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Dl Rilancio, Pascucci (Abipm): “Dal Governo zero risorse per i siti Unesco italiani”

"Io credo che sia inammissibile che la nazione che vanta più siti UNESCO al mondo non abbia previsto una dotazione adeguata per la gestione e la promozione dei siti del Patrimoni Mondiale"

Cerveteri – Nel Decreto Rilancio in discussione da ieri in Parlamento la dotazione annunciata dal Governo Conte di 55 miliardi prevede zero euro per il sostegno ai siti Unesco italiani. A denunciarlo è Alessio Pascucci, presidente dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale, nonché sindaco di Cerveteri.

“Io credo che sia inammissibile che la nazione che vanta più siti UNESCO al mondo non abbia previsto una dotazione adeguata per la gestione e la promozione dei siti del Patrimoni Mondiale. Una dotazione che dovrebbe essere di almeno 20 milioni di euro per garantire gli standard di preservazione e valorizzazione a livello sociale ed economico che richiede l’UNESCO e che non esiste, non è mai esistita”.

“Diverse settimane fa, l’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale aveva richiesto al Governo, con un documento condiviso da tutti i membri, di valutare il rafforzamento della dotazione finanziaria della Legge 77/2006, dedicata proprio ai siti UNESCO. Questa mette a bando ogni anno una dotazione complessiva che non arriva ai due milioni di euro per finanziare progetti presentati dai siti stessi, che ricordo, sono 55 ai quali si aggiungono i 12 Patrimoni Culturali Immateriali. E’ sempre stata una dotazione scarsa, insufficiente, lo è a maggior ragione adesso nel post-covid”, osserva Pascucci.

“In questa ottica, appare ancora più inaccettabile che non si siano prese in considerazione le criticità dei luoghi del Patrimonio Culturale e che si siano disposti fondi solo per i 12 Patrimoni Culturali Immateriali. Pongo un’amara considerazione anche per i due milioni stanziati per la Candidatura alla World Heritage List di Padova Urbs picta: c’è una sorta di ossimoro fra questo stanziamento e l’assenza di fondi per i siti “già iscritti”, che testimonia quanto, una volta ottenuto l’agognato riconoscimento UNESCO, gli enti gestori vengano abbandonati a se stessi”.