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Tempio della cremazione a Formia: arriva il “no” dei cittadini

I cittadini: "La Sindaca, e la sua amministrazione con lei, sta favorendo la nascita di un turismo funebre, che darebbe un colpo mortale al nostro turismo balneare"

Formia – La possibile nascita di un tempio della cremazione a Formia, nei pressi del cimitero di Castagneto, è stato uno degli argomenti “caldi” di questi ultimi giorni in città e, probabilmente, lo sarà per tutta l’estate. Dopo le critiche giunte dalla politica e dalle associazioni (leggi qui) a scendere in campo sono proprio i cittadini, che hanno deciso di far sentire la propria voce, inviando una lettera aperta alla città, tramite la stampa.

“Siamo molto preoccupati – raccontano nella lettera – nel sapere che è volontà del nostro Sindaco e di parte della sua maggioranza (non tutta per fortuna!) realizzare un forno crematorio nei pressi di Castagneto”. I residenti poi fanno un passo indietro e spiegano: loro rispettano chi opta per questo tipo di ultimo saluto per i propri cari, nulla da dire su questo punto, “ma pensare di far sorgere un impianto di questo tipo proprio a Formia è una scelta miope, scellerata e che da adito a sospetti“.

I motivi, secondo i cittadini, sono molteplici. “Esiste, innanzitutto – spiegano – una ragione di ordine sanitario: costruire un tale impianto in una zona altamente urbanizzata, popolata e trafficata viola il sacrosanto principio di precauzione, che dovrebbe ispirare ogni condotta politica e amministrativa”.

Non solo. Per i formiani c’è anche una ragione di ordine tecnico: “Formia è una città di 38mila abitanti, con circa 350 decessi l’anno (1%). Di questi, solo una quota esigua sceglie la cremazione, rivolgendosi a forni già esistenti nel Lazio (Viterbo, Roma e Civitavecchia) e a quelli presenti nelle regioni confinanti”.

I numeri, quindi, non darebbero man forte a questo progetto. Ma il punto, per i formiani non è neppure quello. “Ma, quand’anche tutti i nostri cari defunti fossero avviati alla cremazione, il numero sarebbe comunque largamente insufficiente a coprire di un impianto, che deve incenerire migliaia di salme all’anno per sostenersi. In pratica – sottolineano i cittadini – la Sindaca, e la sua amministrazione con lei, sta favorendo la nascita di un turismo funebre, che darebbe un colpo mortale al turismo balneare, già duramente colpito dall’attuale emergenza sanitaria”.

Ma perché questa scelta?

Una scelta, questa, apparentemente incomprensibile per i formiani, che si chiedono come mai, nella città più grande del Golfo di Gaeta, con tantissime altre potenzialità a livello turistico, dovrebbe nascere un tempio della cremazione. “Pur volendo comprendere – spiegano infatti nella lettera – le motivazioni del privato investitore, appaiono, invece, del tutto incomprensibili quelle dei nostri amministratori, che sembrano pronti a calpestare il buonsenso e il bene comune per inseguire un miraggio dei cui benefici non possiamo che dubitare.  Un impianto di questo genere, tra l’altro, è già stato preso in considerazione da comuni limitrofi, quali Gaeta e Fondi, che hanno avviato le procedure per valutarne l’effettiva realizzazione”.

Ma allora che fare? I formiani, da quella lettera provano a far emergere la propria voce, il proprio dissenso nei confronti di quest’opera, ma sanno che non è sufficiente a fermarne la nascita. Per questo, rivolgono un appello a chi, in maggioranza, ha mostrato un parere contrario, come anche alle associazioni e ai loro stessi concittadini, affinché ognuno faccia la sua parte in questa lotta, mentre loro si dicono già pronti alle barricate.

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