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Lettere al direttore

Associazione 2punto11: “La libertà dell’Anpi, decisa per decreto”

"Di vere Libertà (con la maiuscola) non ne vediamo di realmente conquistate sul campo"

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Le attuali generazioni hanno avuto in sorte di dover affrontare la più grave crisi economica e sociale del dopoguerra. A causa di questo ci hanno costretto, per decreto, a modificare i nostri stili di vita. Hanno modificato i nostri comportamenti. “Sfruttando” il virus letale, il nostro modo di vivere è stato, forse per sempre, ingabbiato in regole sempre più restrittive, indotto a rapporti virtuali, a pagamenti on-line a distanze sociali.

Ci è stato impedito, e forse nemmeno lo abbiamo appreso in modo compiuto presi come siamo a deprimerci all’interno delle nostre quattro sicure mura domestiche, di continuare a frequentare piazze, chiese, scuole, stadi, concerti, palestre o campetti di pallone; luoghi che, rappresentando per loro natura, qualcosa che va oltre il proprio mero confine fisico, ci hanno da sempre consentito di coltivare quei rapporti umani grazie ai quali, tra discussioni, scontri o sforzi congiunti, ci è stato permesso di creare quel tessuto sociale alla base della costruzione di ogni comunità umana.

Ci hanno addirittura impedito di poter dare degna e religiosa sepoltura ai nostri cari. Siamo una società agli arresti domiciliari, ingabbiati nelle dorate prigioni delle nostre case, controllati da droni e dalla logica infame della delazione.

Siamo tutti carcerati, o quasi. Infatti c’è un’eccezione. I partigiani dell’Anpi, sempre per decreto, potranno tranquillamente compiere il loro rito “pagano” adorando il feticcio della liberazione, che poi tanto liberazione non  è stata visto che ha condannato l’Europa al servilismo nei confronti del sistema turbo-capitalista. A loro sarà permesso incontrarsi, radunarsi il 25 aprile anche quando nessuno può farlo.

Perché? Per alcuni semplici motivi, il principale dei quali è di natura culturale. Utilizzando mezzi sottilmente subdoli di manipolazione delle masse, deve infatti passare, ci perdonerete la semplificazione del concetto ma almeno ci capiamo bene, la convinzione che anche in una situazione in cui nessuno può fare niente se sei partigiano avrai il tuo spazio di “libertà”, e lo si garantisce a suon di decreti, anche perché di vere Libertà (con la maiuscola) non ne vediamo di realmente conquistate sul campo.

Ovviamente a costo zero per l’Anpi visto e considerato, almeno da quello che risulta, che anche nell’ultimo bilancio statale è stato garantito loro un cospicuo finanziamento pubblico per sostenere non si sa bene quale tipo di attività. Sarebbe stato forse più corretto destinare tali fondi ad interventi di cui tutti avrebbero potuto usufruire, anche perché, visto il periodo di estremo bisogno, non ci sembra di ricordare ospedali da campo approntati dai partigiani, e non abbiamo notizia di nessun altra iniziativa benefica su larga scala organizzata dall’Anpi, quando tutti più o meno hanno fatto la loro piccola grande parte. Ed qui che il partigiano rimane fedele alla sua storia rappresentando non un elemento di unità della comunità nazionale, ma un elemento di divisione, di differente trattamento tra chi rientra nei canoni previsti e chi no.

Tra quelli a cui è concesso di trucidare impunemente i propri connazionali la cui unica colpa era quella di aver aderito ad un’idea diversa dalla loro e quelli che non hanno diritto neppure alla memoria. Se è vero che nella tragedia i sentimenti più nobili prendono forma smussando divisioni e contrasti per ritrovare quel sano spirito di unità che dovrebbe contraddistinguere ogni popolo, riteniamo che si stia perdendo, colpevolmente, l’ennesima occasione di consegnare gli avvenimenti alla Storia, e di perseguire quel processo di pacificazione nazionale e di memoria condivisa che possa portare l’Italia a perseguire gli interessi dell’intera nazione e non solo di una parte di essa.

Attenderemo, come nostro solito, la fatidica data del 25 aprile, e mentre voi sarete tutti presi a impartire lezioni di libertà cantando Bella Ciao dai vostri democratici comodi balconi, noi saremo impegnati a sostenere, per davvero, i nostri compatrioti in difficoltà. D’altronde la Storia è maestra.

Firmato: Associazione culturale 2punto11

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