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Tartaruga caretta caretta nidifica sul litorale di Fondi, uova messe in salvo da Tartalazio

Il nido è stato coperto, l'area recintata. La schiusa delle uova avverrà, salvo imprevisti, entro 60 giorni

Fondi – Il coronavirus ha avuto il potere di rimetterci davanti alla magia della natura, che libera dall’inquinamento dell’uomo per qualche mese, è tornata a farsi sentire con forza sul litorale pontino. In particolare, ieri, a Fondi, sono state trovate uova di tartaruga caretta caretta. Una cosa che, secondo i fondani, non erano mai accaduta prima.

Ma come è avvenuto il ritrovamento? A spiegarlo, nei particolari, è stata la biologa Federica Nori Persichetti, che sulla pagina di Fare verde Fondi ha raccontato come il ritrovamento sia qualcosa di eccezionale, anche per il solo fatto che, se nessuno se ne fosse accorto, le uova potevano andare distrutte in qualsiasi modo, dalla ressa domenicale che affolla il litorale, alla normale routine che vede i lidi attivarsi per la manutenzione della spiaggia.

Alle prime luci del mattino – ha spiegato la biologa-, la proprietaria di un lido della costa fondana, mentre svolgeva le consuete attività di allestimento della spiaggia, ha notato delle strane orme sulla sabbia e uno smottamento del terreno“.

Il fratello della proprietaria, amante della natura e degli animali, ha compreso subito che si trattasse non solo di un nido, ma di uova di tartaruga caretta caretta, specie in via di estinzione, e, insieme alla sorella, ha provveduto ad allertare le guardie forestali, che si sono messe in contatto con Nicola Marrone, uno dei responsabili di Tartalazio e dirigente del Parco Riviera di Ulisse. Insieme a Nicola Marrone, sul posto, sono arrivati anche Federica Nori Persichetti e Fabio Giannetti, inanellatore e operatore anche lui di Tartalazio.

“Verso le 10.30 circa, sono iniziate le ricerche del nido, che non era immediatamente visibile, in quanto, per deporre – spiega la Nori Persichetti – le tartarughe creano camere di incubazione che vanno dai 30 ai 50 centimetri di profondità”.

Anche la scelta del luogo in cui nidificare non è affatto casuale.  “La scelta – spiega la biologa – viene fatta in base alla granulometria della sabbia, che deve essere tra il medio e il molto sottile e non deve essere mista all’argilla, che la renderebbe troppo compatta“.

Il primo uovo è stato trovato a 37 centimetri di profondità. Da lì, ci è voluto poco per scoprire le restanti uova. Poi si è coperto il nido e recintata l’area. “La recinzione – spiega la Nori Persichetti – servirà a tenere lontano predatori naturali, quali gabbiani, volpi o cani, ma anche umani curiosi.

All’interno del nido sono stati posti dei datalogger per il rilievo costante di temperatura e umidità e ogni giorno, mattina e sera, uno degli operatori andrà sul posto per rilevare manualmente la temperatura e verificare che tutto scorra per il verso giusto. I dati di temperatura e umidità, debitamente analizzati, invece, forniranno informazioni sulla data di schiusa delle uova“.

La recinzione, però, potrebbe non bastare. “Perché la schiusa avvenga – ha proseguito la biologa-, inoltre, le piogge e le mareggiate non devono intaccare il nido perché favorirebbero la proliferazione di batteri e virus”. In ogni caso, per aspettare e vedere le piccole tartarughine bisognerà attendere: mediamente, il tempo di di schiusa è tra i 40 e i 60 giorni dalla deposizione delle uova. Ma può ridursi in caso di temperatura alta (26-30°C) o allungarsi se la temperatura è bassa (20-23°C).

Non solo. Le piccoline nasceranno da sole. “La mamma tartaruga – ha sottolineato infatti la Nori Persichetti – non tornerà più al nido perché questa specie non prevede cure parentali, quindi i piccoli nasceranno e saranno già del tutto autonomi.

A 2 giorni dalla data ipotizzata della nascita, però, gli operatori monitoreranno il nido h24 e, subito dopo la schiusa delle uova, gli operatori peseranno e misureranno circa 1/3 dei piccoli nati per fornire i dati alla catalogazione fatta dalla stazione zoologica dell’università di Napoli. Per circa 1 anno e mezzo/2 – ha spiegato la biologa – le piccole tartarughe nuoteranno a pelo d’acqua per nutrirsi di placton e in tutto questo tempo potranno essere preda di altri animali”.

Insomma, un vero e proprio miracolo della natura è approdato a Fondi, forse per dare un po’ di speranza a questa città duramente colpita dal virus. Una speranza che potrebbe anche perdurare nel tempo. “Le piccole tartarughine – ha concluso la Nori Persichetti – uscendo dal loro nido memorizzeranno il percorso sulla sabbia e grazie all’imprinting lo ricorderanno fino al momento in cui saranno pronte per deporre le loro uova…” Insomma,  tra 25 – 30 anni Fondi potrebbe tornare a vivere un’emozione simile, diventando una vera e propria meta per le caretta caretta.

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