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Omicidio Vannini, inizia il processo d’Appello Bis

Federico Ciontoli: "Sono qui non per paura di essere condannato, ma perché la verità è quello che ho sempre raccontato"

Ha preso il via questa mattina il processo d’Appello Bis per l’omicidio di Marco Vannini dopo la sentenza dei giudici della prima sezione penale della Corte di Cassazione del 7 febbraio scorso.

I giudici della Suprema Corte avevano accolto, infatti, la richiesta delle parti civili e del sostituto procuratore generale che al termine della requisitoria aveva chiesto di annullare con rinvio la sentenza d’appello per la famiglia Ciontoli e disporre un nuovo processo per il riconoscimento dell’omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di Marco, ucciso da un colpo di pistola nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli.

Per l’omicidio del ragazzo, il 29 gennaio dello scorso anno i giudici della corte d’Assise d’Appello di Roma avevano condannato il padre della fidanzata, Antonio Ciontoli, per omicidio colposo a 5 anni di reclusione, contro i 14 che gli erano stati inflitti in primo grado per omicidio volontario.

La difesa dei Ciontoli ha chiesto di ammettere la testimonianza di Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli, l’unica presente quella sera nella casa di Ladispoli ad essere stata sempre assolta. L’udienza dove Giorgini sarà chiamata a testimoniare si terrà il prossimo 9 settembre. 

Federico Ciontoli: “Non volevo nascondere nulla”

“È stato fino ad oggi ripetutamente detto, solo sulla base di supposizioni, e questo è presente addirittura in alcuni atti processuali e non solo detto nei luoghi di spettacolo, che anche a costo di far morire Marco, io avrei nascosto quello che era successo. La verità è che io ho chiamato i soccorsi pensando che si trattasse di uno spavento, figuriamoci se non l’avrei fatto sapendo che era partito un proiettile”. Così in una dichiarazione spontanea Federico, figlio di Antonio Ciontoli, nel corso del processo d’Appello Bis di questa mattina.

“Se avessi voluto nascondere qualcosa, perché avrei chiamato subito l’ambulanza di mia spontanea volontà dicendo che Marco non respirava e perché avrei detto a mia madre che non mi credevano e di fare venire i soccorsi immediatamente? Vi prego: non cadete in simili suggestioni che sono totalmente contraddette dalla realtà”, ha proseguito.

“La prima cosa che mi è interessata quella sera è che qualcuno che sapesse cosa fare potesse intervenire visto che, anche se mio padre diceva di poterci pensare lui, a me dopo un po’ non sembrò così. Mio padre diceva che Marco si era spaventato per uno scherzo, e io gli credetti perché non c’era nessuna ragione per non farlo”, ha detto ancora Federico Ciontoli.

“Non c’era niente che mi spinse a non credere in quello che mio padre chiamò ‘colpo d’aria’, del cui significato non mi interessai più di tanto, essendo stato solo uno scherzo. In più, gli credetti perché mio padre si comportava proprio come se stesse gestendo uno spavento, ossia alzando le gambe e rassicurando. Il tipo di scherzo che aveva causato lo spavento, in quel momento non era una preoccupazione per me”, ha aggiunto.

Sono qui non per paura di essere condannato – prosegue -, ma perché la verità è quello che ho sempre raccontato. Per anni sono sceso per strada con la certezza che qualche giornalista mi sbarrasse la strada, mi pedinasse o bloccasse la portiera dell’auto per non farmi partire e forzatamente cercasse di estorcere un’intervista, come ormai avveniva abitualmente”.

“Ma questo non era niente rispetto al fatto che per tre interminabili anni sono uscito ogni giorno da casa per andare a lavorare e ho camminato perseguitato dall’immagine di qualcuno che potesse venire e spararmi alla testa spinto da quello che si diceva su di me in televisione”.

“Non che questo non possa avvenire oggi, o che io non lo pensi più, ma oggi ho paura, perché ho raggiunto una certezza che rimarrebbe anche se io non esistessi più. Anche se quello che veniamo a sapere, che vediamo, che sentiamo, spesso non è la verità ma una costruzione, di fronte alla verità ogni costruzione crolla“, ha concluso.

La madre di Marco: “Dichiarazione vergognosa quella di Federico Ciontoli”

Quella di Federico Ciontoli in aula “è stata una dichiarazione vergognosa, nemmeno una parola per Marco”. Così Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, dopo la dichiarazione spontanea di Federico, figlio di Antonio Ciontoli.

“Ancora – ha sottolineato la donna – non riescono a capire che è morto un ragazzo di 20 anni. Continuano a girare il coltello nella ferita

Fonte: Adnkronos