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Testa di Lepre: ubriaco prende a calci la compagna e poi tenta di investirla con l’auto

Dopo essere stata medicata, la donna ha raccontato l'incubo in cui ha vissuto nei due anni di convivenza con l'arrestato, caratterizzati da violenze di ogni genere mai denunciate

Fiumicino – Ieri sera, gli agenti della Polizia Stato del commissariato Fiumicino, del Reparto Volanti e del commissariato Aurelio hanno arrestato un 50enne, con precedenti di polizia, responsabile di lesioni gravi, maltrattamenti in famiglia e rapina ai danni della compagna.

I fatti, accaduti in località Testa di Lepre dove la coppia vive in una casa di campagna, risalgono al tardo pomeriggio di ieri quando la vittima ha chiesto aiuto al 112 Nue, perché seguita da un uomo. Le pattuglie, inviate immediatamente sul posto, rintracciavano la donna mentre, dal bordo della strada, gesticolava vistosamente per attirare la loro attenzione.

Avvicinata dagli agenti, che notavano subito le evidenti escoriazioni sulle braccia, sulle gambe e sul volto, raccontava loro in maniera concitata di avere avuto una lite con il compagno, palesemente ubriaco, al culmine della quale, con inaudita violenza, veniva ripetutamente colpita con calci e pugni e le veniva sottratto il portafogli con all’interno i documenti d’identità.

Riusciva a fuggire di casa per chiamare aiuto, ma veniva inseguita dall’uomo che con la propria auto, per cercare di fermarla, tentava più volte di investirla. La vittima è stata immediatamente soccorsa e condotta in ospedale, dove le sono state riscontrate diverse lesioni ed una frattura al volto, con prognosi di 30 giorni.

Nel frattempo, l’autore del reato è stato rintracciato presso la propria abitazione, ancora palesemente ubriaco, condotto presso il commissariato di Fiumicino e successivamente in carcere a Civitavecchia. Dopo essere stata medicata, la donna, accompagnata in Commissariato, ha raccontato l’incubo in cui ha vissuto nei due anni di convivenza con l’arrestato, caratterizzati da violenze di ogni genere mai denunciate, che spesso l’hanno costretta a ricorrere a cure mediche.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove di formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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