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Ardea, degrado nelle zone archeologiche: parte l’esposto alla Procura foto

"Chiediamo un intervento per l'attuazione della normativa che prevede la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio"

Ardea – Il Comitato Civico della Comunità di Ardea ha presentato un‘esposto alla Procura della Repubblica sullo stato di abbandono e di degrado del patrimonio archeologico del territorio, in particolare delle aree del Monte della Noce, di Casalinaccio e delle “Concerie”.

“La plurimillenaria storia di Ardea, la città dei Rutuli, è testimoniata da numerose aree archeologiche, alcune delle quali negli ultimi 30 anni, dopo lunghe lotte e manifestazioni dei cittadini, sono state finalmente vincolate, scavate, recintate e restaurate con finanziamenti pubblici (circa 10 milioni di euro) dello Stato, della Regione e del Comune per essere ‘valorizzate ed aperte al pubblico’ con numerose inaugurazioni di siti, monumenti e musei definitivamente chiusi il giorno dopo“, si legge in una nota del Comitato Civico della Comunità di Ardea.

“Se questo straordinario patrimonio archeologico di Ardea fosse effettivamente valorizzato – prosegue il Comitato – come prevede la legge ed il buon senso rendendolo accessibile ai cittadini ed ai turisti, si potrebbe dare un importante contributo alla risoluzione di gravi problemi locali come il lavoro e lo sviluppo sociale del nostro territorio nel contesto dell’area metropolitana di Roma”.

“Ma questo patrimonio sembra essere stato dimenticato dalle Istituzioni e ora queste straordinarie aree archeologiche si trovano nel degrado e nell’incuria più totale. Come cittadini, singoli ed associati, abbiamo più volte proposto alle istituzioni locali e statali forme di collaborazione civica per una amministrazione condivisa del nostro patrimonio culturale nell’interesse generale come prevede anche l’art. 118 della nostra Costituzione repubblicana. Chiediamo, pertanto, come cittadini un intervento nell’interesse generale per l’attuazione della specifica normativa statale e regionale che prevede la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio archeologico anche per evitare che tanto denaro pubblico sia stato speso inutilmente”

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