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Altro che decreto-covid, la pubblica amministrazione continua a non pagare

Imprenditori in affanno per la solita, inaccettabile tempistica della pubblica amministrazione italiana

Roma – “Le fatture sollecitate sono giacenti presso il mio ufficio ma il Ministero dell’Interno non ha ancora accreditato i fondi necessari per il pagamento”. E’ il laconico testo di una mail arrivata in questi giorni a un imprenditore della provincia di Roma, in attesa di veder pagate fatture, alcune delle quali risalgono allo scorso dicembre. Ma il caso singolo è solo la testimonianza di un problema diffuso con le pubbliche amministrazioni, che riguarda tutti i ministeri e tanti imprenditori, di qualunque latitudine e di qualsiasi settore.

Sul sito del Mef (il Ministero Economia e Finanze) si legge che “Tutte le pubbliche amministrazioni sono tenute a pagare le proprie fatture entro 30 giorni dalla data del loro ricevimento, ad eccezione degli enti del servizio sanitario nazionale, per i quali il termine massimo di pagamento è fissato in 60 giorni. Il rispetto di queste scadenze è un fattore di cruciale importanza per il buon funzionamento dell’economia nazionale e rientra nel rispetto delle direttive europee in materia di pagamenti dei debiti commerciali, su cui la Commissione Europea effettua un puntuale e rigoroso controllo”.

Ogni commento ulteriore è inutile. Tra quello che viene detto come comportamento virtuoso dello Stato e quello che avviene nella realtà c’è un abisso. Con un’aggravante, in questo periodo di coronavirus: e cioè il fatto che molte aziende sono ferme, e il pagamento degli arretrati costituirebbe la base per sostenere gli stipendi degli operai assunti, al netto della possibilità di usufruire delle 9 settimane di cassa ingegrazione.

Se a questo aggiungiamo che si dà la possibilità agli imprenditori di fare nuovi debiti con le banche, a fronte pero di crediti non riscossi che eviterebbero il ricorso ad ulteriori prestiti per sostenere il momento difficile, il quadro che viene fuori è a tinte fosche.

E attenzione, non c’entra la politica; o meglio, non c’entra chi gestisce attualmente il Governo, perché è la politica nel suo insieme che da anni non riesce a dare una svolta al sistema dei pagamenti della pubblica amministrazione. Impegni presi tanti, buoni propositi anche, qualche passo in avanti non si può negare… ma l’infrastruttura stessa dei pagamenti verso i privati è ancora lunga, farraginosa e lacunosa. A fronte di una incredibile efficienza nell’andare a chiedere con puntualità il pagamento di ogni debito, di ogni anticipazione, di ogni tassa a imprese e privati cittadini. E in questo caso, l’Europa non c’entra nulla.

Avviso ai lettori: il documento di cui parliamo è conservato in copia in redazione. Il nome dell’azienda è stato omesso per non innescare eventuali problemi verso l’azienda stessa.

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