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Ostia, scende in spiaggia per fotografare il tramonto. Multata

Inflessibile intervento della Polizia locale che sanziona una ragazza scesa un minuto in spiaggia per fotografare il tramonto. Riflessioni sulla necessità di applicare con elasticità le prescrizioni

Ostia – Affascinata dal tramonto sul mare, ha lasciato per un minuto il marciapiedi ed è scesa sulla battigia per fotografare quello spettacolo. Una pattuglia di vigili urbani ha notato la scena e ha multato la ragazza per inottemperanza al divieto di accesso a parchi e spiagge emanato dal Comune di Roma.

Generico aprile 2020

E’ successo l’altra sera a Ostia, in lungomare Paolo Toscanelli. Il sole stava tramontando sul mare e una ragazza che stava rientrando a casa a piedi, si è fermata affascinata dallo spettacolo della natura. Ha estratto il cellulare dalla borsetta ed è scesa sulla spiaggia per fotografare quello scenografico tuffo del sole in mare. Da sola, su una distesa di sabbia e davanti ad uno specchio d’acqua immobile.

L’assiduità dei controlli sul rispetto delle prescrizioni anti-contagio, ha voluto che in quel momento transitasse sul lungomare una pattuglia della Polizia locale. Gli agenti, accortisi della scena, hanno dapprima richiamato con l’altoparlante la “sventurata” per poi passare alla sua identificazione, alla richiesta dell’autocertificazione che giustificasse la sua uscita di casa e, infine, alla multa per aver violato l’ordinanza comunale.

E’ un’ordinanza del 21 marzo (poi prorogata fino al 13 aprile e ancora prorogata fino al 3 maggio) firmata dalla sindaca Virginia Raggi a vietare l’accesso alle pinete ed alle spiagge del litorale romano. Chi contravviene al divieto è sanzionabile con una multa da un minimo di 25 a un massimo di 500 euro.

Quello della sindaca, è un provvedimento finalizzato al contenimento del contagio da coronavirus. Sacrosanto e legittimo, per carità. Viene da pensare, però, se dopo oltre 40 giorni di “reclusione” in casa sia giusto, da parte degli operatori delle forze dell’ordine, farlo rispettare in modo rigoroso e inflessibile. Le persone sono esasperate dal lungo periodo di clausura, le tensioni psicologiche rischiano di sfociare in rabbia pericolosa per se stessi e per gli altri, la sensazione di solitudine di chi vive senza una famiglia può avere effetti fatali. Sarebbe, dunque, auspicabile, da parte degli uomini e donne in divisa, una forma di elasticità al posto dell’atteggiamento da sceriffi a caccia di banditi e malfattori.

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C’è bisogno di umanità, di comprensione, di sostegno. Il momento è difficile per tutti, sia per chi deve accettare fondamentali privazioni dei propri diritti, sia per chi deve far rispettare queste nuove imposizioni. Solo insieme si possono diluire le tensioni, accettare il nuovo stile di vita, comprendere che tutti possiamo fare qualcosa per migliorare il clima sociale.