Seguici su

Cerca nel sito

“Siamo tutti sulla stessa barca”, a Pomezia un flash mob per la giornata mondiale del rifugiato foto

Sui gradini del Comune di Pomezia sono state appoggiate delle barchine colorate e i giovani studenti della città hanno letto dei testi contro il razzismo

Pomezia – “Siamo tutti sulla stessa barca” questo il flash mob organizzato a Pomezia lo scorso sabato 20 giugno, in occasione della giornata mondiale del rifugiato. La manifestazione, con lo scopo di sensibilizzare sull’uguaglianza del rispetto del prossimo e sul rispetto del diritto umano, è stata organizzata dall’Associazione “Spirit Romanesc Onlus”, lo sportello immigrazione, lo sportello Donna, l’associazione “La casa dell’Albero ” e l’associazione” Ucraina Creativa”.

Sui gradini del Comune di Pomezia sono state appoggiate delle barchine colorate e i giovani studenti della città hanno letto dei testi contro il razzismo, e sullo sfondo della canzone “Non mi avete fatto niente” di Fabrizio Moro si è costruita una barca di persone che indossavano dalle copertine termiche, un gesto che ha riempito la piazza per dire che tutte le vite contano e che i morti in mare non sono dei numeri, ma delle persone che hanno diritto di vivere.

L’iniziativa si è conclusa con un invito a riflettere sulle manifestazioni che si sono scaturite in America e la nascita del movimento “Black Lives Matter”. Naomi Evelyn Hondrea, studentessa universitaria e operatrice dello sportello immigrazione, nel suo intervento dice: “Non ci stupisce il fatto che l’uomo protesti, d’altronde lo ha sempre fatto, fin da quando l’uomo ha iniziato a desiderare una vita migliore e a difendere i propri diritti”.

“Abbiamo protestato contro i privilegi dei nobili – continua Hondrea -, contro la differenza di genere, per il diritto al voto delle donne, contro la repressione della libertà. Ciò che mi stupisce però è il motivo della manifestazione, poiché è inconcepibile che a distanza di anni su questo argomento ci sia ancora molto da fare. A questo punto voglio farvi sentire una canzone di Bob Marley pubblicata 50 anni fa nel quale testo, Marley, richiama l’uguaglianza tra gli uomini affinché non ci siano differenze di razza, classe o nazionalità”.

“In questa canzone lui afferma che ci sarà guerra fino a che non si arriverà ad una società egualitaria – prosegue l’operatrice -. Chi vuole, può seguirmi ed inginocchiarsi insieme a me, svolgendo questo gesto come fece Martin Luther King 55 anni fa, come forma di protesta, per dire che le vite dei neri contano, che le vite dei migranti contano, che le vite di tutti e tutte contano. Con questo gesto vogliamo affermare che i neri, gli immigrati, ogni essere umano è una persona che deve essere protetta, tanto più quando è perseguitata, discriminata e giudicata”.
Il Faro online – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Pomezia