel nuovo modo di allenarmi mi aveva aperto la mente. Cominciai a leggere molti libri che raccontavano della cultura sportiva USA, ma ne lessi altrettanti di importanti allenatori e preparatori sportivi italiani. Capì che i sistemi potevano comunicare, che potevo essere il nodo di congiunzione. Così nel 2014 chiesi al direttore tecnico della società, mentre ero alle prese con l’ennesimo acciacco, la possibilità di cominciare a lavorare con i ragazzi della giovanile. Per me era prioritario avere un percorso che partisse dai piccoli (under 14-under16). Così iniziò l’avventura con le Fiamme Gialle Simoni.

La Fiamme Gialle Simoni agli Indoor di Ancona

Ho avuto la fortuna di incontrare tanti ragazzi di estremo talento. Amo parlare di loro perché conosco i sacrifici cui sono sottoposti. Ho un gruppo molto competitivo che sta crescendo giorno dopo giorno. Ci sono tanti ragazzi di talento e anche qualche atleta già pronto al grande palcoscenico. Tra i primi voglio citarne uno, Angelo Ulisse, che tra tutti ha mostrato grandi margini di crescita ed è frutto del vivaio Fiamme Gialle. Ha già corso due record regionali Lazio (sui 150 metri u16 e sui 60 metri indoor u18) correndo molto vicino al record italiano under 18 dei 60 metri indoor. Ma nel gruppo c’è anche un atleta che ha raggiunto l’argento ai Campionati Italiani under 18 sui 400 metri e diversi finalisti, nonché la 4×400 che si è imposta ai Campionati di Società u18 lo scorso anno. Una cosa mi inorgoglisce particolarmente”.

Quali sono i consigli che tu dai ai giovani atleti?

La chiave di tutto è divertirsi. C’è un mondo da esplorare e l’atletica può darti la chiave per farlo. Che lo sport può farti sentire libero e regalarti tanti di quei sorrisi, persino lacrime di gioia a volte. Ti insegna dei valori: quanto può essere difficile raggiungere un obiettivo, e quanto bello può essere averlo raggiunto grazie a propri sacrifici. Ti insegna a saper essere amico. Ti insegna a rispettare l’avversario e a non sottovalutare nessuno. Ti insegna ad avere mordente e ad uscir fuori il carattere nelle difficoltà. Lo sport ti insegna a vivere”.

Lo sport è la metafora della vita. Tutto il Paese si muove come una squadra. Come una staffetta. Per arrivare al traguardo. Cosa ti senti di dire in questo momento delicato? Quali sono i valori che tu hai imparato, che possono aiutare le persone a superare l’emergenza sanitaria?

Siamo messi a dura prova in questo periodo. Sia come individui che come collettività. Stiamo dimostrando di essere un grande Paese, popolato da persone estremamente sensibili e generose. Le numerose raccolte fondi private e non, a favore degli ospedali Covid-19, attivate nelle ultime settimane, dimostrano che in questo momento di difficoltà siamo capaci di stringerci nei colori della nostra bandiera. Ho adorato le iniziative musicali collettive realizzate dai balconi. Abbiamo mostrato al mondo che nonostante la quarantena siamo vivi e vogliamo reagire. Adesso che segnali confortanti arrivano, finalmente, anche dalle statistiche dei contagi\vittime\guariti, impietose e drammatiche durante le ultime settimane, e che finalmente ci fanno scorgere la luce in fondo al tunnel, bisogna avere fiducia che presto l’Italia ripartirà. E’ sarà una partenza da sprinter. Siamo ad un bivio, festeggiamo la Santa Pasqua con speranza e fiducia. Un saluto a tutti i lettori”.

(Il Faro on line)