Seguici su

Cerca nel sito

Stessa spiaggia, stesso mare… ma un’estate che ancora non si sa come sarà

Effetto Coronavirus: quali saranno le scelte degli italiani, c’è ancora voglia di andare in vacanza?

Con l’inizio della fase 2 e la fine del lockdown cambieranno molto le nostre abitudini e forse cambierà anche la nostra voglia di vacanze.
In sostanza, come ci annunciano molte ricerche del settore, il clima di incertezza creato dal coronavirus ha fatto nascere una sorta di blocco verso le vacanze.

Per molte città delle coste italiane, comprese le isole, il mare rappresenta il motore principale, in molti casi l’unico, che fa girare e sostiene l’economia locale.

Sono città che, dal punto di vista demografico, possiamo definire “a fisarmonica”, nei mesi estivi le presenze dei turisti fanno raddoppiare o addirittura triplicare la popolazione, per poi ritornare, a fine estate, ai residenti originari.

Sono città in cui bastano il mare e la costa, a richiamare il turismo estivo e a riempire gli stabilimenti balneari, gli alberghi, le seconde case, le strade e i piccoli borghi di queste località.

È il mare che ogni anno tira fuori dal letargo l’economia locale e fa rifiorire il mondo della ristorazione, del settore alimentare, dei luoghi dello svago e del divertimento, del mercato immobiliare, dei negozi e delle piccole imprese degli artigiani.

È il mare che, attraverso il costo dei parcheggi, della tassa sul turismo e dell’aumento dei consumi dei mesi estivi, diventa il maggiore “contribuente” per le casse comunali e tiene il bilancio attivo per poter realizzare interventi rivolti al sociale, alla manutenzione nelle scuole, delle strade e per promuovere eventi estivi e abbellire la città per l’accoglienza dei turisti.

Tutto ciò che il mare e il turismo possono dare per il benessere economico di queste città si è basato fino ad oggi su una regola: la vicinanza.

Ogni servizio offerto o iniziativa imprenditoriale realizzata ha sempre avuto come regola quella di creare contatto tra le persone, socializzazione e divertimento collettivo: alla fine è questo che il turista cerca ed è per questo che spende i suoi soldi.

I dubbi e le insicurezze su come saranno i prossimi mesi estivi e come si adegueranno spiagge e strutture ricettive per accogliere i turisti in sicurezza, non lasciano molto spazio a previsioni ottimistiche.
Nel 2020, le previsioni degli esperti ci dicono che, l’emergenza Coronavirus potrebbe bruciare circa 30 miliardi di spesa turistica, con oltre 250 milioni di presenze in meno.

Allora, al di là degli annunci che è possibile aprire tutto, secondo la regola del “distanziamento sociale e fisico”, la realtà ci dice, almeno per il turismo, che con questa regola, che va rispettata da tutti nell’interesse della propria salute e della salute pubblica, nulla potrà funzionare come prima e per l’estate 2020 forse non basteranno solo il mare e la costa a ridare vita all’economia e alle speranze delle città di mare della nostra penisola.
Il Faro online – Clicca qui per leggere tutti gli Editoriali