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Emergenza Covid, Morabito: “Ecco perchè le banche hanno ritardato i finanziamenti”

"Deresponsabilizzati" gli istituti di credito, poi le procedure di fido hanno preso velocità

Nel corso dell’emergenza Covid, alla paura dei contagi si sono aggiunte la paura economica e il timore di un nuovo lockdown. Sono soprattutto le imprese, che per non rischiare la chiusura definitiva, si sono rivolte alle banche per chiedere dei finanziamenti. Purtroppo, non è stato semplice per le attività ottenere i prestiti, a causa di rallentamenti e della lunghezza dei tempi di erogazione. La colpa di questi ritardi, la collera e la frustrazione dei commercianti, sono ricadute sulle banche, considerate le principali responsabili di questa mancata possibilità di accesso al credito.

Ma, in realtà le cose non stanno proprio così. “C’è una ragione specifica per cui le banche hanno rallentato le erogazioni dei finanziamenti”. Ad affermarlo è l’avvocato Giuseppe Morabito, nel corso della puntata Edizione Speciale trasmessa da ilfaroonline.it. (guarda l’intera trasmissione) Una puntata incentrata sui cambiamenti che, con l’emergenza sanitaria, hanno colpito le attività commerciali.

“Prima dell’attuazione del Decreto Liquidità, – spiega l’Avvocato – le banche potevano essere ritenute responsabili in caso di successivo fallimento dell’impresa a cui avevano concesso il prestito. Esse potevano trovarsi coinvolte in reati molto gravi come la bancarotta semplice o preferenziale (in caso l’imprenditore preferisca soddisfare alcuni creditori piuttosto che altri).

Giuseppe Morabito

Per evitare il coinvolgimento, le banche dovevano necessariamente svolgere delle indagini istruttorie più lunghe, per accertarsi che l’azienda richiedente l’accesso al credito non fosse in stato di decozione, ovvero constatare che l’imprenditore non fosse incapace di assolvere regolarmente le proprie obbligazioni”.

“Queste eccessive procedure – prosegue Morabito –  da un lato, servivano a tutelare le banche, ma dall’altro, hanno inevitabilmente portato molte aziende ad ‘alzare bandiera bianca’, costringendole ad una chiusura dell’attività, non potendo sostenere i costi complessivi (tasse, bollette, canoni ecc…)”.

Con il Decreto Liquidità, entrato in vigore il 5 giugno 2020, queste lunghe tempistiche sono state eliminate: “Il Decreto ha concesso alle banche un po’ di sollievo – sottolinea l’Avvocato -. Con la sottoscrizione di un’autocertificazione, il proprietario dell’impresa può sostenere di non essere a rischio fallimento e, così facendo, la banca è stata esonerata da qualsiasi eventuale responsabilità. Si sono accorciati i tempi di erogazione e sono aumentate le possibilità di accesso al credito”.

Marco Belli

Sul tale argomento, durante la puntata è intervenuto anche il commercialista Marco Belli: “Il Decreto Liquidità, così come gli altri decreti, sta facendo qualcosa di utile. Ciò rappresenta una buona opportunità che si sta dimostrando in grado di aiutare gli imprenditori a far fronte alle difficoltà portate dal critico periodo che tutti noi stiamo attraversando. Purtroppo, le complicazioni e le preoccupazioni sono ancora tante, ma questo rappresenta un buon punto di partenza”.

“E’ pur vero che il Governo, – continua il Commercialista – avrebbe dovuto attuare manovre un po’ differenti, per risolvere concretamente i problemi degli imprenditori e tutelare i loro interessi. Ma le risorse sono state erogate e molto è stato fatto”.

 I risvolti sugli affitti degli immobili commerciali

Nel corso della trasmissione, un tema importante è stato anche quello degli affitti commerciali che, hanno subito delle modifiche, in seguito ai numerosi decreti emanati nel corso dell’emergenza Covid. I conduttori di un’attività, hanno dovuto fare i conti con il pagamento del canone relativo all’affitto delle mura dell’esercizio, nonostante esso fosse chiuso e non c’erano possibilità di guadagno. “Con il lockdown – spiega il commercialista Belli – è stato possibile sospendere il pagamento degli affitti ed il conduttore non veniva considerato in mora.

Il problema è che, alla ripresa dell’attività, il conduttore è stato obbligato a saldare anche l’affitto non pagato in precedenza. Fondamentale è giungere ad un accordo tra proprietario delle mura e conduttore”.

“In particolare – sottolinea l’avvocato Morabito – dal punto di vista legale, si è visto che al conduttore è stato dato come unico beneficio ed agevolazione, quello di ottenere un credito di imposta pari al 60% (30% in caso di affitti di azienda) sui canoni effettivamente corrisposti nei mesi di marzo, aprile e maggio. Inoltre, è stata introdotta la facoltà di cessione successiva a favore del proprietario delle mura o di banche ed istituti finanziari autorizzati.

Importante per la sopravvivenza dei commercianti, è stata la disponibilità dei proprietari degli immobili a ridurre per un periodo di tempo, l’importo del canone o, in altri casi, ad annullare alcune mensilità, arrivando anche ad un rinvio del pagamento dell’affitto con una spalmatura sui canoni successivi”.

Ciò nonostante, il coltello dalla parte del manico, resta comunque nelle mani del proprietario delle mura: “Vedendo l’affittuario che non paga il canone – sostiene Belli – al proprietario resta ad ogni modo, la facoltà di decidere come comportarsi, anche se la pandemia costituisca un fatto grave, improvviso ed estraneo alla volontà del conduttore ed imprevedibile al momento della sottoscrizione del contratto”.

Sul fronte giudiziario, invece, sono state affrontate diverse ipotesi di tutela del conduttore nei confronti del proprietario che non acconsentisse ad alcuna agevolazione: “Queste ipotesi – conclude Morabito – tuttavia, non consentono veloci soluzioni, e risultano comunque dispendiose sia in termini economici che di tempi lunghi dei processi e con risultati incerti.

In particolare, si è visto che l’unica ipotesi percorribile potrebbe essere quella di richiedere al Giudice di ridurre d’ufficio l’importo del canone adducendo le motivazioni dell’avvenuta pandemia. Certamente, nel frattempo non è possibile sospendere il pagamento dei canoni se non per il periodo di chiusura forzata con obbligo successivo di saldarli alla ripresa delle attività”.

Per chi volesse approfondire:

Commercialista Marco Belli, mar.belli.mb@gmail.com

Avvocato Giuseppe Morabito, giuseppe@morabito.pro