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Roma, massacra di botte la compagna e la uccide in un parco pubblico: arrestato

Un passante ha notato la presenza di una donna distesa sul prato, semicoperta e in stato di incoscienza, con evidenti segni di violenza sul volto

Roma – Ha ucciso la propria compagna a calci e pugni, in un parco pubblico della Capitale. Così i carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Roma, per un 41enne straniero, nella Capitale senza fissa dimora.

In particolare, la mattina dell’11 maggio, a Roma, nei pressi del parco “Don Mario Picchi” anche detto “Parco della Solidarietà”, un passante ha notato la presenza di una donna distesa sul prato, semicoperta e in stato di incoscienza, con evidenti segni di violenza sul volto. Il personale medico, contattato dal passante ed intervenuto sul posto, valutate le condizioni disperate in cui versava la donna, l’ha trasportata d’urgenza presso il pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni Addolorata”, dove la stessa è giunta in stato di coma e dove è morta il giorno seguente.

I militari del Comando Provinciale della Capitale, intervenuti sul posto immediatamente dopo il rinvenimento della donna gravemente ferita, effettuato il sopralluogo dell’area di interesse, hanno raccolto le testimonianze di alcuni residenti e di persone che potevano conoscere la vittima, in modo da ricostruire la dinamica dell’aggressione. Le indagini, coordinate dal Dott. Francesco Gualtieri del pool specializzato della Procura di Roma, hanno permesso, sin da subito, di convogliare le attenzioni investigative sul compagno convivente della vittima, rintracciato dai Carabinieri della Compagnia Eur nella zona. L’uomo non è stato in grado di fornire una versione convincente di quanto avvenuto tra la sera del 10 e le prime ore dell’11 maggio scorsi.

I successivi accertamenti tecnici di laboratorio, effettuati dai Carabinieri del Ris di Roma, non hanno lasciato dubbi sul fatto che l’indagato fosse l’ultima persona con cui la vittima era entrata in contatto e con il quale avrebbe avuto una colluttazione. Il fermato è stato quindi rintracciato nel quartiere San Lorenzo e portato dai carabinieri nel carcere di Regina Coeli, dove rimane in attesa di essere interrogato dal Gip, al quale dovrà rispondere dell’accusa di maltrattamenti in famiglia e omicidio aggravato.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove di formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.
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