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Palmisano: “Olimpiadi slittate? Un dolore. La solidarietà fa la differenza” foto

Si racconta la marciatrice delle Fiamme Gialle. Il lockdown a Bagnoletto, il dolore per i Giochi e il ritorno agli allenamenti. Oggi parte We Run Together, anche lei partecipa

Ostia – Ha costruito in questo modo il suo lockdown. Intagliando il legno e creando forme. Mobili, oggetti. E ogni giorno si è goduta quella famiglia che durante l’anno è complicato vivere. Allenamenti, gare, raduni. Una campionessa di marcia ha sempre la valigia in mano. Per circa due mesi Antonella Palmisano ha riposto il suo bagaglio nell’armadio e si è guardata intorno.

Il bricolage e la cucina durante la quarantena. A Bagnoletto insieme a Lorenzo e il cane

Tra le mura di casa si è sentita protetta durante la quarantena italiana. Insieme a suo marito Lorenzo, la marciatrice di bronzo ai Mondiali di Londra 2017 ha vissuto il periodo più duro nella storia del dopoguerra italiano. La diffusione del coronavirus in tutto il Paese e i numeri, sempre alti ogni giorno, sia a marzo che ad aprile, ha costretto famiglie e persone a restare in casa. Non è facile per un’atleta abituata al movimento e alle competizioni nazionali e internazionali, dover vivere un’altra realtà, seppure temporanea. Ma Antonella ci ha provato e lo ha fatto. Ha coltivato allora l’hobby del bricolage e si è dedicata alla cucina. Anche quello. Insieme a Lorenzo e al cane, la famiglia si è stretta in un abbraccio di affetti e a Bagnoletto, nella zona di Dragona, il covid-19 ha fatto meno paura.

Il doloroso slittamento delle Olimpiadi. Ma la salute è il valore da salvaguardare

Antonella Palmisano con la maglia delle Fiamme Gialle

Non si è fermata l’atleta delle Fiamme Gialle però. Ogni giorno sotto casa e molto accorta a non incontrare nessuno, all’interno di un circuito ristretto, la Palmisano ha proseguito i suoi allenamenti di marcia, diminuendo però i chilometri. Non si poteva stare molto fuori e allora Antonella si è adeguata, con il suo cuore di campionessa e con quei valori che lo sport insegna. Lo slittamento delle Olimpiadi ha fatto particolarmente male, ma l’azzurra vincitrice di 19 titoli nazionali e un quarto posto a Rio 2016 (dopo il quale è arrivata la proposta di matrimonio di Lorenzo) da migliorare tra un anno, ha accettato anche questa sfida.

Spostare la competizione a Cinque Cerchi ha dato la possibilità ad Antonella, e agli altri azzurri dell’Italia Team, di migliorare tecniche e aspetti che potrebbero realizzare il sogno più bello. Ha visto l’aspetto positivo del posticipo, la marciatrice delle Fiamme Gialle. D’altronde la situazione della pandemia è ancora grave nel mondo e la salute è il valore da difendere a tutti i costi. Lo dice la Palmisano.

La rinuncia ai Giochi e il ritorno agli allenamenti al Centro Sportivo delle Fiamme Gialle

Antonella e Lorenzo il giorno del matrimonio

Nella sua intervista post lockdown a Il Faro on line, quando già da un mese è tornata agli allenamenti individuali, grazie al decreto governativo del 26 aprile scorso (leggi qui), la donna sposata e l’atleta che sogna medaglie e cose bella nella vita, ha sofferto alla decisione del Comitato Olimpico Internazionale (leggi qui): “Prepararsi quattro anni solo per le Olimpiadi e poi vederle spostate a pochi mesi dallo svolgimento programmato, è stato traumatico”. Antonella lo confessa, ma sottolinea anche l’importanza di una vita che va tutelata. E tra un anno comunque potrà partecipare a Tokyo 2020 (del 2021) per riprendersi tante rivincite. E magari in quella gara dei 20 chilometri che farà, ci metterà anche le immagini di quei giorni in casa a Bagnoletto, tra una conferenza stampa e l’altra della Protezione Civile e il messaggio consueto del premier Conte. Sono momenti che probabilmente gli italiani tutti non dimenticheranno. E adesso che si è aperta la Fase 2, dove il coronavirus si è attenuato, una parziale normalità è tornata anche per gli allenamenti.

E’ tornata al Centro Sportivo delle Fiamme Gialle a Castel Porziano Antonella. Seguendo il dovuto protocollo in palestra e in pista, come lei stessa spiega, sente ogni giorno quell’atmosfera che gli è mancata. Compagni, sport all’aria aperta. E famiglia anche. Lontana dalla sua Puglia dal mese di ottobre e separata dai suoceri, ha dovuto ingoiare la noia e la tristezza nel non poter abbracciare chi si ama. Ma il sole c’è sempre e bisogna combattere affinché tutto torni alla normalità. Insieme l’Italia può farcela. Come una squadra unita, dritta verso il traguardo, con tacco e punta, stando attenti a non commettere errori per non essere squalificati durante la gara. Un po’ come nella vita. E nella vita la Palmisano si aspetta di realizzare quegli obiettivi che si è prefissa. E tanti ne ha conseguiti in carriera. La medaglia di bronzo a squadre in Messico le è rimasta particolarmente nel cuore. La prima per lei in campo internazionale, anche se giovanissima. Nel 2010, la Palmisano assaporava il podio mondiale.

Il bronzo ai Mondiali di Londra 2017, l’alloro della consacrazione sportiva

il quarto posto a Rio 2016 (foto@Colombo/Fidal)

Quella medaglia vinta poi a Londra (leggi qui), nell’agosto del 2017 nella categoria degli assoluti, ha segnato ancora di più la sua strada nella marcia e le ha fatto comprendere come il lavoro paghi sempre. Come lo facciano sempre i sacrifici. E così che è arrivata la medaglia del terzo posto agli Europei di Berlino (leggi qui). L’ultima in ordine di tempo, in campo internazionale. Una marcia che non abbandona Antonella, ovviamente. E che pratica, per passione e per dovere. Adesso, quel sogno di bambina è anche un lavoro. Sono passati tanti anni dal suo addio al suo paesino pugliese. La donna Palmisano oggi, sposata e vincitrice di allori iridati, ne ha fatta di strada. E oggi punta alle Olimpiadi e al sogno più bello, prendendosi per mano in quella crescita umana e sportiva che lo sport stesso le ha donato.

A fine luglio il torneo di marcia a distanza con il Parcy Team

(foto@Colombo/Fidal)

Il prossimo obiettivo per lei, in campo agonistico, non sarà però la consueta competizione in calendario per la Fidal. La marcia è una di quelle discipline indicata come ad alto rischio contagio. Niente assembramenti, neanche nello sport. Allora il suo allenatore Patrizio Parcesepe ha organizzato un torneo a distanza. Sta accadendo spesso in questi giorni di quasi rinascita. Pochi giorni fa si sono svolti i lanci per l’atletica e un ex compagno di squadra di Antonella, come Nicola Vizzoni oggi tecnico azzurro del settore, ha seguito i suoi atleti via web, mentre partecipavano, ognuno dal proprio campo gara di origine, a questo allenamento collettivo, ma a distanza (leggi qui), appena omologato dalla Fidal e dalla World Athletics. Ecco allora anche la marcia per la Palmisano sarà così.

A fine luglio ogni membro del Parcy Team marcerà la sua 20 chilometri personale. Da solo. Da sola, lo farà Antonella, ma puntando al record e alla preparazione individuale, sentendosi unita ai compagni “distanti ma uniti”. Per citare il claim del lockdown italiano. Insieme nel buio della gara, per poi rinascere sul traguardo.

Anche Antonella alla We Run Together. Su www.charitystars.com da oggi l’asta

il bronzo ai Mondiali di Londra (foto@Colombo/Fidal)

La solidarietà è una colonna portante nella quotidianità. Lo spiega la marciatrice delle Fiamme Gialle. E lunedì parteciperà anche lei alla We Run Together. Nell’asta di beneficenza via web, organizzata proprio dalle Fiamme Gialle e da Athletica Vaticana, il talento della marcia azzurra si metterà a disposizione dall’8 giugno, per aiutare gli altri (leggi qui). Hanno bisogno di fondi consistenti  gli ospedali di Bergamo e Brescia. Ci crede la Palmisano nella solidarietà umana: “Si fa la differenza”. Come in gara, come ad un Mondiale, come in un tacco e punta perfetto e vincente, che ha solo la campionessa che lo pratica. E Antonella lo è. Lo è stata adattandosi alla quarantena. Lo è stata aspettando il 4 maggio. Lo è stata e lo è tendendo una mano a chi ha bisogno. E costruirà ancora il suo futuro e la sua vita oggi, utilizzando quel seghetto per intagliare il legno. Creerà la sua personale opera d’arte. Sognando il podio alle Olimpiadi.

Cara Antonella, dallo scorso 4 maggio sei tornata ad allenarti all’aperto. Quali sono state le tue prime sensazioni personali?

“Molto positive le mie sensazioni. Non mi sono mai fermata però durante il lockdown. Mi ero segnata un circuito intorno a casa mia di esattamente un chilometro. Ero sempre vicina alla mia abitazione e ho proseguito comunque, a giorni alterni, ad uscire. L’ho fatto per non perdere tutto il lavoro aerobico fatto fino ad ora. Sarebbe stato buttato al vento. Siamo usciti molto di meno e abbiamo diminuito i chilometri di molto. Abbiamo mantenuto quelli utili per la forma e l’esercizio. Quello che ho fatto durante il lockdown, è stato una serie di esercizi nuovi che Patrick Parcesepe ha dato ad ognuno di noi, per curare degli aspetti o dei deficit che durante l’anno non possiamo curare, per tempi di preparazione e altro. Ci ha dato delle schede di esercizi da poter svolgere a casa. Quando uscivo, la situazione non era una delle migliori per me. Ero nell’isolato di casa e le persone non erano contente di vedere una ragazza che marciava. Paure comprensibili, dato tutto quello che stava succedendo. Ero sola e per conto mio. Uscivo ad orari che mi permettevano di non incontrare nessuno. Uscire dopo la quarantena finalmente, mi ha dato una boccata di aria fresca, finalmente potevo farlo senza avere paura o avere l’ansia di essere fermata. Tornare a fare il mio lavoro mi ha dato molta gioia”.

Quanto ti è mancata la marcia quotidiana? Come agonismo e passione personale?

Antonella con il suo fiore portafortuna (foto@Colombo/Fidal)

“Per noi è importante avere degli obiettivi. Non vederli chiari di fronte a noi è problematico. Non ci sono gare prossime per noi marciatori. Anche se il prossimo anno si svolgeranno le Olimpiadi. Fino a dicembre i risultati non saranno omologati per le qualifiche olimpiche. Al momento ci alleniamo solo per passione e per  dovere. Ci piace farlo. Senza obiettivi sarebbe difficile farlo, a peso. In tutto questo Parcesepe ha organizzato un test tra di noi. Negli ultimi giorni di luglio, ognuno si cimenterà a fare la 20 chilometri in allenamento, per testare condizioni fisica e salute. Stimolarci anche, ben venga. Ci stiamo allora allenando in funzione di questo test”.

Come hai trascorso il tuo lockdown? Ti sei allenata ugualmente? Hai occupato il tempo nei tuoi hobby?

“Mi sono allenata ogni giorno. Mi sono riposata di domenica. Quello che non facciamo abitualmente. Mi sono inventata molte cose carine. Ho acquistato un seghetto per lavorare il legno, per poter fare dei lavori a casa. Ho stressato mio marito nei lavori manuali. Pitturare il cancello o la nostra camera da letto, non riuscita bene (ride). Ci siamo però dedicati a fare altro, oltre allo sport, per passare il tempo e per non chiuderci alla noia. Avevamo tanto tempo a nostra disposizione, visto il programma ridotto degli allenamenti”.

Ci sono state delle persone che ti sono mancate particolarmente? In che modo le Fiamme Gialle ti hanno supportato durante la quarantena? E come lo stanno facendo nella Fase 2?

“Sono stata con la mia famiglia. Mio marito e il cane. Non lo faccio mai durante l’anno per i vari impegni sportivi da onorare. La casa la vivi pochissimo. Passi raduni, allenamenti e torni che sei davvero stanca. Devo dire che aver trascorso la quarantena in casa, dedicandoci a noi stessi, al cane, alla cucina e molto altro, cosa che non avevo mai fatto, mi ha dato molto. Anche se la marcia fa parte della mia vita e mi mancavano il campo, gli allenamenti, la Caserma, i compagni di squadra. La vita di atleta fa parte di me. Ho sentito nostalgia di quello. Anche la mancanza dei miei genitori. E’ da ottobre che non vado in Puglia. Non ho potuto vedere neanche i miei suoceri, perché dovevamo stare separati. Lo abbiamo sentito questo peso. Quando ci hanno detto che il lockdown doveva essere trascorso lontano dalla palestra e dalle persone, le Fiamme Gialle hanno giustamente chiuso le aree adibite agli allenamenti al Centro Sportivo. Non si poteva andare in pista. Giustamente. Dovevamo stare tutti in sicurezza. Nella Fase 2 ci hanno permesso di allenarci in Caserma, mediante le misure di sicurezza. Per entrare in palestra devi prenotare e devi disinfettare gli attrezzi. In pista ognuno deve avere i propri orari. Ci vuole pazienza, ma si fa per la nostra sicurezza, senza avere paura di essere contagiati”.

Tu vivi nel X Municipio di Roma. Come ti trovi nel territorio in cui abiti e vivi con tuo marito? In che modo ti aiuta per la tua crescita sportiva?

Campionati Europei U23 – foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo

“Abito a Bagnoletto, a Dragona. Ci siamo scelti questa zona. Siamo tranquilli qui. Cercavamo la tranquillità adeguata. Ho dei vicini fantastici, che si sono rivelati tali anche durante la quarantena. Sono andata via dal mio paese da tanti anni. E la città ti offre cose diverse rispetto al paesino piccolo e ristretto. Fare qui la mia vita, mi ha dato molto. Mi ha aiutato per la mia crescita. Ci responsabilizza. Sono molto contenta di vivere a Dragona. Di avere conosciuto anche persone diverse”.

Il coronavirus ha costretto il Cio a spostare le Olimpiadi. Come hai vissuto questo slittamento? Come un’atleta professionista come te, riesce a viverla?

“Al primo impatto ci sono rimasta male. Lavori quattro anni per arrivare ai Giochi, per conquistare la massima performance. Quando vedi che a pochi mesi dall’evento, ti spostano la competizione, fa rabbia. Solo per qualche giorno però, mi sono sentita così. Purtroppo la diffusione del coronavirus si è ampliata sempre di più e ho accettato la decisione del Cio. Capisci che c’è qualcosa di più importante dell’evento sportivo, che è la salute. Sempre al primo posto. E’ stato così. Adesso la vivo tranquillamente. Ho un anno per prepararmi. Infatti adesso sto provando nuovi allenamenti, ciò che non avrei potuto fare se le Olimpiadi si fossero disputate a luglio prossimo. Testare nuovi allenamenti e vedere come reagisce il nostro corpo ci aiuta in funzione dei Giochi del prossimo anno”.

Cosa pensi dello slittamento delle Olimpiadi? Cosa comporta mentalmente e fisicamente per una  campionessa di marcia come te?

Il Parcy Team (foto@Marchitto-UfficioStampaFiammeGialle)

“Sono ovviamente d’accordo del posticipo. Non comporta nulla. C’è un altro anno per migliorare e ci penserò come ho sempre fatto, prima dello spostamento deciso. Faccio tutto per essere pronta all’evento olimpico del 2021”.

Qual è stata l’emozione più bella della tua carriera?

“Tantissime. La gara più bella per me è stata quella disputata in  Coppa del Mondo in Messico. Ho vinto la prima medaglia da piccolina, non credevo di potercela fare. Arrivare terza ai Mondiali di Londra nel 2017 è stata una emozione bellissima. Salire sul podio assoluto, ti gratifica. Hai capito che se lavori bene con il tuo tecnico, puoi raggiungere qualsiasi obiettivo. Ci sono delle certezze che senti tue. Il lavoro condiviso ti porta soddisfazioni”.

Pensi che lo sport possa aiutare il mondo a rinascere, dopo questa grave crisi sanitaria? Cosa ti senti di dire alle persone? Vuoi lanciare un appello?

“Sicuramente lo sport insegna a  non arrendersi. La luce esiste, dobbiamo rincorrerla. Dobbiamo crederci tutti. Uscirne tutti insieme. Non basta crederci, ma fare. Senza abbattersi. Tramite la solidarietà e un gesto per il prossimo. Si fa la differenza. Mi sento di dirlo, ci credo fermamente. Ci sono periodi bui nella vita, ma la vita è anche questo. Fatta di alti e bassi. Sembra facile parlare. Le aziende sono in crisi e le persone non hanno lavoro. Ecco perché allora è fondamentale la solidarietà. E’ importante farla. Tutti insieme ne usciremo”.

(Il Faro on line)(fotocopertina@Colombo/Fidal)