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Covid-19, San Raffaele Pisana: indagine anche sulle altre cliniche del gruppo

Si estendono a macchia d’olio i test su personale e pazienti collegati al cluster covid-19 del San Raffaele Pisana. Almeno duemila i tamponi necessari

Roma – Saranno non meno di duemila i tamponi necessari per monitorare tutte le persone in qualche modo collegate al cluster della clinica San Raffaele Pisana. E le verifiche riguardaranno anche le altre strutture del gruppo sanitario in qualche modo collegate all’operatività della sede del focolaio.

E’ una lotta contro il tempo quella che la Asl Roma 3 e l’assessorato alla Sanità e all’Integrazione sociosanitaria della Regione Lazio hanno intrapreso dopo la scoperta di un importante cluster di covid-19 nella struttura di via della Pisana 235 (leggi qui). I militari stazionano permanentemente davanti agli ingressi della clinica per garantire il cordone sanitario che la isola. “Dovevo portare il cambio della biancheria per mia madre che è ricoverata e mi hanno fatto lasciare la borsa davanti all’ingresso della clinica: il personale gentilissimo l’ha ritirata garantendomi che ci penseranno loro a fargliela avere” racconta la parente di una degente.

Procede a ritmi forsennati la campagna di test alla quale sono sottoposti tutti coloro che in qualche modo sono entrati a contatto con la struttura, con i pazienti e con i dipendenti a partire da due settimane fa. Finora sono 300 le persone sottoposte all’esame ma si arriverà almeno a 2000. Questo perché il San Raffaele Pisana fa parte di un gruppo privato che conta diversi presidi nella regione. “Il fatto è grave – conferma l’assessore regionale, Alessio D’Amatoanche perché questo gruppo ha diverse strutture nel Lazio e ha avuto numeri molto importanti. Verificheremo con molta attenzione la situazione in atto”.

E’ stata disposta un’indagine epidemiologica presso l’European Hospital, struttura di provenienza di alcuni pazienti Covid positivi. “In questa struttura della Pisana – ribadisce il commissario della Asl Roma 3, Giuseppe Quintavallearrivano pazienti da tutti gli ospedali romani. Questo significa che dobbiamo fare molta attenzione nell’indagine epidemiologica: stiamo ricostruendo pezzo per pezzo tutto quello che è successo”.

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L’ipotesi prevalente è che un operatore sanitario abbia portato all’interno della struttura il virus. Forse, ma non è confermato, un dipendente risultato un falso negativo al tampone. «È in corso l’indagine epidemiologica innanzitutto sulle procedure organizzative e i percorsi assistenziali al fine di identificare una possibile criticità che possa aver agevolato la diffusione del virus tra i reparti a fronte delle misure di prevenzione adottate. Al momento l’ipotesi più accreditata del caso indice è relativa ad alcuni operatori sanitari, ma si resta in attesa della conclusione dell’indagine epidemiologica», aggiunge Quintavalle.

IL GRUPPO SAN RAFFAELE NEL LAZIO

Il gruppo San Raffaele nel Lazio conta un’ampia serie di strutture collegate e facenti capo all’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, IRCCS San Raffaele Pisana, punto di riferimento nazionale nel campo della riabilitazione motoria e sensoriale. Le strutture, suddivise per ambito di competenza in riabilitazione, socio-assistenza, lungodegenza e hospice nel Lazio comprendono i centri di Borbona, Viterbo, Trevignano, Flaminia, Portuense, Nepi, Montecompatri, Rocca di Papa, Velletri e Sabaudia. A questi si aggiungono i poliambulatori di Termini, Tuscolana, Meta Medica e Appia.