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Covid-19, Graziella Calugi (Lifebrain) spiega quale utilità ha il test sierologico

Il test sierologico Lifebrain consente di identificare chi ha sviluppato anticorpi e quale rischio di contagio può comportare. Utile in famiglia, nelle relazioni sociali e per il ritorno a lavoro in sicurezza

Roma – Il test sierologico, che evidenzia la presenza degli anticorpi anti Sars Cov-2,  è ormai una misura riconosciuta di estrema importanza per la identificazione dei soggetti che sono venuti a contatto con il virus.

Covid-19

Data l’importanza della tematica, il servizio sanitario pubblico della Regione Lazio ha attivato in questi giorni una campagna di sorveglianza epidemiologica gratuita al fine di ottenere dati di sierosorveglianza (leggi qui). A questa si aggiungono le iniziative dei gruppi privati come Lifebrain, che rende disponibili i test sierologici a tutti i suoi pazienti, in regime di solvenza.

Il test Sierologico COVID-19 rileva gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 che l’organismo produce se entra in contatto con il virus. I test consentono di verificare, ad esempio nel caso di un’azienda o un ente pubblico, la possibilità di un ritorno al lavoro in sicurezza. Il fine scientifico di tali test è di tipo epidemiologico ovvero comprendere quante persone sono entrate a contatto con il virus e stratificarle per età e regione geografica, al fine di programmare politiche sanitarie mirate.

Per cercare di capire meglio a cosa serve il test sierologico e quanto sia affidabile, abbiamo intervistato la dottoressa Graziella Calugi, Chief Medical Officer del gruppo Lifebrain (nel video).

IL TEST SIEROLOGICO, A COSA SERVE

Il test sierologico covid-19 – spiega la dottoressa Calugi – comprende esami di tipo strumentale estremamente affidabili dal punto di vista analitico. In particolare dà informazioni sull’avvenuto contatto dell’individuo con il virus. Il test ha un fine epidemiologico: aiuta, cioè, il paziente a comprendere se il sistema immunitario ha reagito al virus producendo anticorpi, essendone venuto a contatto. Grazie al test, si acquisisce una consapevolezza rispetto al rischio di infezione e pertanto si riducono di fatto le possibilità di contagio del paziente stesso all’interno del nucleo familiare e della società, attraverso la messa in atto di  adeguati sistemi di protezione”.

Sulla affidabilità del test, la dottoressa Calugi non ha dubbi. “Il test adottato da Lifebrain – spiega – è estremamente affidabile e si svolge in due fasi: la prima fase, chiamata test di screening strumentale, vanta una specificità per il virus pari al 99,5%. Ciò significa che un paziente che risulta positivo è positivo agli anticorpi anti sars cov2. In caso di positività, poi, si vanno ad indagare le singole immunoglobuline (G e M). Viene così fornito un titolo che può essere sorvegliato dal punto di vista clinico per verificare la sieroconversione nel tempo”.

Una volta individuata la positività che succede? “I positivi, secondo normativa regionale, vengono denunciati alla Asl di riferimento, quindi verranno presi in carico dal medico di famiglia e sottoposti a tampone – risponde la Calugi – Questo passaggio ci aiuta, con maggiore livello di profondità, a comprendere se oltre a essere venuti a contatto con il virus, siamo ancora contagiosi. Ne emerge che lo screening sierologico ci supporta nell’identificare quei soggetti che non soltanto sono venuti a contatto con il virus ma possono essere ancora un pericolo o un rischio di contagio dell’infezione”.

SICUREZZA NEI CENTRI PRELIEVO

Quale è il livello di sicurezza e prevenzione del rischio contagio nei centri Lifebrain? “I centri Lifebrain nati per la tutela del singolo cittadino a livello sanitario – osserva la dottoressa Calugi – A maggior ragione, in questo periodo così particolare, Lifebrain ha adottato tutte le misure per la tutela e la sicurezza del singolo paziente”.

E’ stato potenziato il servizio di pulizia e sanificazione degli ambienti di tutti i centri appartenenti al Gruppo Lifebrain. Il personale incaricato opera quotidianamente la disinfezione di tutti gli ambienti e gli elementi maneggiati quotidianamente (corrimano, maniglie, porte, sedie, pulsanti ascensore, ecc.) – spiega Calugi – I front-desk dell’area accettazione vengono frequentemente puliti e sanificati dopo l’accettazione di ogni paziente, con l’ausilio di spray disinfettanti e/o di specifiche salviette monouso. Inoltre sono a disposizione degli utenti i mezzi per igienizzare le mani oltre che dettagliate informazioni comportamentali”.

Il personale Lifebrain, sia amministrativo che sanitario, indossa i dispositivi di protezione  e mantiene la distanza di sicurezza di almeno 1 metro tra colleghi e con i pazienti. In caso di sintomi influenzali – conclude la dottoressa – quali tosse, febbre, difficoltà respiratorie, ovviamente si invitano i pazienti a posticipare gli accertamenti diagnostici”.