Il Papa prega per l’Europa: “L’Ue ritrovi l’unità sognata dai padri fondatori”

22 aprile 2020 | 11:43
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Il Papa prega per l’Europa: “L’Ue ritrovi l’unità sognata dai padri fondatori”

Il Pontefice nell’omelia a Santa Marta: “Il crocifisso è il grande libro dell’amore di Dio. Non è un oggetto da mettere qui o da mettere là. È l’espressione dell’amore di Dio”

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – “In questo tempo nel quale è necessaria tanta unità tra noi, tra le nazioni, preghiamo oggi per l’Europa: perché l’Europa riesca ad avere questa unità, questa unità fraterna che hanno sognato i padri fondatori dell’Unione Europea”.

E’ offerta per il Vecchio Continente e per i Paesi dell’Ue la messa mattutina a Santa Marta di Papa Francesco. Una preghiera che suona anche come un monito e che arriva a pochi giorni da un altro ammonimento, quello pronunciato dallo stesso Pontefice durante l’insolita Urbi et Orbi di Pasqua (leggi qui), quando Bergoglio, in una San Pietro vuota, bacchettò i leader dell’Ue: “Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone”.

L’Europa, “dopo la Seconda Guerra Mondiale, è potuta risorgere grazie a un concreto spirito di solidarietà che gli ha consentito di superare le rivalità del passato. È quanto mai urgente, soprattutto nelle circostanze odierne, che tali rivalità non riprendano vigore, ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda”, aveva detto in quell’occasione Bergoglio.

Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero – aggiunge il Santo Padre -. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative”.

L’alternativa è solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni. Non è questo il tempo delle divisioni”, fu il monito del Pontefice.

L’amore “pazzo” di Dio

Nell’omelia, il Papa commenta il brano del Vangelo odierno che narra del dialogo tra Gesù e Nicodemo (cfr Gv 3, 16-21), “un vero trattato di teologia”, secondo il Pontefice, che si sofferma su due punti: l’amore “pazzo” di Dio e la luce che rischiara ogni tenebra.

“L’amore di Dio sembra una pazzia. Ha inviato suo Figlio per morire in croce. Ogni volta che noi guardiamo il crocifisso, troviamo questo amore. Il crocifisso è proprio il grande libro dell’amore di Dio. Non è un oggetto da mettere qui o da mettere là, più bello, non tanto bello, più antico, più moderno … no. È proprio l’espressione dell’amore di Dio. Si è annientato fino alla morte di croce per amore”.

Poi la breve riflessione sul versetto 19: “La luce è venuta al mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3,19). Per il Papa “c’è gente – anche noi, tante volte – che non possono vivere nella luce perché sono abituati alle tenebre”. Francesco li definisce “pipistrelli umani: soltanto sanno muoversi nella notte. E anche noi, quando siamo nel peccato, siamo in questo stato: non tolleriamo la luce”.

È più comodo per noi vivere nelle tenebre; la luce ci schiaffeggia, ci fa vedere quello che noi non vogliamo vedere. Ma il peggio è che gli occhi, gli occhi dell’anima dal tanto vivere nelle tenebre si abituano a tal punto che finiscono per ignorare cosa sia la luce. Anche noi, quando siamo in stato di allontanamento dal Signore, diventiamo ciechi e ci sentiamo meglio nelle tenebre.

Da qui l’invito a lasciare che “l’amore di Dio, che ha inviato Gesù per salvarci, entri in noi e ‘la luce che porta Gesù’ (cfr v. 19), la luce dello Spirito entri in noi e ci aiuti a vedere le cose con la luce di Dio, con la luce vera e non con le tenebre che ci dà il signore delle tenebre”.

Infine, una domanda: “Io cammino nella luce o cammino nelle tenebre? Sono figlio di Dio o sono finito per essere un povero pipistrello?“.

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media