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Turismo: una stagione da reinvetare

La tempistica degli interventi economici e provvedimenti legislativi per sostenere la grande capacità delle imprese italiane, per andare oltre il Covid

Editoriale – Il 4 maggio l’Italia è ripartita, o per meglio dire, visto che non tutto era fermo, si sono rimessi in moto quei settori dell’economia e del lavoro costretti alla chiusura dal 9 marzo al 3 maggio. Ma, per essere precisi, molte sono ancora le giostre di questo luna park Italia ferme e con le luci spente.

La seconda fase dell’emergenza è partita con il presupposto che, per le attività che hanno riaperto, gli imprenditori e i lavoratori torneranno a fare il proprio lavoro. Questo è vero solo in parte. Non è detto che tutti quelli che possono riapriranno e, soprattutto, che tutti ritorneranno a fare il proprio lavoro.

Certamente, i produttori di ceramiche, ad esempio, con una riorganizzazione di alcune modalità interne di lavoro e attenendosi alle norme di sicurezza, potranno continuare a produrre esattamente lo stesso prodotto. E così vale per tutti gli altri settori, per gli artigiani e per chi produce servizi.

Ma per il turismo in generale e, in particolare, per il settore balneare, della ristorazione, dei locali di divertimento, dei villaggi turistici, degli agriturismi, dei campeggi, della crocieristica, dello spettacolo, la domanda è:  come faranno gli imprenditori e i professionisti delle vacanze e dello svago ad offrire lo stesso prodotto, quello che loro sanno confezionare molto bene?
Sono in condizione di poterlo fare dovendo rispettare delle regole, prima fra tutte, il distanziamento fisico tra le persone?

La realtà ci dice che saranno costretti a reinventarsi: specializzati nel rispondere alle esigenze dei vacanzieri, alla loro voglia di stare insieme, al desiderio di contatto umano; adesso si trovano di fronte il turista post Covid, con tutte le difficoltà psicologiche ed economiche causate dalla pandemia.

Gli esperti del turismo dovranno rivedere le loro certezze professionali calcolando l’effetto Covid sulle vacanze e una domanda che è totalmente cambiata.

Da un’indagine di Confturismo e Confcommercio emerge che:  gli italiani preoccupati per l’emergenza, ad aprile sono ancora l’80%. Più della metà degli intervistati, il 57%, dichiara che, anche dopo la fine dell’emergenza, non si muoverà per fare una vacanza; il 32% dichiara che farà vacanze, ma di 2 o 3 giorni e senza allontanarsi troppo.

Insomma, più che ferie estive, le scelte degli italiani sono quelle “di una vacanza di prossimità”, con viaggi e permanenza breve e con un impatto molto più ridotto sui consumi.
Solo il 20% vorrebbe fare le valigie appena l’emergenza sanitaria sarà conclusa, il 15% è incerto per la disponibilità economica, l’8% non andrà in vacanza per impegni lavorativi.

La fotografia del settore turistico di questa indagine, si può capire fino in fondo se abbiamo bene in mente che le previsioni per il 2020 sul turismo in Italia sono di 29 miliardi di introiti in meno e una riduzione di 260 milioni di presenze rispetto allo scorso anno e davanti una ripresa lenta, che non sarà completa prima dell’inizio del 2021.

Di fronte a uno scenario così, gli interventi previsti dal Governo per le imprese del turismo, purtroppo, appaiono a parere degli addetti ai lavori insufficienti.

Le indicazioni per arginare la diffusione del Coronavirus gli esperti della sanità le hanno date, e questo è il primo binario su cui mettere la locomotiva Italia per farla ripartire.

Il secondo binario è quello politico, che deve dare risposte vere, post assistenzialistiche, su come arginare gli effetti del Coronavirus sull’economia e sul lavoro, in questa fase di riapertura in modo immediato e concreto. La tempistica degli interventi economici è vitale per assicurare la sopravvivenza di molte imprese e, successivamente mettere in campo interventi non solo economici ma anche legislativi per sostenere la grande capacità delle imprese italiane e dare fiducia ai mercati e ai consumatori.

Quel che è certo è che i binari non potranno più essere gli stessi e diretti verso quella “normalità” che ha ammalato noi e il Pianeta: la locomotiva Italia deve sì ripartire, ma verso le nuove mete di una vita, un lavoro e anche un turismo più sostenibili.
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