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Lettere al direttore

“Io non sono Umberto Rello”

Parla, attraverso una lettera aperta, la vittima delle minacce subite lo scorso 27 aprile 2020 a Pomezia, scambiata per l'amministratore del profilo Facebook "Umberto Rello"

Troppo spesso accade, e sta accadendo, che “professionisti del fare Facebook“, prodigandosi in certe azioni e discorsi a dir poco frivoli, e finanche trash, trascinano volutamente nelle loro beghe l’intera città, attraverso il macchinoso coinvolgimento di cittadini, il più delle volte anche ignari del quadro completo, inconsapevoli quindi di ciò che gli accade veramente intorno, per mancanza purtroppo di mezzi, competenza, conoscenza e/o informazione e quant’altro.

Ma se tali ignari cittadini non possono essere incolpati di alcunché se non “di aver fatto semplicemente numero”, contribuendo quindi alla visibilità di certi personaggi, gli attivisti che hanno invece ripetutamente supportato e, a loro volta, replicato le azioni in altrui danno, reiterate dall’amministratore di tali spazi web (Facebook ecc.) non possono affatto definirsi semplici fans e/o supporters ma, piuttosto, complici.

La satira, se proprio vogliamo definirla tale, va fatta nei modi e nei tempi giusti, quando invece di essere indirizzata a personaggi pubblici e di pubblico interesse, oggetto di derisione diventano le persone più deboli e impossibilitate a difendersi, soprattutto da un punto di vista legale, questa non è più satira è persecuzione. Chi mi ha accostato a un profilo di così basso livello, come quello di Umberto Rello, non ha capito proprio nulla della mia persona; da consigliere comunale di Pomezia sono sempre stato dalla parte dei cittadini e, in particolar modo, alla fascia debole, quella “più popolare”, dalla quale provengo e ne faccio tutto il mio vanto. In ogni modo il rispetto è per tutti, indifferentemente dalla loro estrazione sociale.

Deridere in tale modo dei cittadini non fa parte della mia natura e non è il mio stile, anzi, mi rammarico di non essermene mai accorto prima, sarei già intervenuto, purtroppo però, o per fortuna, di tale “Umberto Rello” non mi sono mai interessato.  Vero è che sto combattendo una mia ultimissima e personalissima battaglia e, pertanto, non ho né la salute, né il tempo, figuriamoci la voglia di fare certe cose; ma finanche ne avessi trovato la voglia, non avrei di certo criticato le piste ciclabili, che trovo davvero utili e che danno un bel tocco al mio quartiere ammodernandolo.

Quindi, se proprio avessi dovuto fare delle critiche verso l’amministrazione Zuccalà, mi sarei mosso piuttosto su tutta questa vicenda del fantomatico “Sindaco Virtuale”: non ho difatti compreso il “ban” del Sindaco Adriano Zuccalà Vs. Umberto Rello. Questo personaggio si è autoproclamato Sindaco senza che la città ne sentisse il bisogno, ma risultandone a tutti gli effetti indegno. Non solo per non averci messo nome e faccia, ma anche per ciò che via via è emerso e che, mi auguro, il Sindaco Zuccalà non sottovaluti e condanni una volta per tutte.  Non è ammissibile difatti che vi sia stata una sorta di “Sindaco Parallelo” (e giunta), che a forza di virtuali castronerie, ha sovvertito finzione e realtà, quasi riuscendoci.

Auspico, che il Sindaco Zuccalà si riprenda tutta la rappresentanza dei cittadini, anche quella social, e che nessun’ombra così funesta possa più infestare la cittadinanza; il nostro Sindaco è stato eletto anche per questo, è giovane e ne avrà le capacità. Ho fatto la mia parte, dando un fermo stop a tutta questa assurda storia, denunciando da libero privato cittadino, unitamente al mio legale Fabrizio Lanzi, tutta una vicenda divenuta non più sostenibile, fatta di mille risvolti e sfaccettature; e poiché “la zizzania sarà raccolta a tempo debito e vi sarà pianto e stridor di denti!” di questa vicenda non mi sarei affatto occupato, se solo non vi fossi stato trascinato.

Ora “All’Umberto Rello” dico solo: se è nel giusto, perché non si reca in caserma e/o alla Polizia Postale, a dichiarare le sue ragioni, invece di farsi così tanto ricercare!? Per ora, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, volutamente mi fermo qua, ma ripeto: no, non sono io Umberto Rello, ai quattro venti, ai cittadini, dall’ultimo al primo.

Marcello Franceschetti
(Identità Verificata)