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8 Luglio 2020: Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo

“Un mare di pace”, lo slogan per una giornata dedicata a tutti i caduti del Mediterraneo con un attento sguardo alle sue condizioni geo-politiche

Cosidetto “Mare Nostrum”, così gli antichi romani chiamavano il Mediterraneo, fonte per tanti paesi di ricchezza e storia, considerato da molti la via della libertà, oggi viene celebrato con un doppio obiettivo.

L’8 luglio si festeggia una nuova edizione de La Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo: da una parte il ricordo di tutti i suoi caduti, dai migranti ai pescatori, ai marinai, alle persone che nel mare avevano trovato il lavoro o inseguivano una speranza; dall’altra tenere alta l’attenzione internazionale sui problemi geo-politici dell’area.

Il Mediterraneo, da culla della civiltà, oggi da molti definito il cimitero più grande d’Europa. Frontiera antica di scambi, culture ed idee, oggi considerato barriera che separa i popoli o destinazione per quanti cercano condizioni di vita più dignitose lontano dalla loro terra in guerra.

La Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo prevede una serie di iniziative lungo le coste italiane in ricordo dei tanti caduti in mare, ma per i prossimi anni c’è l’intenzione di far crescere la manifestazione attraverso iniziative di solidarietà per i migranti, ma anche occasioni sportive e culturali. In questo modo l’iniziativa diventerà davvero internazionale sensibilizzando quanti più paesi possibile.

Alcune delle problematiche da affrontare per valutare lo stato di salute del Mediterraneo sono senza dubbio il grado di inquinamento, lo sfruttamento ittico e i cambiamento climatici legati all’innalzamento delle temperature.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente la maggior parte dei rifiuti marini (circa il 95%) è composto da plastica. Secondo il WWF, nel Mediterraneo finiscono ogni minuto più di 33mila bottigliette di plastica, per un totale annuo di 570mila tonnellate. Una cifra enorme che, entro il 2050 è destinata a quadruplicarsi, se non verranno adottati i provvedimenti necessari. Dalle recenti statistiche il paese più inquinante è l’Egitto, ma purtroppo l’Italia si piazza tristemente al quarto posto.

A forte rischio è anche la biodiversità del Mediterraneo a causa dello sfruttamento ittico. Secondo la Fao infatti il costante aumento della domanda ha portato questo mare ad essere tra i più sfruttati del mondo, con il 62% degli stock ittici ormai al collasso e con con tonnellate di prodotto scartato, per non parlare delle specie a rischio di estinzione erroneamente catturate.

Ultimo, ma non per importanza, il riscaldamento globale che porterebbe in primis all’innalzamento delle temperature che causerebbe nel tempo l’inevitabile estinzione di numerose specie ittiche nel mediterraneo e poi l’aumento del livello del nostro mare, che comporrebbe la scomparsa di migliaia di chilometri di coste. Si pensa che entro la fine del secolo l’innalzamento delle acque lungo le coste italiane potrebbe aggirarsi tra i 0,94 e 1,035 metri. Secondo l’Enea, se non verranno effettuati interventi di miglioramento e adattamento, entro il 2100 in Italia più di 5.600 chilometri quadrati di territorio costiero, di cui oltre 385 chilometri di spiagge, rischiano di essere sommersi.

Parola d’ordine dunque la salvaguardia del nostro mare; oltre alle autorità governative dei paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, che già nel 1976 firmarono la Convenzione di Barcellona, sono numerosi i progetti e le associazioni che oggi si occupano di vigilare, monitorare e gestire l’impatto dei rifiuti plastici sulla biodiversità. Ma molto altro va fatto e la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo ha proprio questo obiettivo, di incrementare la salute e la vivibilità di tale preziosa risorsa.
Fonti: www.ideegreen.it
(Il Faro online)