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Lo sport oltre il covid-19. Ghiretti: “Ripartire con nuovi modelli di gestione”

Parla il dirigente sportivo italiano, manager della famosa agenzia SG Plus. Innovazione e destrutturazione. Consorzionismo e orizzonti mai battuti prima. Le nuove sfide dello sport

Un nuovo modello di sport. E’ una delle opportunità messe sul piatto da un coronavirus che ha sparso dolore e buio nella società civile. Ha fermato lo sport stesso il covid-19. Lo ha fatto nei confronti del contesto amatoriale, come nei  confronti del mondo professionistico. Ha sbarrato strade e ucciso vite. Ma la vita resiste e lo sport vuole risorgere. Vuole guardare avanti.

Cogliere opportunità nuove per il futuro. Lo sport può cambiare strada

O almeno dovrebbe farlo, con nuovi strumenti e idee, lasciando da parte modelli organizzativi e gestionali vecchi ormai di tanti anni. Una opportunità allora. Come se attualmente ci fosse un foglio bianco su cui ridisegnare il sistema. In mezzo a tanto dolore, si può cogliere una luce, una luce nuova per lo sport. Una scusa per rinascere completamente. Trasformare il tanto male vissuto, in quel bene che possa illuminare il futuro dello sport. Un mondo fatto di valori, ideali che costruiscono uomini e donne. Un mondo che regge anche l’economia del Paese e che è una delle industrie più sviluppate. Lo testimoniano i milioni di praticanti in Italia e le tantissime aziende che offrono la propria immagine, per sponsorizzare atleti e sport. E il coronavirus ha fermato proprio quel mondo là.

I protocolli governativi. Lo sport riparte. Ma si deve interrogare su diversi aspetti

Foto Marco Rosi/LaPresse

Da alcune settimane, grazie ai protocolli governativi, a cui hanno lavorato alacremente le società sportive di tutta Italia, insieme alle Federazioni Sportive e in collaborazione con il Coni e il Comitato Italiano Paralimpico, lo sport è tornato nel suo contesto naturale. Nel rispetto delle regole il documento “Lo Sport riparte in sicurezza” ha tracciato le linee guida per contenere il contagio, ma per permettere agli atleti di tornare ad allenarsi (leggi qui). Ha permesso alla “macchina sport” di ripartire. Ma cosa serve veramente per farlo?

Nei prossimi giorni, ricomincerà il campionato di Serie A e anche la Coppa Italia. Ma non solo. Il ministro Spadafora, come ha indicato nelle scorse ore, si augura che anche lo sport amatoriale possa presto essere praticato. Insomma, non molla il cuore di un atleta e va avanti. Ma per andare avanti, si deve interrogare. Lo deve fare l’intero sistema sportivo.

Consorzionismo e destrutturazione. Alcuni degli strumenti con cui lo sport può rinascere

Roberto Ghiretti

E’ uno dei punti principali su cui Roberto Ghiretti ha incentrato il suo pensiero. Nella sua intervista rilasciata a Il Faro on line, il fondatore e presidente della prestigiosa agenzia italiana di promozione e formazione SG Plus, docente master presso Uniparma e dirigente sportivo dalla lunga esperienza nel settore, ha riflettuto sul momento che lo sport stesso sta vivendo. Un momento sicuramente di grande difficoltà. E di profondi danni. Dal punto di visto economico, sociale, morale. Ma si può rinascere. Secondo il pensiero di Ghiretti bisogna creare progetti nuovi e permettere allo sport di crescere in innovazione. Puntare al consorzionismo e alla destrutturazione. Il modello che in questi giorni sembra quello più seguito.

Lanciarsi in sfide mai intraprese prima. Fare quello che mai si è fatto, per avere ciò che non si è mai avuto. Una visione totalmente nuova del sistema. Partire da lì, proprio da lì. Dal buio del covid-19 e dai danni da esso fatti, per costruire un nuovo sistema sportivo dalle ceneri. Approfittare di questa ripartenza, per ricominciare in modo innovativo un altro cammino. E parla della riforma del Governo Ghiretti. Un documento che dovrebbe essere discusso alla luce del sole, dall’intero sistema sportivo italiano, in collaborazione con la politica. Non c’è stato contesto che non abbia risentito della grave crisi sanitaria.

Lo slittamento delle Olimpiadi. Impossibile svolgerle a porte chiuse. Per atleti e aziende

Persino le Olimpiadi sono state posticipate. E’ certamente d’accordo il manager della SG Plus. Ci sono ancora paesi in cui la pandemia è diffusa e che non avrebbero potuto partecipare ad una competizione sportiva del calibro dei  Giochi. Anche Thomas Bach lo disse, al momento della decisione che ha cambiato le prospettive di tantissimi atleti (leggi qui). E non si possono svolgere i Giochi a porte chiuse. Sarebbe un antitesi, un modo che non permetterebbe al mondo intero di vivere emozioni e di crescere, anche sotto il profilo economico.

Lo sport può essere guida di rinascita per l’Italia. Valori, messaggi ed esempi

Il coronavirus ha portato dolore. Un profondo dolore in Italia. Ma dallo sport si può probabilmente ripartire. Da quei valori che esso rappresenta. Dalla forza del messaggio che esso rappresenta. Ma per farlo deve  guardare avanti, lasciandosi alle spalle modelli obsoleti. Lo spiega Ghiretti. Bisogna studiare modelli di sviluppo. Tracciare linee guida nuove sul foglio bianco della rinascita sportiva.

Caro Roberto, lo sport si è fermato a causa del coronavirus. Quali sono i diversi danni che ha apportato la crisi sanitaria?

“I danni sono stati tantissimi. Economici sicuramente, ma anche umani. Quelli più gravi. Tanti dirigenti sportivi hanno perso la vita. Danni morali. Di fatto ha abbattuto le difese morali dell’associazionismo sportivo. Danni che avranno un effetto a medio e lungo termine se non si prenderanno le giuste contromisure. Ma ci ha dato anche una visione nuova. Insieme ai troppi danni, cito una sola opportunità. Quella di vedere lo sport sotto un altro punto di vista e capire se e come poter evolvere verso un domani migliore”.

In che modo lo sport può rinascere? Come ha gestito l’Italia questa emergenza sotto il profilo sportivo? Protocolli e linee guida. Saranno utili per proteggere dalla crisi salute e comparto?

“Lo sport può rinascere se si interroga su se stesso. Se lo fa sui cambiamenti educativi e sociali degli ultimi decenni. Se lo fa sui modelli di associazionismo, se sa interrogarsi su una linea di evoluzione delle società. Se si interroga sul fatto che probabilmente è arrivato il momento di consorziare una serie di realtà. I protocolli sono certamente utili per proteggere la salute dei tesserati. Dobbiamo sapere che è una evoluzione in cui questa malattia ci accompagnerà per diversi mesi e purtroppo non è finita, altrimenti non avremmo più morti e contagi. Si è ridotta sicuramente, ma il problema persiste. La parte regolamentare dei documenti diventa indispensabile per gestire il domani. Ma c’è un dopodomani. Credo che questa emergenza, sotto il profilo sportivo e a livello di regolamentazione, sia stata gestita bene. Si è fatto quello che si doveva fare. Al livello di progettualità, secondo me, non tutti sono andati avanti”.

Esiste una ricetta per una rinascita completa dello sport in Italia?

La Nazionale Italiana di nuoto paralimpico –
Foto Augusto Bizzi

“Esiste. E’ quello che ho accennato. Riportare lo sport al centro della pubblica amministrazione. Far capire che è una grande rete sociale, se non la più grande. Costruire cultura nei dirigenti e nei tecnici, non solo tecnica e organizzativa, ma anche politica. Che possa consentire loro di fare scelte mai fatte. Scriveva Einstein: “Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi imparare a fare quello che non ha mai fatto”. La ricetta è questa: consorziarsi, accorparsi, interrogarsi, pensare ai mutamenti della società civile, interpretare e soddisfare i bisogni. In questo non sono esenti, né le federazioni sportive nazionali, né gli enti di promozione sportiva. Devono guidare le società ad una diversa consapevolezza”.

Il Governo sta pensando ad una riforma da approntare. Si può ripartire da questa crisi, per apportare modifiche e migliorare il sistema sportivo?

“Si è impegnato ad approvarla entro agosto. Dopo potrebbe scadere. Nessuno purtroppo non ne hai mai vista una traccia della riforma presentata. Siamo in giugno già ed essendo agosto il mese non proprio adatto per discuterne.. sarebbe il momento che questi documenti uscissero dai cassetti e cominciassero a rappresentare qualcosa di concreto sul dibattito di dove vada lo sport. Ad oggi, non credo che questi documenti li abbiano visti i milioni di tesserati italiani, ma credo lo abbiano fatto solo poche persone. Non dico che li debbano discutere tutti i tesserati d’Italia .. ma sicuramente il modello pensato è diverso. Al momento, ce l’ha in testa solo il Governo. Aver fatto dei confronti a monte e a valle, altrettanti fondamentali, sarebbe stato risolutivo. Non è stato così sino ad oggi, mi auguro che lo sia nei prossimi giorni e mesi”.

Lo sport  ha risentito in tutti suoi contesti dello stop. Quali danni hanno subìto le società sportive e le diverse federazioni?

le campionesse della scherma. Foto@AugustoBizzi

“Tutto lo sport nella sua interezza ha risentito dello stop improvviso. C’è un nuovo concetto che ha preso piede, che è quello destrutturato. Nel 2018 i dati erano chiari. In calo lo sport strutturato federale, con arbitri, giudici e calendari, in crescita quello destrutturato. Adesso ci sarà il boom di quest’ultimo. Molti non hanno la competenza di capire e non hanno pensato che intercettare il nuovo bisogno di modello sportivo è la prima legge del marketing. E possa essere anche la possibilità di nuovi prodotti e mercati. E’ ovvio che se questo non viene fatto i danni sono sempre più significativi. Se continuiamo ad offrire un prodotto che andava bene nel passato e che è uguale oggi, è come andare in un negozio e dover acquistare quei 5 prodotti e solo quelli. Peccato che in alternativa potrebbe esserci un prodotto totalmente differente e innovativo”.

Questione Olimpiadi. Si svolgeranno secondo te? Quali problemi ha causato lo slittamento? Sei d’accordo con il posticipo dell’evento?

“Spero che le Olimpiadi possano svolgersi. Ma questo virus maledetto ci sta purtroppo sulle spalle. Credo che ancora non consenta definitive elaborazioni. Se non lo fa per i Giochi, non vedo come possa farlo per gli altri eventi. Sono certamente d’accordo con lo slittamento. Mi sembra ci siano paesi in cui la pandemia è ancora molto diffusa, come eravamo noi nella scorsa primavera. Come è possibile far arrivare e ospitare migliaia di atleti, accompagnatori, tecnici e aziende, il mondo a Tokyo ? Meglio non scherzare nemmeno. Non si può svolgere una competizione del genere a porte chiuse. Il problema sarà capire se questo virus ci sarà ancora, oppure no”.

 (Il Faro on line)