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Le Rubriche di Il Faro Online - Musica

Serenata per l’Italia, da Piazza Navona. Jacopo Mastrangelo: “La mia musica per la speranza”

Si racconta il giovane chitarrista romano. Nel lockdown la sua musica ha riempito il cielo di Roma. Diplomato quest’anno e amante dell’arte. Presto una esibizione a Torino

Roma – “Da oggi ci sarà l’Italia zona protetta, le misure già previste dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dello scorso 8 marzo saranno valide sull’intero territorio nazionale. Siamo consapevoli di quanto sia difficile modificare le nostre abitudini. Ma purtroppo non c’è tempo. I numeri ci dicono di una crescita importante dei contagi, dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi. Ai loro cari va la vicinanza di tutti gli italiani. Le nostre abitudini vanno cambiate ora. Dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa per il bene dell’Italia, e lo dobbiamo fare subito. Adotteremo misure più forti per contenere il più possibile l’avanzata del coronavirus e per tutelare la salute di tutti i cittadini“.

Davanti alla tv gli italiani. In apprensione. Il primo ministro Giuseppe Conte annunciava la quarantena in diretta. Il momento più complicato per l’intera Nazione, dal dopoguerra. Crescevano i contagi. Il coronavirus si espandeva senza pietà nelle città italiane. Dalla Lombardia, si è diffuso in tutta Italia e poi in Europa. Si sentiva nell’aria la paura della malattia. Il timore del buio e il futuro all’improvviso è come sfumato dall’orizzonte delle vite di tutti. Tutti chiusi in casa. Strade deserte e negozi chiusi. Una scena nazionale mai vista prima. Surreale, inaspettata. Spaventosa per certi versi. Dal 9 marzo, l’Italia cominciava un cammino durissimo. E gli italiani imparavano a vivere 24 ore su 24 tra le mura domestiche, riscoprendo abitudini e facendo i conti con le proprie paure. Poi è accaduto qualcosa.

Il 14 marzo l’Inno di Mameli su Piazza Navona, con il Tricolore nel vento

Un suono di speranza è arrivato da Roma. Da un ragazzo di 19 anni che ha confortato il dolore e fatto una grande compagnia alle famiglie italiane. Umile, intelligente Jacopo. Semplice, come una piuma bianca. Delicato come Forrest Gump. Puro, dal cuore innamorato della musica. Un giovane musicista, combattuto da cosa fare da grande, se il chitarrista o no. La sua famiglia vive nell’arte. Musica e cinema. Il nonno di Mastrangelo, Luciano Martino, è stato un grande regista. Lo racconta lui direttamente a Il Faro on line. Dopo essersi diplomato al Liceo Classico, Jacopo adesso ha di fronte a sé una nuova avventura di vita. E in quei giorni di lockdown italiano la sua musica è rimbombata per le vie deserte di Roma, dagli amplificatori accesi.

E’ uscito una sera dal suo terrazzo di casa Jacopo Mastrangelo, osservando la splendida Piazza Navona dall’alto, vuota, impaurita. Come lui. Mai si era trovato di fronte ad uno scenario simile. Mai si era trovato a vivere in un’epoca di così grande timore per un coronavirus presente. La musica lo ha aiutato, ha dato la forza a lui e a chi lo ha ascoltato, chiuso dentro casa. Era il 14 marzo di quest’anno. Erano i primi giorni di quarantena. E’ stato l’Inno di Mameli a diffondersi. Un omaggio ad una Nazione in pena. Alla forza di un Paese che si doveva rialzare dal dolore. Per l’Italia che doveva affrontare il mostro della malattia. Tutti con i medici italiani : “Noi restiamo in corsia, voi restate a casa”. Un messaggio dagli operatori sanitari agli italiani. Ambulanze, terapie intensive piene di malati. Pianti di famigliari e paura del contagio. File fuori dai supermercati e quelle immagini di persone con la mascherina sul viso, che dalla Cina in modo incredibile erano arrivate in Europa. “Distanti ma Uniti”. Tanti gli slogan in quei giorni diffusi e promozionati, per dare forza, coraggio. Per dire a tutti di non mollare:Non c’era nessuno in quel momento. Non pensavo che poi mi avrebbe ascoltato così tanta gente. Ero anche felice. Ho fatto una buona azione. Volevo trasmettere speranza”. Lo dice il neodiplomato classico a Il Faro on line. E la chitarra elettrica di Jacopo ha donato certamente speranza, come lui stesso voleva. Di fronte a Piazza Navona l’Inno di Mameli ha suonato per far rialzare l’Italia. E poi ecco gli altri brani. Una compagnia per tutti. Un appuntamento giornaliero alle 18 di sera, che ha acceso giornate lunghe e disperate. Con la bandiera italiana fissa sul terrazzo e con i video postati sui social, un semplice ragazzo di 18 anni, che costretto dal lockdown, aveva rinunciato agli amici e alla frequentazione di un ultimo anno scolastico normale, ha solo seguito la sua passione, per far riaccendere la passione della vita, in tutti i cuori italiani.

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Da Mission a Nessun Dorma. I brani suonati. I complimenti di Vasco Rossi e l’emozione in Campidoglio

Tutti i giorni un brano diverso. E quella volta in cui Mastrangelo ha suonato La Canzone di Deborah, dal film C’era una volta in America, quegli applausi scroscianti sono arrivati dalle case chiuse di una piazza e da una Roma deserta e murata viva. Le ha sentite Jacopo quelle mani che si univano in modo virtuale, per ringraziarlo della musica, della compagnia, del conforto e della magia creata, contro il male assoluto del covid-19. Dopo il rintocco delle campane e dentro ad un romantico e malinconico tramonto romano, il chitarrista romano ha rinnovato la sua esibizione giornalmente, unendo tutti con la musica. Impaurito anche lui. Un impatto mai sentito dentro di sé, prima di quei momenti unici che resteranno per sempre nella sua memoria. Nessun Dorma, Caruso, Se Telefonando, Eppure Sentire, Sally, Estate. I migliori anni della nostra vita. Tanti i brani suonati e con un preciso criterio : “I brani devono essere orchestrali e italiani. Che si possano accostare al suono della chitarra”. Lo spiega Jacopo e con altrettanto entusiasmo racconta che in modo assolutamente inaspettato, sono arrivati i complimenti dei grandi. Vasco Rossi, Laura Pausini e Giuliano Sangiorgi, tra di essi. “Mi aspettavo di restare nel mio quartiere con la mia musica – dice ridendo – invece sono andato oltre”. E fino alla terrazza del Campidoglio. Anche sino a lì. Nel giorno di una Pasqua mai vissuta prima dagli italiani, senza messa a cui andare e senza pranzo con amici e parenti, Jacopo ha fatto compagnia a tutti, ancora una volta. Invitato dalla sindaca Raggi il ragazzo romano da solo e di fronte ad una Roma eccezionalmente deserta, ha suonato ancora. La Canzone di Deborah. Si sentiva particolarmente emozionato, ma la Raggi lo ha aiutato ad esibirsi. Lo racconta Mastrangelo. Nel 50esimo giorno di concerto solitario su Roma, Jacopo ha suonato la melodia che maggiormente lo ha emozionato. La colonna sonora del film Mission. Di Ennio Morricone, ripresa dalla  sua chitarra presa in braccio e appoggiata alla maglia ufficiale della Nazionale Italiana di rugby. La divisa di Jacopo, durante i suoi concerti per Roma.

Serenata per l’Italia”. In questo modo i media hanno chiamato le sue esibizioni. Particolarmente emozionato allora quel 3 maggio. Una melodia che lo tocca il cuore in modo speciale. Lo dice a Il Faro on line con la semplicità di un giovane che si affaccia alla vita, speranzoso di viverla: “Avevo paura di sbagliare, ero troppo emozionato, la sentivo tanto”. E ha trasmesso vita. Tra i raggi di un sole morente, al di là dell’orizzonte e immerso nello skyline artistico e storico di Roma, Mastrangelo ha donato il suo cuore a tutti. Semplicemente, per condividere un momento difficile. Per esorcizzare la paura e trovare la speranza contro il covid-19.

Notte prima degli esami per tutti maturandi d’Italia e presto un concerto solitario sulla Mole Antonelliana di Torino

Non si è fermato lì però. Ha proseguito a suonare il ragazzo di Roma. Lo ha fatto sino a giorni di questo quasi caldo giugno. Si è tornata a riempire di persone Piazza Navona, sotto al suo sguardo e sotto al suo terrazzo riportante il Tricolore, come fosse un galeone in mezzo alla tempesta. Nella Fase 2 e nella Fase 3. Un saluto per tutti da lassù e quegli applausi della gente, sin lì arrivati. Con accanto un orgoglioso papà Fabio, ex musicista, da cui Jacopo ha preso l’amore per la musica. Ha suonato anche allo Stadio Olimpico Jacopo e in quell’impianto deserto ha risentito quelle stesse sensazioni di solitudine, provate il 14 marzo. E’ passato il lockdown italiano e la musica di Jacopo ne è diventata la colonna sonora. Video sul web, articoli di giornali e trasmissioni televisive. Senza saperlo Jacopo è entrato nella storia di un Paese in lotta, ancora oggi, con il coronavirus e lui continua a suonare. Lo ha fatto anche per tutti i maturandi d’Italia, essendo lui stesso uno di loro. “Notte prima degli esami”. Consueta canzone di Antonello Venditti, che ogni anno diventa il tormentone della maturità. Come non poteva suonarla anche Jacopo? E allora lo ha fatto il giorno prima di quegli esami atipici. Per i suoi amici anche, che non lo hanno mai lasciato solo durante la quarantena : “Li ho sentiti e adesso finalmente ci possiamo vedere”. A breve Jacopo suonerà nel nord Italia colpito dal covid-19. Nella prima Capitale italiana della storia. Sulla Mole Antonelliana, il giovane chitarrista romano donerà ancora speranza, seguendo sogni e vita. Vita vera. Lui lo farà per sé e per tutti quegli italiani che aspettano di ritrovare la normalità. La musica aiuta a farlo. Jacopo lo ha fatto sin dal primo giorno.

Una musica per l’Italia. Da un ragazzo romano come tanti, dal suo terrazzo di casa

..Uscendo semplicemente dal suo terrazzo di Piazza Navona e suonando le note di una chitarra, come fosse stata una voce collettiva di rinascita, di dolore, di rivincita. Contro il buio, per la vita: “Non molliamo, vinceremo noi”.

Caro Jacopo, hai appena affrontato gli esami di maturità. In cosa ti sei diplomato? Come hai affrontato la scuola in questo periodo?

“Mi sono diplomato lo scorso 18 giugno in Liceo Classico. Ho affrontato il periodo prima degli esami un po’ in ansia. Proprio perché c’era questo appuntamento importante per me. E’ particolare. Bisogna sempre studiare, per questo esame di stato. Avevo tanti amici con me, però. Con cui adesso si può uscire. Nel lockdown siamo rimasti in contatto grazie ai social e ai network. Dunque, la cosa più importante è avere un buon rapporto con la classe. Ci si aiuta a vicenda”.

La tua passione per la musica ha caratterizzato il lockdown italiano. Ad un certo punto sei uscito sul tuo terrazzo di Piazza Navona e hai cominciato a suonare. L’Inno di Mameli. Con la tua chitarra. Puoi raccontare quel momento specifico? Come ti sei sentito?

“Ho visto una piazza vuota ed è una immagine che fa paura. Mi sono sentito molto solo. Agitato. Era la prima volta che suonavo in uno spazio così aperto. Non c’era nessuno in quel momento. Non pensavo che poi mi avrebbe ascoltato così tanta gente. Ero anche felice. Ho fatto una buona azione. Volevo trasmettere speranza”.

Sei diventato poi il simbolo della quarantena. Alle 18 c’eri tu che suonavi per Roma e per l’Italia, dopo il rintocco delle campane. Le persone probabilmente si sono sentite confortate dalle tue esibizioni. Come hai vissuto la tua Serenata per l’Italia? Qual è stato il momento più emozionante o quello in cui hai sentito maggiore timore?

“C’è stato un momento in cui mi sono sentito particolarmente emozionato e timoroso. L’ultima esibizione giornaliera che ho fatto. C’erano tante persone ad ascoltare. Suonavo un bellissimo brano di Morricone “Mission” che secondo me commuove tantissimo. Io stesso mi stavo commuovendo e avevo paura di sbagliare, soprattutto di fronte ad un pubblico così numeroso mai visto in piazza. Mi sono emozionato”.

Da dove arriva questo amore per la musica? Cosa vuoi fare da grande?

“Arriva da mio padre. Adesso lui fa un altro lavoro. Dottore commercialista. Da giovane però ha fatto il musicista come mestiere. Questa passione per la musica arriva comunque dalla mia famiglia. Questo approccio all’arte. Mia madre è una produttrice di film. Come fu mio nonno. E’ stato un regista e produttore importante, Luciano Martino. Sono combattuto da cosa fare da grande. Volevo seguire mio padre, dopo questo “successo inaspettato”. Vediamo cosa succede”.

Nel giorno di Pasqua la sindaca Raggi ti ha invitato a suonare sulla terrazza del Campidoglio per Roma. Deserta, silenziosa. Rintanata in casa. Come ti sei sentito?

“Ero molto emozionato. Suonavo di fronte alla sindaca Raggi. Ero abituato a farlo davanti ad una piazza vuota, sul mio terrazzo c’eravamo solo io e mio padre. Con la Sindaca ero timoroso (sorride). Non mi ero mai trovato di fronte ad un personaggio pubblico così importante. Lei è molto simpatica e mi ha aiutato a fare una cosa bella”.

..poi sei stato anche allo Stadio Olimpico. Sei un appassionato di sport? Come hai vissuto quel momento?

“Non sono un grande appassionato di sport. La mia famiglia è di  fede laziale. Però non ho mai tifato più di tanto. Mentre ogni giorno Piazza Navona si riempiva sempre più di persone, è stato come tornare indietro nel tempo, suonare in un Olimpico così vasto..ma anche vuoto. Le emozioni si sono azzerate. Ho risentito quella sensazione di solitudine, che non provavo da tanto. Ho suonato lì per donare la mia musica anche al mondo dello sport”.

Come scegli le tue canzoni?

“Devono avere dei criteri specifici. I brani devono essere orchestrali e italiani. Che si possano accostare al suono della chitarra. Siccome suono la chitarra con l’orchestra, questa deve essere suonata come fosse il suono di un violino”.

Hai ricevuto messaggi importanti? Da sanitari italiani o personaggi della musica? Cosa ti hanno detto?

“Tanti. Da Vasco Rossi, che mi ha ripostato e si è complimentato con me, a Laura Pausini e Giuliano Sangiorgi. Anche loro mi hanno fatto i complimenti. Sono veramente molto felice di questo. Pensavo di restare famoso solo nel quartiere (ride), invece sono andato oltre”.

Continuerai a suonare ancora per l’Italia?

“A breve andrò a Torino a suonare sulla Mole Antonelliana”.

 

(Il Faro online)